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La Silenziosa Invasione degli “Alieni”

La Silenziosa Invasione degli “Alieni”

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Con il termine tecnico di “specie aliene” s’intendono animali o piante alloctone, cioè non appartenenti alla fauna o alla flora locali, introdotte dall’uomo accidentalmente o volontariamente e che dimostrano un comportamento invasivo.

La facilità con la quale le merci viaggiano da un paese all’altro, è la principale causa dell’arrivo e della diffusione di queste specie aliene che in alcuni casi si sono rivelati autentici flagelli in diversi ambiti: agrario, forestale, sanitario… Basti pensare, in epoca storica, ai danni causati in Australia alla fauna e alla flora unici di quel paese dall’introduzione iniziale dei conigli, a scopo alimentare, del topolino domestico e del ratto e successivamente, cercando di riparare al danno, dei loro predatori: donnola, ermellino e volpe. Fortunatamente, in molti casi le possibilità che una specie ha di affermarsi nel nuovo ambiente sono molto poche, soprattutto se provenienti da climi estremi: molti rettili, insetti, scorpioni o ragni introdotti dai paesi tropicali ed equatoriali con i legnami pregiati per il momento non sono in grado di superare l’inverno delle nostre latitudiniLa capacità di diventare invasiva dipende quindi oltre che dalle caratteristiche fisiologiche della specie e dal suo comportamento, anche dall’area geografica o dal paese da cui proviene, in cui gli habitat per certi versi sono simili a quelli dei paesi in cui è introdotta. Un altro motivo sta nel fatto che, almeno all’inizio queste nuove specie dimostrano un comportamento esuberante semplicemente perché non esistono i suoi naturali antagonisti o i suoi tipici predatori; inoltre, molte specie appena giunte occupano nicchie apparentemente libere, o passano addirittura inosservate per molto tempo. Naturalmente i piccoli animali, come gli insetti, sono i più facili da trasportare da un luogo a un’altro e a insediarsi nei nuovi habitat, ma nelle liste delle specie invasive redatte dai vari paesi europei, non mancano molti vertebrati. Le conseguenze sull’ambiente e sulle specie autoctone spesso non sono immediatamente comprensibili e i risultati negativi appaiono solamente quando ormai la nuova specie si è completamente affermataTale fenomeno è piuttosto diffuso anche nelle nostre regioni, con decine di specie introdotte direttamente dai paesi d’origine con gli scambi commerciali, diffuse naturalmente dai paesi confinanti dove, erano giunti in precedenza, sfuggite dagli allevamenti creati a scopi commerciali o introdotte illegalmente. Il caso del Cinghiale (Sus scrofa)  sui Colli Euganei è piuttosto emblematico; andando in giro per i sentieri nei boschi sarà capitato a tutti di notare le vistose tracce della sua attività.

Cinghiale (Sus scrofa)

Questo grosso mammifero, assieme agli altri ungulati che popolavano i boschi planiziali della nostra pianura, era scomparso da secoli dai Colli Euganei in seguito alla riduzione delle aree forestali a favore dell’agricoltura e degli insediamenti umani e, naturalmente, alla caccia. Sugli Euganei il cinghiale fu reintrodotto illegalmente durante gli anni ’90 del secolo scorso e, grazie alla prolificità tipica della sua specie, ha rapidamente colonizzato tutto il territorio collinare compiendo incursioni persino nei fondivalle e nei centri cittadini, come riferito frequentemente dalle cronache quotidiane. Ormai è stato ampiamente dimostrato l’impatto negativo che il grosso mammifero ha sull’ambiente forestale e agricolo degli euganei e, come già recentemente messo in evidenza sulle pagine di questa rivista, su alcune tra le cenosi più delicate e importanti dei nostri colli, come i vegri e i prati a orchidee. Se non bastassero i cinghiali ad alterare il delicato equilibrio della natura euganea, recentemente si è verificata pure un’esplosione demografica di un altro piccolo animale, questa volta un insetto, con serie conseguenze per i boschi e le colture. Dal 2008 i colli sono interessati dall’invasione di una grossa cavalletta, il Barbitiste (Barbitistes vicetinus) ; sconosciuto alla scienza sino al 1993, anno in cui fu descritta per la prima volta la specie su esemplari raccolti in provincia di Vicenza, questo ortottero pare sia endemico del Veneto e del Trentino e apparentemente la sua distribuzione sembra sia limitata alle Prealpi Venete e Trentine e ai Colli Euganei. Molto vorace, come è tipico dei componenti del suo ordine, esso si nutre delle foglie di un grande numero di specie arboree e arbustive, defogliando in breve tempo anche le chiome ai livelli più alti del bosco, grazie alla sua capacità di arrampicarsi sugli alberi.

