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Funghi che Passione

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Mi interesso al mondo dei funghi per passione da oltre cinquant’anni. Le mie prime ricerche di sporofori riguardavano la zona euganea e la campagna circostante, considerando anche boschi planiziali (cioè i parchi) e qualche altra area bochiva limitrofa. Gli anni ‘60 erano un periodo magico per cominciare a scoprire il mondo della micologia, soprattut- to per i funghi macromyceti dei Colli Euganei. Mi ricordo infatti le fantastiche fioriture sul Monte Ricco di Macrolepiota procera, di Russula cyanoxantha, di Amanita caesarea e poi più tardi la Lepista inversa ed di Clitocybe nebularis. Quest’ultima a quei tempi si mangiava, ma le tradizioni cambiano ed attualmente è sconsigliato l’uso alimentare di questa specie per via degli effetti epatolesivi e mutageni che può avere nell’organismo umano. Nel periodo invernale la nostra ricerca non si fermava, ma puntava sulla Flammulina vellutipes volgarmente chiamato il fungo dell’olmo, fungo lignicolo commestibile.

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Erano anni nei quali si poteva godere di straripanti apparizioni di funghi, erano centinaia gli esemplari che spuntava no, ora non è più così, per vari motivi i funghi scarseggiano sui Colli Euganei e ci sono annate che proprio non si fanno vedere. Ma perché non li vediamo più? I cambiamenti climatici, cioè i lunghi periodi siccitosi e temperature sempre più elevate, il continuo calpestio dell’habitat dei funghi e l’inquinamento ha ridotto drasticamente la crescita dei mi- ceti. Cinquant’anni fa erano pochi i cercatori di funghi che si muovevano nei boschi, ora non è più così e le piante fungine ne risentono… poi mi piace pensare che i funghi si stanno “arrabbiando” e non si vogliono più far vedere alle persone che non li amano veramente e danno loro la caccia solo per metterli in tegame. Chi mi conosce sa che sono un sognatore, vorrei quindi parlarvi di alcune specie fungine che hanno accompagnato la mia vita in maniera particolare, perché mi hanno fatto compagnia destando in me sempre nuove domande. Il primo è la Lepista nuda fungo di color violetto di grandi dimensioni, commestibile, dall’odore grato, esso si presenta nel tardo autunno nei boschi di castagno, spesso coperto dalle foglie. Questo fungo che compare verso la fine della stagione micologica è rimasto nel mio cuore per- ché quando lo raccoglievo con l’amico Franco Colombara lo chiamavamo “il nostro amico”. Quando si prepara un bel misto di funghi trifolati la Lepista nuda può dare il suo positivo contributo, da provare! L’altra specie che mi sta a cuore è il Tricholoma aurantium, bellissimo fungo simbionte delle conifere che cresceva sul Monte Calbarina prima che estirpassero i Pini neri, ora sembra sia definitivamente scomparso dai nostri Colli. Questa specie è per me, assieme a qualche altro, uno dei più bei funghi. È di medie dimensioni, di color aranciato vivo con delle particolari ornamentazioni anche sul gambo, il suo odore ricorda l’anguria, è bellissimo anche se non è commestibile per i suoi caratteri organolettici non confacenti all’uso alimentare. Cari amici termino esortandovi ad avvicinarvi sempre di più al mondo dei funghi, perché è un mondo affascinante che vi darà delle soddisfazioni particolari e… vi allungherà la vita. Il perché ve lo dirò in un’altra occasione. Prima di raccogliere i funghi, fate sempre riferimento al Regolamento di Raccolta del Parco Regionale dei Colli Euganei.

Gastone Cusin