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Vegetale a Chi?

Vegetale a Chi?

Le piante hanno i sensi, possono
comunicare e sono intelligenti!

Ad affermare la sensibilità e l’intelligenza del mondo vegetale è Stefano Mancuso, professore dell’università di Firenze e direttore del laboratorio di neurobiologia vegetale, che assieme ad Alessandra Viola, giornalista scientifica, ha pubblicato un libro divulgativo dal titolo “Verde Brillante” ed edito da Giunti. Fin da quando l’uomo è comparso sulla Terra convive con i vegetali che, come risaputo, sono comparsi sulla terraferma circa 450 milioni di anni fa. Nonostante il lungo periodo di convivenza (circa duecentomila anni) non si può certo dire che l’uomo abbia davvero imparato a conoscere queste entità relegandole fin dall’antichità ad un “rango inferiore”. Già nella Bibbia, la vicenda di Noè fa riferimento al solo salvataggio di una coppia per tipo di animale, ma dei vegetali nemmeno l’ombra. Anche Aristotele considerava i soli vegetali appena un gradino sopra le rocce e cioè in grado di vivere, ma non di certo di “sentire” e non dotati di intelligenza. Da sempre quindi, le piante ed i vegetali sono considerati privi di sensi e di capacità di comunicare. Ma è davvero così? È possibile che dei viventi, che si sono evoluti in milioni di anni e che potrebbero sopravvivere benissimo anche senza la presenza dell’uomo in quanto autotrofi, non abbiano un minimo di intelligenza?

Le strategie evolutive

Per comprendere meglio come funzioni una pianta dobbiamo spiegare le diverse strategie evolutive intraprese da animali e vegetali. Gli animali, infatti, hanno adottato “strategie di movimento” e hanno potuto concentrare le proprie funzioni vitali in organi ben definiti e non replicabili. Al contrario, le piante non possono muoversi ed hanno dovuto creare un sistema in cui le funzioni vitali fossero “diffuse”. Se un erbivoro bruca la quasi totalità delle foglie di una pianta, quest’ultima, seppur con qualche stento, riuscirà comunque a sopravvivere; un animale al contrario, se viene privato di un organo vitale è destinato a morire. Questo si traduce nella mancanza di organi definiti, ma un vegetale può comunque svolgere le proprie funzioni vitali. In pratica può respirare anche senza polmoni, mangiare senza una bocca e stare in piedi senza uno scheletro.

Piante ed individui

I vegetali non possono essere considerati “individui”, cioè non divisibili. Possiamo vederli come un organismo composto di vari comparti modulari, alla stregua di una colonia di formiche, dove anche se una parte della famiglia dovesse perire, la restante sarebbe in grado di sopravvivere.

Le piante hanno i sensi? Anche per fattori culturali non siamo avvezzi a pensare che i vegetali abbiano dei sensi. Un riscontro abbastanza rapido può esserci fornito dal fatto che queste ultime sono prive di occhi, bocca, naso, orecchie per non parlare del tatto, insomma le piante “vegetano”. Ma è davvero così? Si può affermare che oltre a possedere i sensi come l’uomo li intende, ne hanno anche di più! Ovviamente le differenze ci sono e sono molte.

La vista

Secondo la definizione del vocabolario, la vista è la facoltà di vedere, di percepire stimoli visivi, il senso della luce e degli oggetti illuminati. Pur non vedendo come l’uomo, le piante sono in grado di intercettare la luce, di usarla e di riconoscerne sia la quantità che la qualità. Questo avviene in quanto la luce è “l’alimento” principale per parametri, le piante sono in grado di modificare la loro posizione crescendo in direzione della luce. Questo movimento, che peraltro è molto rapido, si chiama fototropismo. È una vera espressione di “intelligenza verde” in quanto presuppone il calcolo del rischio e la previsione dei benefici che lo sforzo comporta.

Stefano Mancuso e Alessandra Viola, Verde Brillante Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale, Giunti 2013

L’olfatto

Anche in questo caso, al contrario dell’uomo, i vegetali su tutta la loro superficie hanno dei recettori di sostanze volatili in grado di comunicare a tutta la pianta l’informazione. Le piante si servono di queste sostanze per ricavare preziose informazioni sull’ambiente, per comunicare tra loro e con gli insetti. Basti pensare al basilico, rosmarino, limone, liquirizia ed altri. Questi aromi fungono da “parole” che esprimono precisi messaggi che però l’uomo fatica ancora a decifrare. Alcuni di essi si è scoperto indichino lo stato di salute della pianta, altri lo stress, il pericolo. Tutti questi messaggi sono utilizzati per avvertire le piante vicine cosicché esse possano adottare le più adatte contromisure.

