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Eredità Culturali da non Dimenticare, un bosco e una villa

Eredità Culturali da
non Dimenticare
Un bosco e una Villa

La prima volta che siamo stati a Stanghella, i nostri amici ci hanno portato a fare una passeggiata in uno dei luoghi a cui sono più affezionati: il Parco pubblico “M. A. Centanini” da tutti chiamato “il bosco”.
Creato “attorno al 1865 per volere di Marc’Antonio Centanini“(1), il parco si trova davanti all’omonima Villa e si sviluppa per circa sei ettari. Oltre che dal cancello principale vi si può accedere attraverso un ingresso di recente realizzazione, uno spazio in cui arte e architettura si mescolano per creare un’unione tra Piazza Otello Pighin, il Museo Civico Etnografico e il Parco, deputato anche a luogo della memoria, dove furono fucilate tre persone nel 1945 dai tedeschi in ritirata. Una volta entrati, dalla balaustra di marmo la vista si apre sul primo grande spazio erboso attorno al quale si sviluppa un vero e proprio bosco.
“Un’indagine conoscitiva preliminare ha rivelato l’importanza naturalistica del Parco, sia per le varietà di specie arboree presenti, sia per le notevoli dimensioni raggiunte da molti esemplari. Negli anni, lo sviluppo spontaneo della vegetazione ha dato al complesso un aspetto boschivo, diversificato al suo interno, […] che, seppur nelle modeste dimensioni, svolge un forte richiamo per numerose specie di uccelli, anfibi e piccoli mammiferi che qui trovano le caratteristiche di un'”oasi naturale”. […]”(2). Il Parco è ben mantenuto anche grazie agli interventi di volontari del paese che negli ultimi anni si sono spesi per curare questo spazio ed è lo scenario di iniziative proposte dalle associazioni del luogo che si auspica aumentino, invitando la popolazione del paese, ma non solo, a vivere quotidianamente questo spazio anche come luogo ideale per il tempo libero. La cura del Parco purtroppo stride con la visione che si ha volgendo lo sguardo verso Villa Centanini. Questa, separata dal “bosco” da una strada, si sviluppa secondo un impianto tipico della villa veneziana e di essa si hanno notizie fin dal XVII secolo (3).
Dopo l’acquisto dell’immobile dal Comune di Stanghella, la parte adiacente a Piazza Pighin ha accolto per qualche tempo il Centro Anziani, successivamente chiuso al pubblico. Nei primi anni 2000 un’ala attigua al corpo centrale della Villa è stata restaurata e ora ospita nuovamente il Centro Anziani e varie associazioni.
La Villa presenta interessanti aspetti storici poco conosciuti: non tutti sanno che la torretta che domina il centro del paese è una specola osservativa, “costruita nei primi anni del 1900 […]. Da questa postazione era possibile condurre osservazioni di tipo astronomico e meteorologico, […] da una postazione innalzata dal piano terreno di oltre 18 metri (4).” La torretta, come la maggior parte dell’edificio, versa in uno stato di degrado, particolarmente evidente percorrendo via Santa Caterina, da cui si assiste al deteriorarsi anno dopo anno. Quando ci si trova davanti edifici di questo tipo, sia per valore storico che per dimensioni, la domanda non è solo cosa farne, ma come e con che fondi riuscirci. La rigenerazione urbana permette il recupero di spazi inutilizzati e l’attivazione di reti sociali in grado di rivitalizzare il tessuto umano di una comunità. È contemporaneamente uno strumento, un metodo, un approccio e un obiettivo, che riverbera le sue ricadute positive su ambiti molto diversificati della vita territoriale.

Valentina Rigoni
I protagonisti “naturali” di un dialogo virtuoso attorno alle possibilità offerte dalla rigenerazione urbana sono le dinamiche di aggregazione sociale e le amministrazioni locali. Questi due interlocutori possono mettere in circolo le risorse principali: persone, idee, progetti, radicamento nel territorio e reti di comunità da un lato e spazi inutilizzati o sottoutilizzati dall’altro.
Le problematiche però che spesso si incontrano si traducono in ristrettezza delle risorse a disposizione per affrontare ristrutturazioni, ammodernamenti, messe a norma, gestione degli spazi, e nella complessità normativa relativa alla cessione e alla gestione degli stessi. Sarebbe auspicabile che si stabilissero degli accordi da parte di enti quali Regione e Fondazioni che, oltre alle risorse, portino all’individuazione di strumenti di consulenza e supporto per l’elaborazione di progetti di gestione, nell’ottica della sostenibilità di lungo periodo. Nonostante le difficoltà, si possono ritrovare alcuni esempi virtuosi, come Villa Campello a Camposampiero, dove i volontari che utilizzano la Villa propongono settimanalmente attività diverse, garantendo un controllo continuo della struttura e una vitalità straordinaria. Meno vicini, ma altrettanto interessanti, gli esempi di Villa Reghini a Sovigliana di Vinci e Villa Nappi a Polverigi.
La prima è un centro socio-educativo nato nel 2006 per volontà dell’amministrazione comunale di Vinci che, con il contributo della Regione Toscana, ha ristrutturato l’edificio e il giardino circostante, rendendolo sede di diverse attività legate all’educazione. La seconda è una vera e propria casa degli artisti, con spazi per creazione, apprendimento ed espressione artistica, con un impianto architettonico che offre tutte le caratteristiche per ospitare convegni e seminari.
Alla domanda: “La cultura ed il ricordo del passato possono essere di aiuto nella predisposizione di un progetto di valorizzazione del nostro territorio?”(5 ) Pietro Centanini, erede della famiglia, risponde: “Un teologo tedesco contemporaneo, Johann Baptist Metz, ha parlato di una cultura dell’amnesia che sarebbe dominante ai nostri giorni. A pensarci bene, siamo effettivamente smemorati dell’eredità culturale e spirituale che il passato ci ha lasciato.
Sullo specifico tema si è spesso intervenuti a ragione e noi stessi abbiamo ripetutamente ribadito che, per vivere il presente e progettare il futuro, è necessario ricordare il passato e metterne a frutto il patrimonio di conoscenza e scoperte. Se è così, ogni cittadino dovrà trasformare in concreti progetti il suo spirito di solidarietà e di attenzione ai problemi della comunità per raggiungere il solidale obiettivo di un miglioramento della qualità della vita. Dobbiamo ricordare inoltre che solo con la cultura un individuo cresce e diventa degno di far parte della comunità umana. Nella cultura è riposto il nostro passato e nella cultura sono depositate le conquiste e le realizzazioni di intere generazioni alle quali possiamo attingere liberamente per far fronte alle difficoltà del presente e per gettare le basi di un futuro a dimensione d’uomo. E tutto ciò è nella conservazione scrupolosa ed attenta di quanto ci è stato lasciato in eredità, per trasmetterla poi alle generazioni che verranno, nel rispetto del famoso adagio “senza la conoscenza del passato non c’è possibilità di futuro” (6).

