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Scienze della Terra: Il Giacimento Fossile di Cava Bomba


Scienze della Terra:
I Fossili del Livello Bonarelli e
il Giacimento Fossile di Cava Bomba
a Cinto Euganeo

La fauna fossile di Cava Bomba comprende 23 specie divise in 21 generi e 18 famiglie. Lo studio dei reperti ha permesso di acquisire nuove conoscenze sulle ittiofaune cretacee, infatti è stata scoperta una specie nuova e si sono stabilite importanti correlazioni con le faune cretaciche di Jabel el Tselfat in Marocco.

La grande avventura di Cava Bomba cominciò nel 1974 e vide come primi protagonisti tre amici appassionati ricercatori di fossili. Essi erano il pittore e naturalista estense Delmo Veronese, Luigi Ravarotto, artigiano-artista del legno di Cinto Euganeo, e lo scrivente Franco Colombara, a quel tempo ancora studente universitario. Nella cava di calcare Cava Bomba di Cinto, Luigi Ravarotto aveva rinvenuto interessanti reperti fossili riferibili a Pesci e numerose concrezioni minerali gialle e lucenti di pirite. Naturalmente l’affiatato terzetto aveva subito intensificato le ricerche, recuperando reperti interessanti ma alquanto frammentari. Finalmente però io scoprii il cranio e parte del tronco magnificamente conservati di un grande pesce osseo, che fu successivamente classificato come Tselfatia formosa. Capimmo subito che la scoperta era troppo importante per essere confinata in un ambito collezionistico e decidemmo pertanto di consegnare il reperto, e tutto il materiale fino allora ritrovato, all’esperto paleontologo del Museo di Storia Naturale di Verona, Lorenzo Sorbini. Sorbini organizzò subito una regolare campagna di scavi, ripetuta poi nel 1975. Le due campagne portarono al recupero di una importantissima ittiofauna fossile di età cretaceo superiore. Io, Delmo e Luigi Ravarotto partecipammo attivamente a tutte le fasi delle campagne di scavo. Questa scoperta fu in definitiva il punto di partenza del progetto che portò alla realizzazione del Museo Geopaleontologico Cava Bomba a Cinto Euganeo. In seguito assunsi la carica di conservatore del sopracitato museo e condussi altre due campagne di scavo negli anni 1988 e 1990.

La Fauna Fossile a Pesci

Lo studio della fauna fossile a pesci di Cava Bomba, condotto da Lorenzo Sorbini dopo gli scavi, ha portato le seguenti conclusioni. La fauna comprende 23 specie divise in 21 generi e 18 famiglie. Lo studio dei reperti ha permesso di acquisire nuove conoscenze sulle ittiofaune cretacee. Sono state fatte nuove descrizioni anatomiche e deduzioni evolutive, è stata scoperta una specie nuova per la scienza e si sono stabilite importanti correlazioni con altre ittiofaune della stessa età. In particolare la fauna di Cinto presenta le maggiori affinità con le faune cretaciche di Jabel el Tselfat in Marocco e di Floresta presso Messina. L’età della fauna è stata stabilita con precisione con metodiche micropaleontologiche e corrisponde al limite Cenmaniano – Turoniano del Cretaceo Superiore (93 milioni di anni dal presente). Da un punto di vista climatologico e ambientale la fauna studiata presenta un carattere marcatamente tropicale. Attualmente un gruppo di lavoro di specialisti delle università di Padova e Torino sta attuando la revisione di tutti i reperti veneti del livello Bonarelli (vedi in seguito); gli esperti hanno esaminato attentamente anche tutto il materiale di Cava Bomba e probabilmente ci sarà qualche interessante novità.

Pesce Fossile Tsefaltia

Le Piante Fossili

A completamento della descrizione paleontologica del giacimento di Cinto Euganeo si segnalano alcuni reperti di piante fossili rinvenuti in uno strato di marna argillosa giallastra, di circa 10 centimetri di spessore, che si trova alla base del deposito. Sono resti di piante continentali, principalmente piccole conifere arbustive primitive. Sono anche presenti rare impronte fogliari di latifoglie. La flora fossile è stata studiata dal Dott. Bernard Gomez dell’Università Claude Bernard di Lione.

pianta fossile (frenelopsis)

