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Il Calto della Casara una Sezione Geologica Naturale

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Il Calto della Casara
una Sezione Geologica Naturale

La sorgente del Buso della Casara in epoca romana costituiva
la fonte principale di approvvigionamento idrico per la città di Este
e fino ai tempi recenti veniva sfruttata per
usi domestici e agricoli dagli abitanti della zona

I monti Venda e Vendevolo, collegati da una corta sella, presentano un orientamento E – W e rappresentano due duomi vulcanici costituiti da riolite, una roccia eruttiva molto diffusa nei Colli Euganei. Nel versante sud-orientale del Monte Vendevolo, nei pressi del suo congiungimento con il Monte Venda, sgorga una delle sorgenti più significative dei Colli Euganei: il Buso della Casara.
Questa fonte in epoca romana costituiva la fonte principale di approvvigionamento idrico per la città di Este e fino ai tempi recenti veniva sfruttata per usi domestici e agricoli dagli abitanti della zona. Gli aspetti storici inerenti la fonte Casara, nonché le opere per la captazione e il trasporto dell’acqua, vengono illustrati da Chiara Maratini in questo stesso numero di Euganeamente; io mi limiterò pertanto agli aspetti idrogeologici.

Cascatella-impostata-sulle-lave-basaltiche

Il bacino di alimentazione della sorgente è impostato in roccia eruttiva, cioè la riolite che costituisce i duomi vulcanici di Monte Venda e Monte Vendevolo; in questa zona la roccia è intensamente fessurata e pertanto consente la circolazione in profondità delle acque meteoriche. La portata varia da 3,41 l/s (litri al secondo) a 0,79 l/s, risentendo sensibilmente del regime delle precipitazioni, che nella zona è caratterizzato da due massimi, in primavera e in autunno. Nel tempo, ben prima degli interventi umani per la captazione della sorgente, il flusso d’acqua ha operato una profonda incisione nel versante sudorientale del Monte Vendevolo. Localmente queste profonde incisioni nei versanti dei colli vengono chiamate calti; non necessariamente i calti vengono originati da sorgenti, ma si possono formare anche per incanalamento delle acque meteoriche in particolari condizioni topografiche. Molto spesso i calti rappresentano buone esposizioni per le indagini geologiche, poiché vengono messe a nudo successioni stratigrafiche, altrove mascherate da suoli recenti e copertura vegetale. Nel caso del calto della Casara la situazione è particolarmente favorevole per lo studio di una fase importante dell’evoluzione geologica dei Colli Euganei.

Lave-basaltiche-di-colata

I nostri colli si sono originati in seguito a due fasi eruttive verificatesi rispettivamente nell’Eocene superiore (circa 40 milioni di anni dal presente) e nell’Oligocene inferiore (circa 33 milioni di anni dal presente). In entrambi i casi le eruzioni avvennero prevalentemente in condizioni sottomarine. La prima fase è caratterizzata da prodotti eruttivi di tipo basaltico, mentre la seconda comprende rocce acide come le rioliti e le trachiti che costituiscono la maggior parte dei corpi eruttivi euganei. Il calto della Casara risulta significativo per lo studio dei prodotti basaltici della prima fase eruttiva euganea. Partendo dalla fonte e percorrendo il calto, per alcune decine di metri si riscontrano solo materiali detritici di natura riolitica e coltri argillose di alterazione.

Marne-Euganee-interposte-alle-vulcaniti-basaltiche

Più in basso affiorano invece le prime rocce piroclastiche basaltiche, tufi e brecce; seguono quindi lave a cuscino (pillows laves) e lave basaltiche compatte. I tufi sono depositi di ceneri e lapilli di piccole dimensioni emessi nella fase esplosiva dell’eruzione. Le lave a cuscino, più note in geologia con il termine inglese pillows laves, sono la testimonianza diretta che l’eruzione è avvenuta in ambiente sottomarino; si tratta infatti di strutture globulari di scala decimetrica che si formano dalle colate di lava nel fondo marino. La colata emessa da una bocca vulcanica, per effetto del rapido raffreddamento a contatto con l’acqua marina, si contrae e si fraziona nella parte frontale producendo i corpi globulari. Quest’ultimi possono consolidarsi per ulteriore raffreddamento, formando depositi caratteristici, ma spesso esplodono per l’azione della forte contrazione.

Microfossili-delle-Marne-Euganee
Alle vulcaniti basaltiche sono interposti livelli di rocce marine sedimentarie: le Marne Euganee. I particolari rapporti stratigrafici tra le vulcaniti basaltiche e le Marne Euganee che si possono rilevare nel calto della Casara, indicano che le rocce basaltiche hanno la stessa età di quelle sedimentarie. Le marne sono facilmente databili poiché contengono abbondanti faune fossili microscopiche che consentono di stabilire con precisione l’età geologica della roccia, che corrisponde quindi a quella della prima fase eruttiva euganea.

Breccia-piroclastica-basaltica-formatesi-nella-fase-esplosiva-di-una-eruzione-vulcanica

A conferma di ciò, attraverso analisi radiometriche è possibile datare direttamente la roccia basaltica e constatare che il dato coincide con il risultato ottenuto con il metodo biostratigrafico (analisi delle microfaune della roccia sedimentaria). In definitiva, sulla base dei risultati incrociati delle metodologie sopracitate, l’età di questa fase eruttiva euganea viene riferita all’Eocene superiore, in termini numerici corrispondente a circa 40 milioni di anni dal presente. Le successioni rocciose che si possono osservare nel calto Casara consentono pertanto di ricostruire un importante segmento della storia geologica dei nostri Colli Euganei.

Pillows-basaltici

Consigli per una escursione al Calto della Casara
L’escursione nel calto Casara presenta qualche difficoltà poiché il percorso è molto accidentato e invaso dalla vegetazione. Praticamente è impossibile evitare di camminare nell’acqua e pertanto bisogna munirsi di stivali di gomma o rassegnarsi a bagnarsi i piedi. Un paio di punti del percorso sono decisamente impegnativi perché presentano salti di qualche metro, che bisognerà oltrepassare arrampicandosi per i ripidi fianchi del calto. Proprio in corrispondenza del più significativo affioramento di basalti compatti vi è un salto verticale di alcuni metri, che genera una bella cascatella e va direttamente nelle immediate pertinenze di una proprietà privata chiusa. Bisogna quindi ritornare facendo il percorso a ritroso. Si può anche risalire per un fianco (suggerirei il destro risalendo) e quindi ritornare costeggiando i coltivi, ma bisogna fare i conti con una intricatissima boscaglia, quasi impenetrabile, che orla il calto per una cinquantina di metri. Il periodo migliore per fare questa escursione potrebbe essere l’inverno o inizio primavera, in mancanza di neve e nelle belle giornate. Pur essendo un percorso breve – circa mezzo chilometro – bisognerà preventivare un tempo di percorrenza di almeno due ore e mezza, tra andata e ritorno.

Franco Colombara