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Farfalle in Abito da Sera

Farfalle in Abito da Sera

I lepidotteri più conosciuti dalla maggior parte di noi sono sicuramente le colorate farfalle dal volo leggiadro che nelle belle giornate di sole ci rallegrano posandosi sui fiori del nostro giardino e su quelli dei prati.
Eppure questi insetti, chiamati semplicemente “farfalle” o Ropaloceri dagli specialisti, sono ben poca cosa, in termini di numero di specie, rispetto al grande gruppo delle “farfalle notturne”, meglio conosciute con il termine di “falene” o Eteroceri, che costituiscono quasi il 90% del totale delle specie di lepidotteri italiani.


La sesia del pioppo Sesia apiforme), innocua falena che imita perfettamente un grosso calabrone.

Il termine di “farfalla notturna” in molti casi non è corretto poiché intere famiglie di questi insetti presentano costumi spiccatamente diurni e i maschi di particolari specie volano quasi esclusivamente di giorno mentre di notte volano solamente le femmine. ìLe principali caratteristiche che permettono di distinguere le farfalle dalle falene sono la forma ingrossata dell’apice delle antenne nelle prime, mentre questi organi nelle seconde sono filiformi, oppure piumate o pennate, e la posizione delle ali quando l’insetto è a riposo: nelle farfalle le ali sono tenute chiuse a libro, perpendicolari al corpo e quando sono posate mostrano solamente la faccia inferiore; le falene invece tengono le ali disposte a tetto, oppure completamente aperte anche a riposo e quindi è la pagina superiore ad essere sempre esposta. Molti di questi insetti interagiscono con l’uomo molto più che le loro cugine diurne. Alle falene appartengono alcuni dei più importanti insetti defogliatori sia in ambito agrario che forestale, come la Limantria delle querce (Lymantria dispar), la Tortrice verde (Tortrix viridana), il Bruco americano (Hyphantria cunea) o le pericolose Processionarie del pino e della quercia (Taumetopoea pytiocampa e T. quercus) dalle larve altamente urticanti, oppure le Nottue del mais (varie Agrotis e Scotia), tanto per citarne solo alcune; anche il Baco da seta (Bombyx mori), tanto diffuso un tempo quando la produzione della seta rappresentava un importante settore dell’economia domestica, appartiene a questo gruppo, e molto spesso gli alberi dei nostri giardini sono infestati dal temibile Tarlo del pioppo (Cossus cossus), le cui larve, grandi come il dito di un uomo adulto, rosse scure e dall’odore inconfondibile di aceto, vivono in profonde gallerie scavate nel legno del tronco o dei rami più grossi.


Per forma, aspetto e dimensioni la piccola Cilix glaucata quando è posata sulle foglie ricorda l’escremento di un piccolo uccello.

 

Anche l’insetto più grande della nostra fauna è una falena: la grande Pavonia del pero o Pavonia maggiore (Saturnia pyri) con i suoi 15 cm di apertura alare è infatti un vero gigante. Tipica abitante delle siepi ricche di arbusti e di alberi isolati e del limite del bosco, vola pesantemente nelle calde sere di giugno attorno ai lampioni, attratta, come la maggior parte di questi insetti, dalle luci artificiali.
E’ ancora una specie frequente, anche se non proprio comune e l’incontro con una grossa femmina di questa specie è sempre uno degli eventi più emozionanti delle nostre escursioni collinari. La grande farfalla rimane immobile e paziente, posata alla base dei tronchi d’albero o dei muretti a secco, aspettando la visita dei maschi che, attratti dal feromone sessuale femminile, giungono persino da alcuni chilometri di distanza; essi sono in grado di captare questi segnali chimici con le grandi antenne pettinate, carattere peculiare ma non esclusivo della famiglia dei Saturnidi, alla quale queste grandi falene appartengono.

 

Il mondo delle falene è molto vario e interessante sia per i costumi particolarissimi degli adulti e delle loro larve sia per la grande varietà di forme e colori. I disegni e le ornamentazioni delle loro ali stupiscono non solo per la particolarità dei disegni, ma anche per gli accostamenti di certi colori. La maggior parte delle specie che vola di notte si mostra come piccoli esseri bruni ma se messi in luce esibiscono invece raffinati broccati di porpora e oro, delicati damaschi rosa e bianchi o incantevoli accostamenti di rosso e blu. Le colorazioni criptiche, cioè quelle che permettono a un animale di confondersi con il substrato su cui è posato, nelle falene raggiungono il massimo della loro espressione; un gran numero di specie ha disegni e ornamentazioni delle ali che imitano perfettamente le cortecce degli alberi, i licheni o le foglie morte.

