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“L’addomesticamento del Toporagno”

“The Taming of the Shrew” ovvero
l’addomesticamento del Toporagno

Il grande naturalista tedesco dell’ottocento, Alfred Edmund Brehm iniziava il capitolo dedicato ai toporagni della sua splendida opera “Nel Regno degli Animali” con queste frasi: “Si può ben dire che il Toporagno rappresenti, fra gli Insettivori, quello che le Martore sono fra i Carnivori; al pari di quelle è dotato di tutte le facoltà per menar vita di rapina; è diffuso dappertutto sulla terra, e dimostra un coraggio, una crudeltà, uno spirito sanguinario assolutamente sproporzionati alle sue piccole dimensioni”. Non aveva assolutamente esagerato nel descrivere l’indole di questi animaletti, tra i più piccoli rappresentanti della classe dei Mammiferi. Gli insettivori, ai quali oltre i toporagni includono anche le talpe, sono spesso considerati molto primitivi, e alcune loro caratteristiche, come l’andatura plantigrada, la forma delle orecchie, la struttura semplice ma altamente specializzata della dentatura, denotano il loro stato di animali antichi.
Tuttavia considerare gli insettivori semplicemente dei mammiferi primitivi sarebbe sbagliato. In diverse specie, infatti si riscontrano adattamenti molto efficaci per affrontare particolari stili di vita; basti pensare alle talpe e alla loro complessa modificazione strutturale del corpo, delle zampe e dei sensi, perfettamente adattati alla vita sotterranea, o ai vivaci toporagni acquaioli, perfettamente costruiti per nuotare in profondità, nelle turbolenti acque dei torrenti. I toporagni sono generalmente piccoli, simili a topolini ma dotati, a differenza di questi, di un lungo muso appuntito provvisto di una mobilissima proboscide. Essi devono il loro nome alla falsa credenza che il loro morso fosse velenoso come quello di un ragno e la specie più nota, il Toporagno comune, ha come nome scientifico “Sorex araneus” che significa letteralmente proprio sorcio-ragno.
I romani li consideravano creature maligne e velenose e la loro reputazione non è migliorata nel corso dei secoli; infatti, anche per i naturalisti del 1600 essi erano “bestie rapaci che fingono di essere mansuete, ma se toccate mordono in profondità inoculando veleni mortali”. William Shakespeare intitolò una delle sue più famose commedie “The Taming of the Shrew”, letteralmente in italiano “L’addomesticamento del toporagno” ma più nota come “La Bisbetica domata”; il termine Shrew in inglese significa appunto toporagno ed è stato usato per identificare la scontrosità della protagonista!


Topino Odoroso Crocidura-suaveolens
In verità la maggior parte delle specie di questi animali è completamente innocua; esistono tuttavia alcune specie che possiedono ghiandole salivari velenose e, proprio tramite il morso, possono inoculare piccole quantità di tossine sulla preda; l’effetto può essere letale per i piccoli organismi di cui esse si nutrono ma assolutamente inoffensivo per l’uomo. Altra falsa credenza è che siano animali molto delicati e che basti un rumore improvviso per provocarne la morte istantanea. Si tratta invece di creature robuste, in grado di vivere anche in ambienti estremi, ma con un elevatissimo metabolismo che li costringe a cibarsi di continuo, ingerendo nell’arco delle 24 ore quantità di cibo pari al loro stesso peso, ed è proprio la mancanza di alimento il peggior nemico di questi straordinari mammiferi. Comunemente sono divisi in toporagni a denti rossi e toporagni a denti bianchi; la colorazione rosso scuro della dentatura delle specie del primo gruppo, è causata da depositi di ferro e avrebbero la funzione di irrobustirne i denti e prevenirne l’usura. A questi appartengono i toporagni propriamente detti del genere Sorex e quelli acquaioli del genere Neomys . Essi si sono originati nell’emisfero settentrionale e sono particolarmente diffusi, con numerose specie, proprio in Europa e in America settentrionale. Le specie che vivono negli ambienti più freddi, in autunno e in inverno per far fronte alla diminuzione di insetti e lombrichi, loro prede tipiche, riducono addirittura le loro dimensioni corporee. Le specie a denti completamente bianchi, le Crocidura  e il Mustiolo  (Suncus ), si sono evoluti invece nelle aree tropicali africane e amano climi caldi e asciutti. Proprio per superare i mesi estivi, che nelle regioni in cui vivono sono spesso troppo caldi, le specie a denti bianchi trascorrono questi periodi in un torpore molto simile a quello invernale dei ghiri.