Il Livello Bonarelli

Dall’inizio degli anni ‘80 gli strati di rocce sedimentarie del Cenomaniano superiore (ca 90 – 95 milioni di anni dal presente) sono stati oggetto di importanti studi geologici, anche in relazione alle ricerche petrolifere. Diffusamente, nel Mediterraneo occidentale e nell’adiacente margine Atlantico, serie sedimentarie marine presentano, in corrispondenza del citato limite, strati caratterizzati da un alto contenuto di sostanze organiche; in Italia,il complesso di questi strati viene denominato livello Bonarelli. Il livello Bonarelli presenta frequentemente ricche faune fossili a pesci e resti di vegetali continentali, questi ultimi particolarmente frequenti in un livelletto di argillite giallastra al letto degli strati scuri. L’interesse del livello Bonarelli non si limita soltanto alla paleontologia, ma si estende alle implicazioni paleooceanografiche relative alla parte centrale del Cretaceo e all’utilità nel campo delle esplorazioni petrolifere su scala globale.
A tale riguardo si ricorda che attualmente è in corso il progetto BLIP (Bonarelli Level Project of Italy), promosso e coordinato dal Prof. Rodolfo Coccioni dell’Università di Urbino.
In Italia il livello Bonarelli si rinviene in varie località – Appennino centrale, Calabria, Sicilia – e particolarmente nelle Alpi meridionali. Di quest’ultima zona precisiamo i giacimenti. I Colli Euganei, rispettivamente a Cinto Euganeo e a Villa di Teolo. Vicentino: tunnel tra Schio e Valdagno; altopiano di Asiago, diffusamente tra Gallio e Lusiana. Trevigiano: il maggior affioramento si riscontra a cava Carcoselle presso Possagno. Bellunese: presso Quero. Nel tunnel scavato tra Schio e Valdagno è stato intercettato il livello in discorso e sono stati recuperati importanti reperti fossili, tra cui Tselfatia e resti di tartarughe. A cava Carcoselle presso Possagno sono venuti alla luce molti resi di pesci e abbondanti resti di piante; i fossili di cava Carcoselle, sia ittiologici che vegetali, comprendono molti tipi comuni a quelli di Cinto Euganeo. Il giacimento di Quero ha restituito una importante flora, oggetto di una recente monografia (GOMEZ et al., 2002); sono anche qui presenti abbondanti resti di pesci. Per quanto riguarda le stazioni euganee il giacimento di Cava Bomba a Cinto Euganeo, come si è già esaurientemente riferito, risulta straordinariamente importante dal punto di vista paleontologico. Il livello Bonarelli affiora anche nella cava Sinigaglia presso Villa di Teolo; qui frammenti riferibili a pesci e qualche resto vegetale sono stati rinvenuti in ricerche di superficie da ricercatori dilettanti; tali materiali sono conservati nel Museo Cava Bomba. Purtroppo i lavori di sbancamento hanno comportato la quasi totale asportazione del livello, di cui rimane però traccia nella zona superiore del fronte della cava, oggi dismessi.

Origine de Livello Bonarelli

Fondamentalmente si può ritenere che l’elevazione di soglie sottomarine, dovuta ad attività tettonica, abbia localmente impedito la libera circolazione delle correnti marine, determinando nei fondali condizioni anossiche (mancanza di ossigeno) che avrebbero quindi impedito la completa ossidazione della sostanza organica proveniente dalle parti più elevate della colonna d’acqua, dove vivevano gli organismi planctonici e nectonici. La presenza nel fondale di una microflora batterica anaerobica (solfobatteri) determinava lo sviluppo di acido solfidrico e quindi la precipitazione di solfuri di ferro (pirite); la tossicità dell’acido solfidrico, unitamente all’assenza di ossigeno, producevano condizioni ambientali particolari sfavorevoli alla vita degli organismi superiori legati al fondo (bentonici). Tali condizioni vengono chiamate euxiniche, dal nome greco del Mar Morto nel cui fondale esiste un ambiente analogo. In ambienti di questo tipo le spoglie di pesci morti, trasportati ad opera delle correnti da ambienti diversi anche molto lontani, una volta depositatesi si sono conservate perfettamente, poiché non vi erano né agenti biologici né meccanici in grado di distruggerle.

Guido Bonarelli


Chi era Bonarelli?

Guido Bonarelli (1871 – 1951), anconetano di origine ma trasferitosi a Gubbio con la famiglia in giovane età, è tra i geologi italiani più famosi nel mondo petrolifero della prima metà del secolo scorso, per aver speso tutta la sua vita per la ricerca del petrolio, in Europa, America Latina, Africa orientale ed Estremo Oriente. Bonarelli infatti è stato definito “il pioniere italiano del petrolio internazionale”. Nel 1926 è entrato nell’AGIP da poco costituito, assumendo subito un ruolo di primo piano nei progetti esplorativi per la ricerca di nuovi giacimenti petroliferi e di gas naturale, sia in Italia che all’estero. Guido Bonarelli era ancora studente liceale quando, nella Valle del Bottaccione presso Gubbio, ha scoperto, descritto e datato correttamente il livello guida del Cretaceo Superiore, che più tardi prenderà il suo nome. Oltre alle scienze geologiche, il Bonarelli, personalità incline all’esplorazione e all’avventura, si appassionò moltissimo all’antropologia e alla storia, raggiungendo significative competenze anche in questi campi. Alla fine degli anni ‘70 le sistematiche ricerche oceanografiche e geologiche, orientate con sofisticate tecnologie alla ricerca di risorse naturali, hanno portato alla conclusione che l’evento anossico accaduto all’inizio del Cretaceo Superiore è un fenomeno a scala globale. Esso segna un preciso momento nella storia della Terra, probabilmente correlato all’apertura dell’oceano Atlantico che si stava attuando proprio in quel tempo. La Stratigrafia internazionale ha pertanto istituito ufficialmente l’unità stratigrafica Livello Bonarelli, attribuendole il nome in onore dello scienziato che per primo aveva scoperto e descritto il livello in discorso.

Franco Colombara