Il gusto

Come negli animali, anche nelle piante il senso dell’olfatto e quello del gusto sono strettamente connessi. Nel caso delle piante, gli organi preposti al senso del gusto sono alcuni recettori delle sostanze chimiche. Ad esempio, le radici “assaggiano” in continuazione il suolo alla ricerca di nutrienti come nitrati, fosfati o potassio. Ce ne si accorge osservando l’apparato radicale. Le piante, infatti producono una maggior quantità di radici laddove la concentrazione di queste sostanze risulta più elevata. Non possiamo però dimenticare che molte specie osservano una dieta diversa: si tratta delle cosiddette “piante carnivore”. Nonostante le evidenze sulla dieta di queste specie, si dovette attendere Charles Darwin e il suo libro del 1875, intitolato appunto Piante insettivore, per trovare risposte scientifiche sensate a dubbi sull’esistenza di “piante cacciatrici”. Ma come mai questo tipo di dieta? Queste specie si sono evolute in ambienti umidi e in zone palustri, luoghi in cui l’azoto era scarsamente o per nulla disponibile.

Dovettero inventare un sistema di approvvigionamento e con il passare del tempo modificarono la forma delle foglie. Le piante di questo tipo non si limitano però a imprigionare e uccidere gli insetti, ma attuano sulla foglia una vera e propria digestione delle prede per assimilare i nutrienti che contengono. Non esistono solo le specie carnivore propriamente dette. Osservando le foglie della patata, del tabacco o di piante appena un po’ più esotiche quali la Pawlonia tomentosa, si può notare che è abbastanza frequente trovarci sopra degli insettini morti. Le foglie di queste piante secernono sostanze appiccicose o velenose che uccidono gli insetti. Questi decomponendosi rilasceranno l’azoto che verrà assorbito dalle foglie stesse. Ma le sorprese sulla dieta vegetale non finiscono qui: alcuni anni fa è stato pubblicato uno studio relativo a una pianta in grado di cacciare dei vermi con speciali trappole sotterranee.

Il tatto

Nel mondo vegetale il senso del tatto è strettamente connesso a quello dell’udito. Si serve di piccoli organi detti “canali meccano-sensibili” che si trovano un po’ dappertutto nella pianta. La pianta si accorge di essere toccata? Per rispondere è sufficiente osservare il comportamento della Mimosa pudica, un particolare tipo di mimosa detta “sensitiva” che appena viene sfiorata ritrae le foglie. Sembra ormai evidente che si tratti di una strategia di difesa, ma non è ancora chiaro da cosa. Quel che è certo è che la pianta è in grado di imparare se uno stimolo è pericoloso o meno. Ad esempio se si scuote la pianta le sue foglie si chiudono, ma se si continua a scuotere per molto tempo le foglie si abituano alle vibrazioni e si riaprono. Le piante in breve tempo “imparano” che gli scossoni non sono pericolosi e smettono di sprecare energia per la chiusura delle foglie. Un altro esempio è quello offerto dalle piante rampicanti (e da tutte quelle che producono viticci). Per esempio il pisello rampicante produce viticci molto sensibili che quando toccano qualcosa si arricciano in pochi secondi. Lo scopo è quello di avvolgersi intorno all’ oggetto con cui sono venuti a contatto. Questo è un comportamento che si ritrova in moltissime piante che “tastano” gli oggetti intorno a loro per scegliere quello migliore da cui farsi sorreggere durante la crescita.