Mustiolo (sancus etruscus)

Gli organi maggiormente sviluppati dei toporagni sono l’udito e l’olfatto; la vista, al contrario è molto ridotta e gli occhi piccoli ne sono una conseguenza. Essi sono in grado di emettere anche gli ultrasuoni e di utilizzare l’ecolocazione, come i pipistrelli, soprattutto per gli spostamenti all’interno delle tane. Insettivori di nome e di fatto, i Toporagni si nutrono di una gran numero di insetti ed altri invertebrati; l’aggressività dimostrata nella cattura delle prede non ha eguali nel mondo animale e spesso questi piccoli mammiferi fronteggiano creature ben più grandi di loro. D’altro canto il bisogno continuo di cibo spinge i temerari toporagni ad attaccare persino invertebrati molto pericolosi come scorpioni, scolopendre, grossi ragni ecc. Certamente l’incontro con questi interessanti mammiferi non è frequente e nella maggior parte dei casi avviene con il rinvenimento di animali morti sui sentieri, oppure grazie ai doni del nostro amato gatto che, con un comportamento spesso da noi poco tollerato, porta in casa il frutto delle sue cacce. In effetti la maggior parte dei predatori uccide i toporagni ma non se ne nutre a causa dello sgradevole odore emanato dalle ghiandole poste ai lati del corpo. È interessante osservare però che il nauseabondo secreto non li protegge dalla predazione: il gatto domestico, ad esempio, persiste nel cacciare e uccidere i toporagni ma assai raramente se ne nutre. Sono soprattutto le Crocidure che odorano maggiormente e una di esse, il comune Topino odoroso (Crocidura suaveolens ) è probabilmente il toporagno più comune. L’intenso odore di muschio dei secreti delle sue ghiandole è molto caratteristico e persistente e facilmente individuabile nei luoghi in cui vive. Esso è particolarmente diffuso negli habitat mediterranei, nei vecchi giardini e lungo le siepi e costituisce una delle prede preferite dal Barbagianni che evidentemente lo gradisce a scapito del cattivo odore, forse anche perché gli strigiformi in genere possiedono uno scarso senso dell’olfatto.
Una specie simile, il Topino pancia bianca (Crocidura leucodon ), così chiamato per il colore grigio biancastro delle parti ventrali che contrastano nettamente con il dorso bruno nero, è meno comune ma non raro nei versanti collinari più freschi e ombrosi ed è una tipica specie dei boschi di pianura. Attivi cacciatori e insaziabili divoratori di insetti, essi conducono una vita piuttosto riservata, sfruttando anche le più piccole fessure per nascondersi e spostarsi. I muretti a secco, le siepi fitte, la densa lettiera di foglie dei boschi, le sponde di ruscelli e torrenti sono gli habitat preferiti dalla maggior parte delle specie. Mentre però i toporagni dai denti rossi vivono quasi sempre all’esterno, in ambienti naturali o seminaturali, le crocidure hanno sviluppato un comportamento sinantropico e spesso scelgono di vivere in prossimità delle abitazioni dell’uomo, nelle stalle e nei giardini; questo necessità è dovuta probabilmente alla loro maggiore termofilia, cioè alla preferenza di luoghi caldi e asciutti.