Lo splendido abito da sera della sfinge dell’oleandro (Daphnis nerii).

Delle tante più o meno diffuse anche sulle nostre colline, cito solamente Pterostoma palpinum e Phalera bucephala che a riposo sembrano pezzetti di legno secco, e Gastrophaca quercifoglia che invece imita perfettamente le foglie secche delle latifoglie. In altri casi l’aspetto della farfalla a riposo è quello di un piccolo escremento di uccello, come nel caso della minuscola e delicata Cilix glaucata. Altre falene hanno adottato un differente tipo di mimetismo, chiamato Batesiano, secondo il quale un organismo innocuo cerca di imitare forme biologiche velenose.

Un classico esempio di mimetismo batesiano: l’Amata phegea riproduce colori e forme delle velenose zigene.

É il caso della comunissima e innocua Amata phegea che copia nella forma e nella livrea le velenose Zigene, sgargianti falene produttrici di micidiale acido cianidrico; queste ultime, ben note a chiunque frequenti gli ambienti naturali, presentano le ali nero lucente con numerose macchioline rosse, gialle o bianche: una colorazione piuttosto vistosa e attraente per un predatore inesperto, che pagherà a sue spese l’incauto gesto di aggredire uno di questi insetti.

La sfinge testa di morto porta un nome scientifico tutt’altro che allegro:
Acherontia deriva dal’Acheronte,

un fiume infernale della mitologia greca, e atropos deriva dalla figura che,
sempre per i greci antichi, aveva il compito di recidere il filo della vita.

Naturalmente lo scopo del veleno contenuto nel corpo della zigena non è quello di uccidere il predatore che l’ha ingerita, ma di farlo star male così che possa ricordare la spiacevole esperienza. In questo caso il sacrificio del singolo individuo è a favore della comunità. Oltre ad A. phegea sono molte altre le falene che hanno adottato tale forma di difesa, come ad esempio l’Arctia caja che ha le ali posteriori rosse con grandi ocelli bluastri, oppure le più minute e comuni Arctia villica e Callimorpha dominula che hanno invece le ali anteriori nere con splendidi riflessi verdi e blu, punteggiate di macchie bianche e gialle e le posteriori rosse o gialle macchiate di nero. Anche le grandi e robuste Catocale adottano questa strategia; si tratta di grosse falene dai costumi spiccatamente notturni, con le ali anteriori grigie screziate di scuro a imitazione perfetta della corteccia degli alberi; se disturbate però aprono le ali lasciando intravvedere quelle posteriori rosse o gialle barrate di nero.

Il gigante tra gli insetti della nostra fauna: la Saturnia maggiore (Saturnia pyri).

Nel corso della loro evoluzione altre specie assolutamente innocue hanno seguito strade diverse per segnalare la loro presunta pericolosità e difendersi così dai molti predatori. I Sesidi, ad esempio sono talmente simili a imenotteri che spesso vengono confusi con quest’ultimi anche dall’uomo. La grande Sesia del pioppo (Sesia apiforme) assomiglia moltissimo ad un pericoloso calabrone non solo nella forma, nel disegno e nel colore dell’addome, ma anche nel modo di muoversi quando è posata sui tronchi dei pioppi, così che l’inganno risulta ancora più efficace; altre specie di questa famiglia imitano le vespe cartonaie, oppure le fastidiose vespe terricole o altri piccoli imenotteri provvisti di aculeo.

La Gastrophaca quercifolia quando è posata ricorda un ciuffo di foglie secche.

Anche la presenza sulle ali di grandi e colorate macchie ha un effetto deterrente nei confronti dei piccoli predatori. Le lente e tozze pavonie (Saturnia pyri, S. pavoniella) hanno entrambe le ali ornate di grandi ocelli colorati a forma di occhio: un piccolo uccello insettivoro che maldestramente tentasse di afferrare uno di questi insetti rimarrebbe sicuramente sconcertato alla vista di ben quattro grandi occhi che improvvisamente cominciano ad agitarsi, dando tempo alla farfalla di allontanarsi velocemente. Le sfingi costituiscono una ricca famiglia di robuste farfalle caratterizzate dal volo librato.

La comune farfalla colibrì (Macroglossa stellatarum), ospite frequente dei nostri giardini.

