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Giovanni Pressato, Una Storia di Eroismo e Propaganda

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Una Storia di Eroismo e Propaganda

Giovanni Pressato assume una condotta che ha dell’incredibile:
il fante viene investito dalle schegge di una granata e ferito gravemente
alle mani, prosegue comunque nella sua missione,  stringendo fra
i denti il dispaccio fino a giungere a destinazione

I Colli Euganei e nello specifico il Comune di Torreglia hanno dato i natali Giuseppe Pressato, classe 1915, divenuto negli anni ‘40 del ‘900 protagonista, suo malgrado, di una curiosa e per certi versi anomala ,avventura di vita fatta di eroismo e propaganda di regime. Per meglio comprendere di cosa si sta scrivendo dobbiamo tornare al 1940, XVIII anno dell’era fascista, quando l’Italia visse forse uno dei momenti più infelici della sua storia recente. Il 10 giugno 1940 infatti, alle ore 18.00, Benito Mussolini dal terrazzo di Palazzo Venezia a Roma arringa la folla e proclama: “Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. L’ora delle decisioni irrevocabili. La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia”.

Giovanni Pressato

Purtroppo gli Italiani, in buona parte semianalfabeti e già segnati da un quinquennio di autarchia, non potevano comprendere i reali scopi del regime. Posta infatti l’impossibilità tecnica (ed economica) per l’Italia di invadere la Gran Bretagna, l’intento era di entrare in Francia, già occupata e piegata dai nazisti il mese precedente, per far risultare poi il nostro Paese fra i vincitori del conflitto con un minimo dispendio di risorse belliche, in Italia peraltro estremamente esigue. Ovviamente il “giochetto” fu ben presto scoperto dai tedeschi e lo stesso Hitler cominciò a dubitare delle reali capacità tattiche e politiche del duce che dieci anni prima era stato da lui considerato fonte di ispirazione. Senza contare che dopo l’invasione della Francia, un paese già conquistato, in Europa cominciò a diffondersi l’idea degli Italiani come popolo di vigliacchi “i cui carri armati hanno una marcia avanti e quattro indietro” per facilitare la fuga. In questo contesto politico sociale, tutt’altro che idilliaco per l’Italia e gli italiani, si inserisce un giovane venticinquenne, Giuseppe Pressato di Torreglia, comune dei Colli Euganei ad economia quasi esclusivamente agricola. Probabilmente proprio per migliorare le proprie condizioni di lavoro, Intorno alla metà degli anni ‘30 del ‘900, G. Pressato si trasferisce a Sesto San Giovanni (Mi) per lavorare come operaio meccanico presso la Società Breda. Presta inoltre servizio militare di leva dal luglio al settembre 1936 perché ascritto a ferma ridotta. Successivamente, il 2 giugno 1940 ovvero otto giorni prima della dichiarazione di guerra, viene richiamato alle armi per mobilitazione (in vista dell’imminente conflitto) presso il 29° reggimento fanteria “Asti” – Divisione Pisa. Una volta assegnato al reparto esploratori del I° battaglione reggimentale, quasi subito G. Pressato si troverà in zona di guerra ai confini tra Piemonte e Francia e più precisamente tra la Valle Sus e il Colle, in territorio francese, Chabaud (2213 m). Le operazioni di giugno sul fronte alpino occidentale iniziano all’alba del 21 e si concludono alle ore 1.35 del  25. G. Pressato riceve l’incarico di consegnare in zona di guerra un dispaccio al comandante di battaglione. A questo punto della storia il nostro protagonista assume una condotta che ha dell’incredibile per il coraggio non comune palesato. Il fante viene infatti investito, sul Colle Chabaud, dalle schegge di una granata che colpendolo solo parzialmente, sono comunque sufficienti a procurargli l’amputazione traumatica di alcune falangi della mano sinistra e altre gravi ferite alla mano destra. Con tali importanti lesioni una persona normale si darebbe subito alla fuga per mettersi in salvo, cercando rifugio presso i compagni più vicini e abbandonando la missione o quantomeno affidandola ad altri. In realtà le cronache militari riportano un altro tipo di condotta: il soldato di Torreglia prosegue nella sua missione stringendo fra i denti il dispaccio fino a giungere comunque a destinazione! Raggiunto infine il comando di battaglione accusa un mancamento per l’emorragia in atto. Ma c’è dell’altro.