Crocidura Lerucodon
Ai toporagni appartengono alcuni tra i mammiferi più piccoli al mondo; sulle nostre montagne vive ad esempio il Toporagno nano (Sorex minutus ), che come suggerisce il nome possiede dimensioni veramente minuscole; ma il pollicino della nostra fauna è un appartenente al gruppo dei toporagni dai denti bianchi: con 5 cm di lunghezza dalla punta del muso a quella della coda e 1,5 g di peso, il Mustiolo (Suncus etruscus ) detiene fermamente questo primato. Comune negli ambienti sassosi di pianura e di collina, il minuscolo mustiolo è piuttosto diffuso anche sui Colli Euganei e molto spesso sceglie di vivere in prossimità delle nostre abitazioni. Alle ridotte dimensioni si contrappone comunque un carattere coraggioso e battagliero e tra le sue prede si trovano addirittura i grilli campestri, insetti delle sue stesse dimensioni. I toporagni acquaioli, come già precedentemente accennato, sono estremamente specializzati e vivono sempre in prossimità dell’acqua, sia corrente sia stagnante.

Sorex Anareus

Le due specie  nostrane, il Toporagno d’acqua (Neomys fodiens ) e quello di Miller (Neomys anomalus ), presentano una livrea bicolore, nera superiormente e bianca inferiormente, che durante il nuoto consente loro di sfuggire agli attacchi predatori dal basso, confondendoli con la luce che filtra dal cielo, e dall’alto mimetizzandoli con il fondo scuro del corso d’acqua. Caratteristiche tipiche di questi due insettivori sono la pelliccia molto fitta e compatta e particolarmente impermeabile, la presenza sul muso di lunghi baffi molto sensibili, chiamati vibrisse, con i quali percepiscono i movimenti delle prede sul fondo fangoso, e soprattutto la presenza di lunghe setole rigide ai lati delle zampe e sulla parte inferiore della coda che hanno l’evidente funzione di strumenti per il nuoto.

Toporagno d’acqua (Neomys fodiens)

Il toporagno d’acqua abita di preferenza i torrenti alpini, nelle cui acque turbolente s’immerge alla ricerca di larve di Tricotteri, Effimere, Plecotteri, gamberetti e piccoli pesci; quello di Miller, più diffuso e comune, è tipico degli ambienti palustri di pianura e di collina. Poiché svolge la sua attività di caccia soprattutto in superficie, esso presenta minori adattamenti alla vita acquatica e le frange dei piedi e della coda sono più rade e corte. Entrambi possiedono la saliva velenosa e sono in grado di aggredire e uccidere rapidamente anche grosse rane, tritoni e altri vertebrati mordendoli sulla nuca, favorendo così l’inoculo delle tossine nei centri nervosi. Pur essendo animali ben conosciuti sin dall’antichità, nascondono tuttavia ancora molti aspetti della loro biologia e dal punto di vista della loro sistematica conosciamo ancora molto poco; è il caso ad esempio del Toporagno di Arvonchi (Sorex arunchi ), che è stato ufficialmente scoperto e reso noto alla scienza solamente molto recentemente, separandolo definitivamente dalla specie gemella Toporagno comune (Sorex araneus ). Sino agli anni ’90 del secolo scorso si riteneva che in Italia settentrionale vivesse unicamente quest’ultima specie mentre studi accurati sulla morfologia, sulle dimensioni e sulla biologia di animali appartenenti a popolazioni di pianura del Friuli e del Veneto hanno dimostrato che in questi luoghi vive una specie diversa, endemica proprio degli habitat forestali della pianura padano veneta. Le differenze tra le due specie? Esistono, sono talmente poche e difficili da individuare che anche chi questi animali li studia da anni talvolta fatica a trovare ma sufficienti a riconoscere questa nuova specie che va ad arricchire ulteriormente il già grande patrimonio di biodiversità della nostra Regione!

Paolo Paolucci