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Curiosità sulle castagne

L e Castagne

Castagne, una lunga storia e piccole curiosità!!!

Le castagne di Calaone sono di molto grido, e tutti le desiderano
scriveva a metà del Settecento lo storico estense Antonio Angelieri.

Il castagno fu introdotto nei Colli Euganei già dai Romani quale coltura più utile e redditizia, Plinio il Vecchio ci conferma questa tradizione (Storia naturale, xxxi, 3) ricordandoci come il castagno abbia sostituito quasi completamente il faggio, facendosi preferire per il frutto e per il legno. L’albero attecchì così bene nei nostri Colli che Plinio ci racconta di Corellio, un cavaliere romano nato a Este e trasferito a Napoli, dove ottenne con un germoglio portato dalla sua terra, mediante un innesto, una qualità prelibata di castagne che in seguito è stata chiamata corelliana. questi frutti erano così ricercati che qualche venditore privo di scrupoli spacciava per castagne doc di Calaone frutti che erano portati nella “piazza di Este da luoghi più lontani ed alpestri delle montagne Padovane e Vicentine”. Ma l’amore per questa tipologia arborea non è passato con il tempo, infatti, un censimento realizzato di recente ha rilevato nei Colli circa 2.400 piante, per una superficie complessiva di quasi 34 ettari.

Oggi il Parco Colli sta mettendo a punto il «progetto Castagno» che si propone di rilanciare e promuovere la castanicoltura da frutto nei Colli e di salvare dall’estinzione i biotipi autoctoni (Moretti R. — Pasqualin A., ll castagno da frutto nei Colli Euganei. Silsab 2001).

Per gli abitanti dei Colli la castagna ha costituito una fonte alimentare molto importante, ce ne dà una testimonianza l’abate Barbieri che all’inizio dell’800 nel suo rifugio di Torreglia descrive i popolani intenti a mangiare le «molli castagne» nelle lunghe serate d’inverno, «quando assisi al cantuccio de’ lor focolari, bevono a josa, e contano favole».

 

Calaone dal Monte Cero
La vita delle persone è stata strettamente legata al frutto, in quanto
la castagna ha rappresentato per lungo tempo una delle fonti principali per l’alimentazione e non a caso è stata soprannominata “il cereale che cresce sull’albero” (Burnett, M. 1988. Ristampa di Chestnutworks. Portland, Oregon), perché molto simile al riso ed al frumento dal punto di vista nutrizionale.

Viste le molte qualità della pianta (frutto e legno ad esempio), nel corso dei secoli, si è cercato di affinarne le qualità, aumentarne le varietà e conseguentemente migliorarne il frutto che poteva essere utilizzato fresco, secco o macinato ai molini. Con le castagne, infatti, si facevano polente, pane, torte, biscotti, minestre ed un tipico dolce autunnale, il castagnaccio (composto di: farina di castagne; zucchero; uva passa; pinoli; olio d’oliva). Dolce toscano, in particolare di Firenze, dove prende anche il nome di “pattona”. È una preparazione antichissima, tipica delle campagne, nutriente e molto popolare. Nella ricetta originale invece del latte si usava più semplicemente l’acqua. E ai pinoli si poteva aggiungere l’uva sultanina.

Per i più golosi eccone la ricettaSe vi cimentate nella preparazione del castagnaccio fateci sapere com’era!  :mrgreen:

Oggi la tradizione di “mangiar le molli castagne nelle serate d’inverno” è mantenuta viva nella sagra dei maroni che si celebra a Teolo la terza domenica di Ottobre, quando abili caldarrostai lanciano a raggiera verso l’alto castagne abbrustolite che poi ricadono nella tipica padella bucherellata, dove restano fino a completa cottura.

Alle castagne è legata la ricorrenza religiosa, che si festeggia l’11 Novembre, di San Martino. Nato nel III sec DC, si racconta che in una notte d’inverno, mentre era di ronda, incontrò un povero viandante che soffriva il freddo, e non avendo denaro da dargli, tagliò a metà il proprio mantello affinché il mendicante avesse qualcosa con cui coprirsi. Perciò san Martino, oltre a essere il protettore dei militari, lo è anche dei pellegrini.

Un noto proverbio dice: «Oche, castagne e vin ten tut pe’ San Martin» in dialetto piemontese. Oche, castagne e vino, tieni tutto per San Martino, perché quando il 12 Novembre si entra nel periodo dell’Avvento che presenta usanze e riti simili alla Quaresima, il giorno prima, la festività di San Martino, era sfruttata per abbondanti mangiate e bevute tanto che nell’Istria veniva chiamato il giorno degli “imbriagoni”.

Le Castagne