Giovanni Pressato riceve la medaglia d'oro dal Principe Umberto Di savoia

I sanitari che l’hanno in cura decidono di trasportarlo in barella verso l’ospedale da campo però G. Pressato rifiuta decidendo di concedere la precedenza ad un ufficiale gravemente ferito. Superati i postumi delle profonde ferite di guerra il fante di Torreglia – nel frattempo decorato con la Medaglia d’oro al valor militare – deve fare i conti con il suo nuovo stato di invalido: alcune dita della mano sinistra parzialmente amputate e la mano destra con importanti lesioni permanenti che ne limitano la mobilità. Verrà dunque prima riformato, poi congedato dall’esercito ed in seguito licenziato dalla Breda per inidoneità sopravvenuta. Quindi, una volta concluso il secondo conflitto mondiale, troverà un impiego, come categoria protetta, presso l’amministrazione provinciale di Padova, città in cui vivrà gli ultimi anni della sua vita. A Torreglia, il suo paese natale in cui abitò in zona Mulini e che continuava a frequentare, fu subito soprannominato “Medajaì d’oro”, medaglia d’oro o soltanto “Medaja”. Ma la vicenda di “Medaja d’oro” va ricordata anche sotto un’altra luce. Per questo bisogna ritornare ai giorni immediatamente successivi al suo grave ferimento. Il Minculpop (Ministero della cultura popolare) era infatti alla continua ricerca di eroi da propagandare quali alfieri della superiore razza italica. Si pensi per esempio al pugile-gigante Primo Carnera subito osannato per la vittoria al mondiale dei pesi massimi (New York, 29 giugno 1933 contro Jack Sharkey) salvo poi essere oggetto di censura in radio e giornali il giorno della sua sconfitta (New York, 14 giugno 1934 contro Max Baer). Anche l’esperienza vissuta da G. Pressato fu subito intercettata dalla propaganda fascista. Leggiamo infatti nella motivazione di conferimento della Medaglia d’oro al valor militare: “Esploratore di battaglione impegnato in combattimento,  incaricato di recapitare al comandante di battaglione una comunicazione, attraversava con sereno sprezzo del pericolo una zona scoperta e battuta da intenso fuoco di artiglieria nemica. Avute ambo le mani quasi completamente asportate da una scheggia di granata, raggiungeva ugualmente il comandante di battaglione, portandogli il biglietto fra i denti. Giunto al posto di medicazione ed esausto per l’eccessiva perdita di sangue, rifiutava di essere trasportato in barella, per  dare la precedenza al trasporto di un ufficiale gravemente ferito. Sublime esempio di alto sentimento del dovere e di spiritoì di sacrificio. Colle Chabaud, 22-23 giugno 1940”.

franchigia-militare”-di-Minculpop

Già nella motivazione possiamo cogliere, nei toni retorici, un’esagerazione. G. Pressato non subisce, comeì confermano le cronache militari prima richiamate, la quasi completa asportazione delle mani. Tanto è vero che “Medaja d’oro” è stato visto fino agli anni ’70 del ‘900 girare tranquillamente  per Torreglia alla guida di un’automobile o del suo sidecar. Ma il Minculpop si spinge oltre e nel 1940 pubblica una cartolina in “franchigia militare” (esente da francobollo per i soldati) in cui G. Pressato è privo di entrambi gli avambracci! Forse anche grazie alle esagerazioni propagandistiche la fama del soldato di Torreglia è comunque ormai di dominio nazionale. Il 13 ottobre 1940 “La Domenica del Corriere” dedica al fante G. Pressato l’intera prima pagina. L’illustrazione del vicentino Achille Beltrame è però meno drammatica e più vicina alla realtà. Infatti nella didascalia si parla di una scheggia di granata che “gli lacerava le mani”. L’11 novembre 1940 l’allora Principe di Piemonte Umberto Di Savoia decora personalmente G. Pressato con la Medaglia d’oro al valor militare già in precedenza conferitagli. È interessante notare come, sia ne “La Domenica del Corriere” sia nella rivista “Oggi” (che nel 1952 pubblicò la foto in cui G. Pressato riceve la medaglia) le didascalie facciano riferimento al fante “Originario di Torreglia in provincia di Milano”. L’errore, corretto molti decenni dopo, dipese dalla circolare del Ministero della Guerra del 13 settembre 1940, n. 73650, ripresa da tutti gli organi di stampa e mai più verificata. Probabilmente i vertici militari furono tratti in inganno dalla ricordata permanenza del soldato a Sesto San Giovanni come operaio delle officine Breda. Sta di fatto che in pratica se si escludevano gli abitanti di Torreglia, Abano, Padova e dintorni, per tutta Italia G. Pressato era un fante milanese. Sempre nel 1940 la propaganda fascista si rivolge anche ai bambini e manda alle stampe quaderni di scuola con in prima di copertina la foto di G. Pressato ed in quarta il testo della motivazione dell’onorificenza ricevuta. Anche il 1941 viene vissuto da “Medaja d’oro” all’insegna della notorietà favorita dalla propaganda. L’allora importante rivista “Pro Familia” lo invita nella sua redazione dopo avergli riservato l’onore della copertina di un recente numero. A testimonianza dell’incontro G. Pressato autografa una sua foto. La G.I.L. (Gioventù Italiana del Littorio) di Milano dedica invece al fante di Torreglia una cartolina con uno stile stranamente realistico e per nulla propagandistico. Dal 1942 ai primi anni del secondo dopoguerra il contesto muta. L’Europa viene progressivamente liberata dal nazifascismo grazie all’intervento ad est dell’Unione Sovietica e a sud-ovest degli angloamericani. Va da sé che vengono meno gli stessi presupposti culturali della propaganda cui si è fatto cenno. A partire dagli anni ‘50 del ‘900 troviamo dunque un G. Pressato giovane reduce di guerra, come detto dipendente della provincia di Padova, che convive con la sua invalidità e continua ad essere giustamente rispettato dagli abitanti di Torreglia e dell’area padovana per l’alta onorificenza guadagnata sul campo di battaglia.

La cronaca locale si interessa di lui il 15 aprile 1951 in occasione del Raduno Triveneto di Mutilati ed Invalidi di Guerra, tenutosi ad Abano Terme. Un giornalista, forse del gazzettino, riferisce che: “La Medaglia d’oro Giuseppe Pressato della vicina  Torreglia” partecipa al lungo ed affollatissimo corteo di ex combattenti in qualità di membro dell’Associazione Mutilati di Guerra sezione di Abano. In quell’occasione “Medaja d’oro” viene anche “Eletto matricola ad honorem dall’Università di Padova”. Negli anni successivi G. Pressato presenzia con interesse ad ogni evento commemorativo, soprattutto a Torreglia e nel padovano, per ricordare i caduti e i reduci della seconda guerra mondiale, spesso autografando le cartoline con la sua immagine fatte stampare dall’Associazione Nazionale del Fante. Trascorrerà gli ultimi anni della sua vita a Padova città.

Gionata Ceretta