Mimosa Pudica - Colli Euganei

L’udito

Le piante, come tutti sanno, non sono provviste di orecchie, ma ormai abbiamo scoperto che esse possono vedere senza occhi, gustare senza papille, annusare senza naso e persino digerire senza stomaco. Possono dunque udire senza la presenza di padiglioni auricolari. Questo avviene in quanto la terra è un conduttore così buono che non c’è bisogno di orecchie per sentire. Le vibrazioni possono essere captate da tutte le cellule della pianta grazie alla presenza dei canali meccano-sensibili. Nei vegetali, quindi, anche il senso dell’udito è diffuso. Numerosi esperimenti negli anni hanno cercato di verificare le capacità uditive dei vegetali e i risultati sono sempre stati interessanti. Dai dati di laboratorio si è recentemente dimostrato come l’esposizione ai suoni faccia variare l’espressione genica nelle piante. Altri esperimenti più recenti, concentrati sulla parte ipogea della pianta hanno dimostrato che le radici percepiscono una gamma molto ampia di vibrazioni sonore. Nel 2012 una ricerca condotta in Italia ha dimostrato che le radici producono suoni, anche se il modo in cui ciò avviene non è ancora chiaro. La sonorità delle radici è stata provvisoriamente battezzata clicking, perché i suoni che la contraddistinguono somigliano a dei “click”. Con ogni probabilità questi piccolissimi “click” sono il frutto della rottura delle pareti cellulari e, pur non essendo prodotti dalle piante in modo volontario, la loro importanza potrebbe essere comunque cruciale.

…e molti altri sensi!

Una pianta è in grado di misurare con precisione l’umidità di un terreno e di individuare fonti d’acqua anche molto distanti. Dispone infatti di una specie d’igrometro, molto utile per conoscere quanta acqua è presente nel suolo e dove si trovi. Le piante hanno anche altre straordinarie capacità: per esempio possono sentire la gravità, i campi elettromagnetici e ovviamente sono in grado di riconoscere e misurare un elevatissimo numero di gradienti chimici contenuti nell’aria o nel terreno. Alcuni di questi sensi sono localizzati nelle radici, altri nelle foglie, mentre altri ancora sono diffusi nell’intero organismo vegetale, ma ciò che più stupisce è il livello di raffinatezza cui giungono questi veri e propri laboratori di analisi verdi. Una pianta, infatti, è in grado di individuare e riconoscere quantità assolutamente irrisorie di elementi chimici importanti o al contrario dannosi per la sua crescita, anche a metri di distanza dalle radici. Le radici di una pianta, dopo aver percepito il nutriente, si rivolgono in quella direzione e crescono fino a raggiungerlo per assorbirlo. Al contrario, nel caso d’inquinanti o composti chimici pericolosi sia per il mondo vegetale sia per quello animale, le radici si muovono in modo da allontanarsene il più possibile.

Stefano Mancuso e Alessandra Viola, Verde Brillante Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale, Giunti 2013

Conclusioni

Abbiamo visto che, se pur con meccanismi leggermente diversi da quelli cui siamo abituati a pensare, le piante hanno i sensi. Sono quindi dotate di intelligenza e sanno prendere decisioni anche apparentemente complesse. Capacità di questo tipo sono note da quasi un secolo e sono state approfonditamente studiate, senza tuttavia essere mai collocate nella giusta prospettiva. Questo avviene perché ancora oggi, nella nostra cultura, le piante non sono considerate esseri senzienti, ma organismi passivi. Eppure il mondo vegetale grazie a queste straordinarie capacità ci offre in molti campi un aiuto insostituibile. Le piante sintetizzano decine di migliaia di molecole, molte delle quali vengono usate nella nostra farmacopea, producono ossigeno e rendono disponibile uno dei più diffusi materiali da costruzione (il legno), mentre in passato hanno persino prodotto le riserve energetiche (i combustibili fossili) che da secoli sostengono il nostro sviluppo tecnologico. Apporti preziosi e irrinunciabili, senza contare che esse sono l’unica risorsa realmente disponibile per disinquinare il Pianeta. Al ritmo con cui lasciamo che le specie vegetali si estinguano, è probabile tuttavia che anche in questo campo si stia di fatto rinunciando a chissà quante soluzioni inesplorate e alla nostra futura possibilità di disinquinare efficacemente, a costo molto contenuto e senza alcun impatto, il nostro Pianeta.

In biologia si definisce dominante la specie che si ricava maggiore spazio vitale a discapito delle altre, dando prova di questa competizione di una migliore adattabilità all’ambiente ed una superiore capacità di risolvere i problemi che naturalmente si presentano a ogni essere vivente nella lotta per la sopravvivenza. L’assunto è piuttosto chiaro: più una specie è diffusa, maggiore peso specifico essa possiede all’interno dell’ecosistema. Dunque, se scoprissimo un pianeta lontano abitato per il 99% da una certa forma di vita cosa diremmo? Che probabilmente quella è la specie dominante! Allora perché non farlo anche sulla Terra dove il 99,7% della biomassa è rappresentata da vegetali e dove l’individuo più grande è ancora un albero?

Filippo Rossato