1) Il “Retratto del Gorzon” nella cartografia storica tra Medioevo ed età veneziana, C. Corrain, 1988, pag. 265
2) Ibid., pag. 266-267
3) Villa Manfredini Centanini. La storia ritrovata attraverso i muri e gli antichi documenti, tesi di laurea IUAV di G. Barollo, Relatore Ing. Franco Frezza
4) Ibid
5) Valorizzazione e gestione del paesaggio rurale e dell’architettura di bonifica nell’area Bassa Padovana. Progetti di riqualificazione sostenibile,tesi di laurea EGART, di G. Nucibella, Relatore Prof. Francesco Vallerani, pag. 110
6) Ibid
 

PROGETTO ARTISTICO

Monocromi

Valentina Rigoni, classe 1989, nasce come artista visiva e cresce come artigiana del gioiello. La Natura attira la nostra artista con le sue forme, i suoi colori, i suoi arabeschi, i cambi repentini di stato. Valentina coglie ogni singolo stimolo, prelevando dal reale e dal materico che la circonda gli elementi che costituiscono le sue opere visive e quelle di oreficeria. L’opera di Valentina Rigoni intesse un dialogo con la Natura che circonda Villa Centanini e il suo Parco antistante. Campionando la Villa e il “bosco”, spazi degli anziani, delle famiglie, dei cittadini che lo frequentano, Monocromi si rivolge proprio a loro, con lo scopo di fornirne una lettura inedita. Il progetto si compone di 25 scatti, qui selezionati sei.

Come nascono i tuoi personalissimi Monocromi?
L’idea dei Monocromi nasce dalla necessità di indagare l’essenza delle cose. I monocromi vogliono essere una sintesi della realtà: eliminando ogni dettaglio del soggetto rappresentato, ciò che rimane è la luce e il colore del soggetto prescelto. Attraverso una tecnica fotografica poco usuale riesco ad ottenere delle sfumature di colore che racchiudono la realtà slegata da vincoli di riconoscibilità. Quello che rimane sono le emozioni e le sensazioni che queste mi trasmettono.

Perché decidi di campionare in questo modo il reale? Quale nuova prospettiva di lettura viene restituita all’osservatore?
In genere in fotografia il focus è sull’insieme di ciò che si sta osservando: l’equilibrio della composizione, l’esposizione, la luce, il fuoco e tutta una serie di regole che vanno a comporre l’immagine. Quello che invece cerco di fare è di aggirare le regole, nel tentativo di analizzare l’insieme attraverso il dettaglio. È un po’ come se osservassi al microscopio la realtà, ma la lente non fosse adatta: tutto si sfoca e rimane solo il colore di quel dettaglio. Con questo processo posso creare un archivio di colori e di sensazioni della realtà. Ne risulta una serie di sfumature che, lette una affianco all’altra, vanno a ricomporre una narrazione fotografica emotiva di un luogo attraverso i soli dettagli cromatici che è sì personale, ma allo stesso tempo aperta all’osservatore.

Questa tipo di prelievo del reale ti è utile per la tua produzione artigianale. Uno dei tanti modi che hai di guardare alla Natura e declinarla attraverso le tue mani.
Questo metodo campionamento è il mio modo di entrare in contatto con quelle suggestioni che ispirano poi la mia produzione come artista orafa. La mia ricerca non si ferma allo strato superficiale, ma va a stimolare a livello emozionale ed emotivo il mio pensiero. Quando vado a creare un gioiello, oltre a seguire una serie di regole che definiscono quest’arte, cerco di inserire l’esperienza e la profondità che ritrovo, per esempio, nella creazione dei Monocromi, nel tentativo di creare un oggetto che non sia solo esteticamente piacevole, ma che abbia anche un significato più complesso e composito.

 

Cespuglio

Cespuglio

 

Panoramica Villa

Panoramica Villa

 

Panoramica Parco

Panoramica Parco

 

Cancello Ingresso

Cancello Ingresso

 

Portone di Legno

Portone di Legno



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