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A Carnevale Ogni Scherzo Vale

A Carnevale Ogni Scherzo Vale

La festa che noi oggi conosciamo, con le maschere e i momenti di divertimento e gaiezza, ha in realtà origini molto antiche. L’uso della maschera, per esempio, ha un’origine che si perde nella notte dei tempi e si mescola tra la leggenda e la storia. Del teatro, in particolare. Ebbene nella storia del mondo “occidentale” tale usanza appare già nell’antica Grecia, quando i drammi e le commedie si servivano di personaggi dotati di maschere per rappresentare le divinità elleniche prima e romane in seguito, come per esempio Zeus (e poi l’equivalente Giove per i romani) che assumeva sembianze di toro o aquila. Tespi, Eschilo, Sofocle, Euripide, Aristofane sono solo alcuni dei più noti autori greci per i quali il ruolo della maschera rappresentava un elemento di grande importanza soprattutto per la messa in scena stessa del dramma o della commedia. L’aumentare dei personaggi da portare in scena spesso non era possibile, con la conseguente disponibilità di avere altrettanti attori per ogni ruolo e quindi, con la maschera, un attore poteva interpretare più personaggi. Il travestimento era indispensabile per l’attore che riportava dialoghi spesso salaci, a volte blasfemi e spesso sovversivi. Egli aveva bisogno di rendersi irriconoscibile se oltrepassava la linea che lo portava ad essere considerato un agente provocatore.

Nel mondo orientale, invece, le celebrazioni che consentivano (od obbligavano) l’uso della maschera, erano sostanzialmente di natura religiosa, in cui la danza aveva un ruolo di alto significato etico e morale. L’origine pagana del Carnevale lo lega spesso al mistero, ai riti satanici e ad una serie di comportamenti che servivano per allontanare gli spiriti maligni, anche attraverso la demistificazione tramite la maschera. Il Carnevale, nell’Europa cristiana dell’anno Mille, assume  significati diversi. La centralità delle festività principali Pasqua, Natale, Epifania, Pentecoste e Ascensione), strettamente legate alle celebrazioni liturgiche, non permettevano altre possibilità di festa. Del resto ogni forma di divertimento laico spesso poteva essere interpretato come azione blasfema. Ma nell’Italia medievale, nelle città e nei borghi, soprattutto nei giorni del mercato, giungevano assieme ai mercanti anche mendicanti, straccioni, giocolieri edimbonitori che, truccati, si cimentavano in monologhi, danze o prestidigitazioni al fine di raggranellare qualche moneta dalla popolazione del luogo. Il Carnevale, così come lo conosciamo oggi, deriva anche dai tornei medievali e dalle battute di caccia che poi si concludevano con una festa in cui i bagordi, più o meno marcatamente, non mancavano mai. Da qui la nascita dei concetti astratti di virtù e peccati. Lo stereotipo del saggio, dell’ubriacone, dell’ingordo e del lussurioso, assumono proprio in questo contesto un ruolo che sarà poi elemento caratterizzante della Commedia dell’Arte, dalla quale nasceranno le maschere a noi più note come Arlecchino, Pantalone e Pulcinella tanto per citarne alcune. Ma le “mascherate” non erano soltanto quelle che interessavano il popolo. Nei palazzi di corte, nel cuore dell’aristocrazia e nel pieno del Rinascimento, la raffinatezza delle feste e il ruolo sempre più evidente che assumeva la danza, produceva una  serie di manifestazioni che oggi potremmo leggere il “carnevale dei nobili”.

La spontaneità e il desiderio di divertimento del Carnevale nascono anche da effetti politici e sociali che scaturiscono a partire dal XVI e XVII secolo, in cui la censura teatrale diventa sempre più restrittiva da parte dei governi e soprattutto dalla Chiesa, che esercita un forte controllo sulle compagnie, sugli autori e su chi finanzia spettacoli licenziosi o contrari alla morale. A questo fa da contraltare l’esplosione del carnevale come momento anticonvenzionale, in cui tutto è lecito. E allora l’uso del travestimento e della maschera, nella Venezia dal XVIII secolo in poi, diviene il momento in cui il nobile può mescolarsi al plebeo, scendere in strada (o meglio nella Calle o nelle piazze) e comportarsi come meglio gli aggrada (scellerato o moderato). Il popolo si diverte nella moltitudine di colori, musica e danze. Le donne possono uscire liberamente senza compromettersi, il carnevale diventa momento sociale in cui tutto è lecito. Gli amanti possono incontrarsi celando la propria identità, i ladri si mescolano nel marasma per compiere qualche malfatto, il malintenzionato può approfittare della bagarre per compiere il suo delitto ed eliminate indisturbato il suo acerrimo nemico (sempreché riesca a riconoscerlo). Sregolatezza, dissenno e orge. Queste erano alcune delle caratterizzazioni più vicine al Carnevale dei secoli passati, quasi il contraltare al rigore religioso imperante. Ma se la parola carnevale deriva dal latino “carnem levare” ovvero eliminare la carne, non dimentichiamo che indicava il banchetto che si teneva l’ultimo giorno di Carnevale (martedì grasso), subito prima del periodo di astinenza e digiuno della Quaresima. Una curiosità: il più antico documento riguardante l’utilizzo delle maschere a Venezia è datato 2 maggio 1268. In questo documento veniva proibito agli uomini in maschera di praticare il gioco delle “ova” e si cercava di porre un freno all’inarrestabile decadimento morale dei veneziani del tempo.

Marco di Lello