Home » Curiosità » La Leggenda di Speronella a Rocca Pendice

La Leggenda di Speronella a Rocca Pendice

1000-rovine-di-rocca-pendice
La Leggenda di Speronella a Rocca Pendice

Il mito di Speronella – ben lontano dalla donna decisa e arrivista realmente vissuta e che sposò cinque mariti altro forse non è che una mera invenzione per idealizzare e nobilitare un sentimento comune ai padovani e ai veneti dell’ epoca: cercare di ribellarsi all’ invasore germanico.

I Colli Euganei come area geografica si prestano ad essere oggetto di studio sotto molteplici profili: analisi dei biotopi, geologia, archeologia, storia, urbanistica, tutela ambientale, turismo, eno-gastronomia ecc.. Non poteva poi mancare un aspetto prettamente leggendario che nei secoli ha interessato anche l’area euganea. La leggenda di cui tratteremo, è bene subito chiarire, non collima affatto, sul piano dei contenuti, con il concetto greco di mito, inteso nell’accezione di luogo in cui la verità si manifesta velata, come allegoria e quindi rappresentazione “camuffata” dell’esistente. Al contrario ci addentreremo in una serie di vicende che sembrano quasi totalmente dissociarsi dai reali accadimenti così come riportati dalle fonti storiche. Ciò premesso, la nostra storia ha inizio in un luogo particolarmente noto dei Colli Euganei: Rocca Pendice o Rocca di Pendice. Il complesso di trachite, che si staglia tra Castelnuovo e Teolo, reca tracce di insediamenti umani riconducibili fin dal tempo degli Euganei o più probabilmente della successiva popolazione dei Veneti: urne cinerarie in terracotta e lucerne sepolcrali. Un manoscritto dello storico Cittadella riporta inoltre l’ipotesi che nel dirupo risiedesse un oracolo.
É nel Medio Evo che assistiamo alla nascita di una fortificazione necessaria per meglio difendere e controllare il territorio circostante. Si hanno poi notizie certe che Carlo Magno diede la rocca in feudo ai vescovi di Padova che nel 1161 dovettero però cederla a Federico Barbarossa. L’imperatore tedesco nominò quindi come suo vicario, il conte Pagano, forse tedesco. A questo punto ai fatti storicamente documentati si sovrappone la vicenda leggendaria di Speronella Delesmanini, “Bellissima vergine, di tre lustri (15 anni), figlia di Alberto Delesmano e di Mabilia. Per lei, giovinetta virtuosa, di costumi santissimi e irreprensibili, sospiravano mille prodi e fra questi il cavaliere Jacopo da Carrara che da tempo anelava di sposarla”. Le origini della leggenda di Speronella sono riconducibili, oltre che alla tradizione orale, principalmente a tre opere scritte. La prima è un antico manoscritto (forse del 1300-1400) in prosa andato perduto. La seconda è datata 1853; si tratta di un profilo, a tinte fosche, pubblicato sulla vita della fanciulla da Napoleone Pietrucci. Infine la terza opera dedicata a Speronella, che si richiama alla prima, è un componimento di tal G.S.Ferrari il quale nel 1875 dà alle stampe un poemetto in 320 ottave, 2560 versi: Il ratto di Speronella, ossia Padova liberata. Il componimento, che nel titolo sembra ispirarsi al Tasso, per critica unanime è intriso di mediocrità. Le vicende narrate nelle citate opere partono dall’anno 1161 quando, come detto, il conte Pagano viene nominato vicario del Barbarossa per cui “Signor (Il Pagano) legato a questa terra (Padova) e reo sovrano, lasciato di libidine ogni freno, impor la voglia sua, despota appieno”. Nel 1165 Il “gaglioffo”, invaghitosi della morigerata Speronella, la fa rapire dai suoi sgherri mentre passeggia per Padova e la rinchiude nel castello di Sant’Elena per cui“Ella era mesta, e collo sguardo attento ricercare parea sovrana altezza. E una calma divina, abbellimento di quell’anima angelica, vaghezza aggiungeva alla sua guancia vezzosa appena tinta del color rosa”. Ma l’affronto non cade nel nulla. La notte del 20 giugno un pugno di arditi si raduna a consiglio nel palazzo di Alberto Delesmano. La notizia di una possibile rivolta giunge a Pagano che per mettersi al sicuro lascia il Castello di Sant’Elena e si rifugia con Speronella nella Rocca di Pendice. Alle ore 12.00 del 23 giugno migliaia di insorti, con la bandiera del Comune di Padova in testa, invadono il castello; Alberto Delesmano muove verso Pendice e assalta la Rocca che capitola la sera stessa con la cattura e l’uccisione del conte Pagano. Purtroppo nei combattimenti trova la morte anche Jacopo da Carrara, pretendente di Speronella che fu liberata e “per la quale tanto sangue fu sparso, tanta gloria alla patria fu ridonata, tanta alla nazione, et degnissima che il suo nome si celebri dai posteri più remoti, come l’ultima mossa a quella famosa Lega che Lombarda fu detta” (1174 Costantini, Cronaca). E ancora “Festeggia intanto della gran vittoria salva Padova tosto il nunzio grato; spenta ella vide dei stranier la boria, ed infrante le corna al principato. Poi rivestito di novella gloria Alberto salvator fu coronato, e tu, invidia tonasti ad ogni bella, o gemma di bellezza, Speronella”. Questa in sintesi è la leggenda di Speronella: un malvagio invasore la rapisce per concupirla ma viene liberata dai padovani guidati dal padre della fanciulla.

