Home » Novità home » Il Vino Natalizio dei Colli Euganei

Il Vino Natalizio dei Colli Euganei

Il Vino Natalizio dei Colli Euganei

Quale periodo migliore per gustare i vini autoctoni dei Colli Euganei se non il Natale con i menù tipici di questo periodo invernale?

Nati da eruzioni sottomarine I Colli Euganei si portano dietro un corredo geologico interessante e complesso composto da fondali sottomarini risaliti in superficie e dal magma vulcanico risultante dalle eruzioni. Questo incredibile patrimonio del suolo dei Colli ha costituito la premessa per ottenere prodotti di eccezionale qualità e di peculiari caratteristiche nella flora del territorio e, non a caso, da tempo immemorabile anche nella coltivazione della vite. Numerose sono le testimonianze di questa coltura e della produzione di vino in questo fortunato comprensorio che fanno risalire la presenza della vite ad epoche davvero molto antiche (VII secolo A.C.), ma una svolta in questo settore si è avuta nell’età romana che ha segnato un notevole progresso rispetto all’utilizzo della vite, ancora buona parte, silvestre ed un po’ “selvatica” con la produzione di vitigni selezionati. Ulteriori progressi nella coltivazione della vite avvengono nel Rinascimento (ricordiamo le note del Petrarca che dalla “sua” Arquà rimirava i dolci declivi coperti dalle fronde delle viti) ma soprattutto con l’avvento della Serenissima il patrimonio vitivinicolo dei Colli Euganei assurge a livelli importanti con la produzione di vini decisamente peculiari e prestigiosi. Oggi il Vigneto di questo comprensorio vive un momento straordinariamente interessante con una DOCG di prestigio ed una serie di DOC davvero ragguardevoli, mantenendo la caratteristica di Vini tradizionali ed unici del territorio e coniugando sapientemente due elementi che si sposano di solito con difficoltà cioè la potenza e l’eleganza. Ma vediamo ora quali sono i vini più apprezzati e gustati nella zona dei Colli Euganei, proposti sia dagli esperti sommelier che dai ristoranti della zona che sapientemente li abbinano a menù tipici secondo le disponibilità stagionali. Una menzione particolare merita il Moscato Fior d’Arancio, genotipo particolare di moscato giallo caratterizzato da questo particolare aroma floreale che ricorda la zagara, il Fiore d’arancio appunto. Probabilmente originario dal medio oriente (ed in particolare dalle attuali Siria e Iran) ma che da tempo immemorabile ha trovato in questi terreni un habitat decisamente favorevole e tale da essere considerato Vino tipico del Territorio.

Dice la tradizione che il nome sia in relazione al fatto che la vite sia stata piantata vicino ad un agrumeto perchè ne riportava le caratteristiche organolettiche. Ricordiamo che Moscato deriva da muschio, sinonimo nel mondo della Serenissima di sostanza profumata e appena ne avviciniamo il naso la fragranza dei profumi ci cattura con note di pesca gialla, ananas, erbe aromatiche come la salvia, la macchia mediterranea, ed il caratteristico profumo varietale dell’uva che rimane ineluttabilmente nel bicchiere. Il Fior d’Arancio, sublime e molto apprezzato, oggi è noto nelle versioni: Spumante (metodo Charmat-Martinotti) con leggero, ma importante residuo zuccherino e volutamente modesta gradazione alcolica (circa 6° alcolici) oppure profumato ed agrumato con una freschezza che ben supporta la nota dolce rendendola gradevole e non stucchevole. Questo moscato, che non dovrebbe mancare nelle tavole soprattutto in questo periodo natalizio, trova magnifico il suo abbinamento con il panettone o il pandoro, ma può essere intrigante come aperitivo, soprattutto estivo o come compagno di conversazione tra amici all’ombra di un pergolato, nelle stagioni più calde. Il Fior d’Arancio può essere proposto anche come abbinamento con antipasti di frutti di mare, ma questa possibilità potrebbe un po’ forzare le sue caratteristiche di immediatezza. Questo prelibato vino tipico dei Colli Euganei dal 2011 ha avuto l’importante riconoscimento di DOCG a sottolinearne la qualità e l’importanza. Passiamo poi al Passito, una versione del moscato abbastanza nuova, sebbene non del tutto sconosciuta anche in tempi remoti, ottenuta con uve in appassimento che catturano l’olfatto con note di frutta secca, di datteri e canditi di dolci speziature, dove però la naturale e corretta acidità agrumata non stanca il palato ma lo apre a complessità inconsuete.

