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La Migrazione degli Uccelli nei Colli Euganei

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La Migrazione degli Uccelli nei Colli Euganei

Da sempre gli uccelli, con la loro capacità di spostarsi da un continente all’altro, effettuando con le loro sole forze viaggi che a noi richiederebbero mezzi e tempi estremamente onerosi, esercitano un fascino irresistibile e spronano la nostra fantasia ad immaginare nuovi mondi e nuovi orizzonti che si dischiudono al nostro progredire verso i tropici. Il nostro pensiero si sofferma sugli aspetti piacevoli del viaggio, ma per i nostri amati uccelli la migrazione significa affrontare pericoli sconosciuti e l’insicurezza di trovare fonti alimentari sufficienti. Per questo motivo essi seguono rotte migratorie selezionate nel corso della loro storia evolutiva, che permettono di minimizzare rischi e fatica e di trovare lungo la strada delle fondamentali aree in cui sia possibile per loro alimentarsi ed accumulare energia per proseguire il viaggio. Il serbatoio della benzina per gli uccelli si trova negli accumuli di grasso bruno che verranno bruciati nel corso degli spostamenti. Questo grasso viene accumulato anche nel corso della migrazione, che si svolge nella fase iniziale per piccole tappe, spesso notturne. Così i piccoli uccelli percorreranno tutta la lunghezza dell’Italia continuando ad accumulare grasso che servirà loro per i due grandi balzi che dovranno affrontare con un volo battuto non stop di oltre mille chilometri: il Mediterraneo e subito dopo il deserto.
Ecco quindi che i Colli Euganei svolgono un ruolo importantissimo per molti di loro, impegnati in questo eroico viaggio: con la loro grande varietà di ambienti (boschi freschi e boschi termofili, stagni, vegri) offrono una tavola imbandita ad una varietà di specie di passeriformi in transito ed allo stesso tempo le correnti ascensionali che si formano lungo i pendii assolati dei colli fanno da ascensore efficacissimo per i grandi veleggiatori che si trovano ad attraversare la pianura padana. Come un’isola verde in un mare urbanizzato i colli sono visibili da grande distanza ed attraggono come una calamita i passanti che transitano dall’Appennino romagnolo alle Alpi e viceversa. Le pendici euganee, tra aprile e maggio e tra fine agosto e settembre, si popolano di un frenetico mondo alato intento ad alimentarsi di bacche ed insetti.

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Alcune specie possono essere avvistate sui nostri colli solo in questo periodo: Balie nere, Luì verdi e grossi, Stiaccini, Canapini maggiori, Bigiarelle, Beccafichi, Rondoni maggiori non si fermano a nidificare né a svernare, ma proseguono verso le Alpi e l’Europa centrale. Altri uccelli come Cinciallegre, Capinere e Pettirossi vedono invece un avvicendamento delle popolazioni, per cui ad uccelli presenti durante l’inverno si sommano popolazioni della stessa specie che hanno sviluppato un comportamento migratorio.

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La stessa situazione si verifica per i rapaci: Sparvieri, Gheppi e Poiane possono essere osservati sui Colli Euganei tutto l’anno ma nei periodi di passo sia autunnale che primaverile i contingenti aumentano vistosamente e soprattutto nel caso dei veleggiatori è possibile osservare gli animali che arrivano dalla pianura, si alzano sopra le colline sfruttando le “termiche”, le correnti ascensionali che permettono loro di guadagnare rapidamente quota, e proseguire poi il viaggio seguendo la loro bussola interna che li guida infallibilmente verso i territori di nidificazione o di svernamento, a seconda dei casi.

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Molti altri rapaci possono essere avvistati durante i passi, il più frequente senz’altro è il Falco di palude ma non mancano Nibbi reali, Aquile minori, Falchi cuculi, Bianconi, Albanelle reali e minori e persino il Grifone, con la sua spettacolare apertura alare di oltre due metri e mezzo, è stato avvistato un paio di volte.

Pecchiaiolo

A maggio il passo più evidente è quello del Pecchiaiolo, il rapace che un po’ ovunque in Europa è il simbolo stesso della migrazione per la sua abitudine a spostarsi in gruppo formando flock di decine di animali. Con il suo bassissimo carico alare sfrutta al meglio le termiche e si concentra nei colli di bottiglia della migrazione come lo stretto di Messina (dove una decennale azione della LIPU e del Corpo Forestale dello Stato ha ridotto il fenomeno del bracconaggio proprio su questa splendida specie), il monte Conero e i Colli Asolani, sui quali possono essere contate molte migliaia di animali di passaggio. I Colli Euganei con le loro numerose vette non consentono una tale concentrazione, ma sicuramente non è difficile nelle giornate propizie essere sorvolati da decine di Pecchiaioli diretti verso nord.

 

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