Ad esse appartengono alcune delle falene più grandi della nostra fauna; tra le più note e comuni ci sono la Sfinge del convolvolo (Herse convolvoli) e la Sfinge dell’euforbia (Hyles euphorbiae) le cui larve, come suggeriscono i nomi, vivono appunto rispettivamente sui convolvoli e sull’euforbia cipressina; la prima è una comune visitatrice tardo estiva, i cui adulti arrivano nelle nostre regioni all’inizio dell’estate migrando dall’Africa settentrionale e svolgono da noi un’unica generazione.
La sfinge dell’euforbia, una delle più belle ed eleganti falene della nostra fauna, è ancora piuttosto comune sui pendii assolati delle nostre colline, dove compie due generazioni all’anno con gli adulti che volano al crepuscolo in primavera e nella tarda estate. Anche la splendida sfinge dell’oleandro (Daphnis nerii) è una migratrice diffusa da noi nella tarda estate, ma essendo una specie di climi subtropicali alle nostre latitudini non riesce quasi mai a concludere il ciclo riproduttivo.

La sgargiante livrea dell’Arctia villica non ha nulla da invidiare ai più colorati lepidotteri diurni.

A questa famiglia appartiene anche la piccola, vivace macroglossa o sfinge del gallio (Macroglossa stellatarum), meglio conosciuta come falena colibrì, ospite frequente dei nostri giardini dove è facile osservarla mentre si libra davanti ai fiori dei gerani, del gelsomino o della lavanda. E pure la grossa sfinge dalla testa di morto (Acherontia atropos), ben nota per essere associata al famosissimo film “Il silenzio degli innocenti”, è uno sfingide; la sua caratteristica, da cui deriva il nome sia volgare sia scientifico, è di avere sul torace una macchia chiara dalla sagoma che ricorda vagamente un teschio umano visto frontalmente.

La rara Zygaena ephialtes; come tutte le congeneri, è dotata anch’essa di un potente veleno,
l’acido cianidrico; innocua per l’uomo, può arrecare seri fastidi ai piccoli predatori.

A cosa serva quest’ornamentazione nessuno lo sa, mentre ben noto è l’effetto deterrente sui predatori del fischio che emette espellendo violentemente l’aria attraverso la corta spirotromba, assieme al contemporaneo sollevamento delle ali anteriori per mostrare quelle posteriori gialle e al movimento oscillante dell’addome, anch’esso colorato vivacemente.

La forma della Pterostoma palpina quando è a riposo
ricorda quella di un rametto secco. La forma della Pterostoma palpina
quando è a riposo ricorda quella di un rametto secco.

Questa grossa falena è temuta dagli apicoltori poiché penetra sovente nelle arnie per nutrirsi del miele contenuto nelle cellette che buca facilmente con la sua corta e rigida lingua. La sfinge, muovendo rapidamente le ali, si difende dall’attacco delle api che solo raramente riescono a sopraffarla e a ucciderla. Alcune falene sono note anche per i grandi assembramenti che formano alla fine dell’estate; senza voler eguagliare quelli ben noti della farfalla monarca che nel sud degli Stati Uniti e in Messico forma gruppi di alcuni milioni di individui, esiste anche da noi una specie gregaria che occasionalmente si riunisce in colonie numerose.

Euplagia quadripunctaria alle volte crea assembramenti di decine di farfalle.

Si tratta della bella Euplagia quadripunctaria che a tarda estate emerge in massa dalla lettiera di foglie morte dove si erano impupate le sue pelose larve; in agosto è facile osservarla all’imbrunire mentre si nutre sui fiori della canapa d’acqua (Eupatorum cannabinum) e in quel periodo è possibile anche scoprirne gli assembramenti di decine di individui a riposo sui tronchi degli alberi o sulle rocce nelle vallette più nascoste e ombrose. La vita di questi insetti ci accompagna per tutto l’anno non solo sotto forma di uovo, crisalide o larva, come avviene per la maggior parte delle farfalle.

Nel maschio della Pavonia minore (Saturnia pavoniella) le antenne sono
chiaramente pettinate per captare i segnali chimici emessidalla femmina.

Molte falene resistono a temperature molto basse e non mancano specie che volano esclusivamente in inverno, oppure all’inizio di primavera, con la neve ancora al suolo o nelle nebbiose giornate tardo autunnali e lo possono fare perché la maggior parte di esse non ha bisogno di nutrirsi, avendo l’apparato boccale atrofico. L’unico loro scopo sarà quello di riprodursi e di deporre le uova. Una vita effimera rispetto a quella assai più lunga trascorsa sotto forma di larva, stadio molto particolare dove forme, colori e strategie di vita superano la fantasia umana. Ma dei bruchi delle farfalle e delle falene parleremo in un’altra occasione.

Paolo Paolucci