Il Moscato, che non dovrebbe mancare
nelle tavole soprattutto in questo periodo
natalizio, trova magnifico il suo abbinamento
con il panettone o il pandoro, ma può essere
intrigante come aperitivo e con il pesce.

Il Passito risulta di estremo interesse se in abbinamento con particolari piatti che ne risaltino ulteriormente le qualità organolettiche. Ottimo non solo con i dolci, soprattutto a pasta di mandorla, ma il suo impiego può spaziare egregiamente fino ad accompagnare piatti a base fois gras e, se vogliamo essere audaci, anche con qualche formaggio leggermente erborinato. Meno importante la versione “tranquilla”, ovvero vino fermo senza bollicine e appassimento, che non ha trovato successo, ma rimane sicuramente un valido ed interessante prodotto che merita in ogni caso una certa attenzione. Cambiando decisamente gusto ed orientandoci verso un vino di ineguagliabile gradevolezza, troviamo il Serprino. Sulla sua origine gli esperti e gli storici non trovano un punto di accordo e ancora di dibatte su questo tema. Ma ancora più contesa è la palma della primogenitura dell’uva Glera tra le colline del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene ed i Colli Euganei per questo straordinario Spumante. Oggi si pensa ad una lontana origine Istriana che si è poi estesa da una parte, con grande fortuna, nella zona di Conegliano-Valdobbiadene e dall’altra nei Colli Euganei, senza alcun diritto di primogenitura. Oggi il Serprino non è più il “ Prosecco” degli Euganei, ma è qualcosa di specifico, peculiare, come peculiare è la sua zonazione. Superato quindi questo “empasse” ed evidenziata la specificità di questo prodotto, godiamo l’emozione di questo spumante, da molti ritenuto, a torto, un vino semplice, confondendo proprio questa caratteristica di semplicità con la possibilità di un godimento diretto, quasi immediato. Il Serprino si presenta nel bicchiere brillante, luminoso nei suoi riflessi paglierini con a volte qualche leggero richiamo appena verdolino di clorofilla. All’olfatto degli amanti di questo particolare ed apprezzato vino, si presenta con fragranze floreali di biancospino, di acacia, spesso anche di Fior di zagara. Il corredo olfattivo continua con note fruttate di pera Williams, albicocca e kiwi nella versione Extra-Dry, pompelmo e papaia nella versione Brut. La freschezza al palato si fa sentire con la sua elegante pungenza, che risulta però ben equilibrata da piacevoli ritorni floreali e fruttati che poi confluiscono in un finale leggermente ammandorlato. Il Serprino può essere considerato un classico vino da aperitivo, particolarmente indicato se gustato durante una conversazione tra amici, ma può anche accompagnare importanti antipasti di pesce, ideale per un piatto di “poenta e schie” di veneziana memoria.

Vino di “simpatia” , senza voler darsi delle arie, ma non per questo modesto, per certi aspetti più immediato del blasonato Prosecco, ma con delle interessanti prospettive. Dopo aver parlato dei vini autoctoni, non bisogna dimenticare che nei Colli Euganei esiste una notevole produzione di vitigni cosiddetti “internazionali” come il Cabernet e soprattutto il Merlot tra i vini a bacca rossa, lo Chardonnay ed il Pinot bianco tra i bianchi assieme alla Garganega che comunque in questo Comprensorio acquisiscono connotazioni particolari di potenza ed eleganza insieme. Per il vostro pranzo di Natale e per le vostre cene natalizie con amici i Vini dei Colli Euganei sono la miglior scelta, da gustare o da regalare!

Paolo Chinellato