rocca-pendice-in-una-stampa-dell800
Ci sono comunque altre versioni della leggenda secondo cui, per es., la vergine fu liberata dal fratello ma nella sostanza i contenuti, pur modificati, sono simili. La realtà storica, con delusione degli amanti del romanticismo, purtroppo non fu questa. Le testimonianze ci consegnano una Speronella molto diversa, meno idealizzata e forse per questo più umana. I dati storici documentati si richiamano infatti ad un conte Pagano realmente esistito così come è dimostrata l’oppressione esercitata su Padova dai vicari del Barbarossa e la conseguente ribellione dei padovani che presero le armi per rivendicare le loro libertà. La loro e non certo quella di Speronella che nella realtà era già da un anno sposata con il conte Pagano da lei impalmato dopo aver ripudiato il primo marito, quel cavaliere Jacopo da Carrara che nella leggenda era il suo pretendente poi ucciso nella battaglia di Rocca Pendice. Ma anche la sorte del conte Pagano fu molto diversa. Una volta cacciato e inseguito dai padovani per la sua reggenza oppressiva, si rifugiò nella fortezza di Pendice. Ma non fu né catturato né ucciso. Dopo un assedio durato un anno, venuti a mancare gli approvvigionamenti imperiali e iniziata la riscossa delle altre città venete, si arrese ai padovani e lasciò il territorio con l’onore delle armi. Possiamo quindi dedurre che Speronella non subì alcun abuso né cattività presso la Rocca di Pendice, posto in cui viveva col marito. Rileva comunque la magnanimità dei padovani che non rinfacciarono alla nobile concittadina di aver ripudiato un gentiluomo cavaliere per accasarsi col vicario del Barbarossa. Ma Speronella era sicuramente una persona ambiziosa e pragmatica. Dopo l’assedio della Rocca di Pendice ripudiò il secondo marito e sposò Pietro Da Zaussano. Ripudiato anche costui convolò a nozze con Ezzelino II Da Onara (vicino a Tombolo) da non confondersi con Ezzelino III Da Romano. Abbandonato il quarto marito sposò Oderico Da Fontana di Monselice da cui ebbe un figlio, Jacopo Da Sant’Andrea. Questi verrà immortalato da Dante Alighieri che lo collocherà nel Settimo Cerchio dell’Inferno, Canto XIII (115-135), tra gli scialacquatori, dilaniato da “nere cagne bramose e correnti”. Il figlio di Speronella, fatto uccidere da Ezzelino Da Romano nel 1239 (oppure morto in miseria a Ferrara, secondo altre fonti), non si distinse certo per virtù. Il Lana riporta infatti che dopo aver dissipato il patrimonio in mali e vizi vari pensò bene di divertirsi facendo bruciare un villaggio di sua proprietà e di osservare con piacere l’incendio da debita distanza. É ricordato poi per aver fatto amputare i seni ad una giovane donna accusata di stregoneria. Per concludere, l’impressione è che il mito di Speronella – ben lontano dalla donna decisa e arrivista realmente vissuta e che sposò cinque mariti – altro non sia che una mera invenzione per idealizzare e nobilitare un sentimento comune ai padovani e ai veneti dell’epoca: cercare di ribellarsi all’invasore germanico. In tal senso rileva un verso del poeta Carlo Leoni, a metà dell’800, che su Rocca di Pendice scrive: “Rupe sacra favella, l’ebbrezza de’ padri, fugata l’idra imperiale, libera Speronella, tuonanti il grido, trionfante a Legnano (dove il Barbarossa fu sconfitto il 29 maggio 1176)”.

Gionata Ceretta