Barbitiste (Barbitistes vicetinus)

Ma perché questa specie, grande e vistosa, non era mai stata osservata prima? E, soprattutto, perché si sono verificate in questi ultimi anni le sue invasioni di proporzione quasi bibliche? A queste domande è difficile dare una risposta: è possibile che l’andamento climatico degli ultimi inverni abbia favorito la sopravvivenza di un numero sempre più alto di uova; oppure, che si tratti di una “specie aliena”, giunta chissà da quale regione in tempi piuttosto recenti, e l’andamento della sua esplosione demografica sui Colli Euganei sembra avere le caratteristiche tipiche del comportamento delle specie invasive; è anche possibile che manchino i suoi antagonisti e i predatori in numero sufficiente a ridurne il numero proprio perché specie aliena e perché i Colli Euganei sono praticamente isolati e lontani da altre aree naturali. Esistono molti altri animali che, grazie all’aiuto dell’uomo, volontariamente o involontariamente, hanno colonizzato velocemente anche i Colli Euganei. La più nota tra queste specie invasive è sicuramente la Nutria (Myocastor coypus) ; da decenni ormai questo grosso roditore, originario del Sudamerica e allevato per la sua pelliccia sin dalla metà del secolo scorso in tutta Europa, ha invaso qualunque corso d’acqua della nostra regione, creando gravi indebolimenti degli argini con le sue lunghe e profonde tane.

Nutria (Myocastor coypus)

Purtroppo si tratta di una specie ormai ben affermata sul territorio e qualunque tentativo di eradicazione sinora è risultato vano. Nei canali, nei fossi e nelle aree umide che  circondano i colli, un tempo era diffusa la Tartaruga palustre europea (Emys orbicularis) ; qui come altrove l’inesorabile sopravvento dell’americana Tartaruga dalle guance rosse (Trachemys scripta) ne ha drasticamente ridotto le popolazioni. La cugina d’oltre oceano per anni è stata allevata a scopo amatoriale: chi non ricorda le vasche colme di piccole tartarughine colorate che venivano offerte assieme ai pesciolini rossi come premio alle vincite dei Luna Park! Da piccolo e simpatico animaletto da compagnia, raggiunta l’età adulta, però, essa si trasforma in un vorace carnivoro, assai difficile da gestire; quindi cosa c’è di meglio che liberarla nel vicino canale, nel fosso dietro casa o nel laghetto dei giardini pubblici? La conseguenza di tale pratica, assai comune sino a pochi anni fa, è stata la diffusione delle tartarughe americane in ogni ambiente umido di pianura e collina, con gravi conseguenze per la fauna locale a causa della sua voracità e degli agenti patogeni pericolosi non solo per le nostrane tartarughe palustri europee, ma anche per l’uomo.

Tartaruga dalle guance rosse (Trachemys scripta)

Oltre alle Tartarughe americane, le acque dolci del nostro territorio sono state recentemente invase da un nuovo, pericoloso “alieno”: il Gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii) . Originario anch’esso del Nord America è stato importato come animale da acquario e allevato per l’alimentazione umana; rustico, aggressivo e praticamente onnivoro, esso ha conquistato in poco tempo la maggior parte dei corsi d’acqua della nostra regione con gravi conseguenze per la stabilità di questi delicati habitat. Considerata una delle specie alloctone invasive più dannose, questo grosso crostaceo è la causa di gravi depauperamenti della flora e della fauna acquatica, compresi i popolamenti di anfibi e le forme giovanili dei pesci; inoltre la sua intensa attività di scavo degli alvei ha come conseguenza l’aumento della porosità delle sponde con conseguente rischio di smottamenti e crolli delle stesse.

Gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii)

Anche dal punto di vista sanitario, il Gambero della Louisiana è dannoso potendo trasmettere pericolose patologie ad altri organismi acquatici, tra cui ad esempio l’autoctono e sempre più raro Gambero di fiume  europeo (Austropotamobius pallipes).L’invasione del microscopico Cinipide del castagno (Dryocosmus kuriphilus) , legato in maniera indissolubile al castagno da frutta, è avvenuta nel più classico dei modi: con il commercio di piante di castagno infestate. Esso è originario della Cina ed è stato introdotto dapprima in Giappone e in America del nord e in seguito in Europa. Sui castagneti dei Colli Euganei ha iniziato la sua silente invasione una decina di anni fa. Questa piccola vespa galligena, attacca le gemme dei castagni creando migliaia di galle fogliari ed è in grado di distruggere gran parte dei germogli. La chioma in alcuni casi è vistosamente alterata, con estesi disseccamenti dei rametti terminali, l’accartocciamento delle foglie e la diminuzione drastica della fruttificazione.

Cinipide del castagno (Dryocosmus kuriphilus)

La lotta al cinipide del castagno è attuata tramite agenti biologici, attraverso cioè l’immissione in natura di suoi antagonisti, nel caso specifico il piccolo imenottero calcidoideo Torymus sinensis . Non si sa esattamente quando sia arrivato lo Scoiattolo grigio americano (Sciurus carolinensis) sui Colli Euganei; fatto sta che ora questo roditore, considerato una delle 100 peggiori specie invasive in Europa, sta inesorabilmente conquistando anche i boschi euganei. È più robusto e adattabile del cugino europeo, lo Scoiattolo rosso (Sciurus europaeus) , e nei paesi in cui è stato introdotto ha causato la riduzione se non addirittura l’estinzione locale di quest’ultimo, sostituendosi ad esso. È ciò che è avvenuto in Inghilterra dove lo scoiattolo grigio è presente sin dalla fine dell’800.

Scoiattolo grigio americano (Sciurus carolinensis)

In Italia nuclei storici di scoiattolo grigio sono presenti a Genova, in alcuni parchi cittadini; introdotto recentemente in Piemonte, in provincia di Torino, è presente anche nei boschi di latifoglie della sponda lombarda del Ticino e in altre aree forestali del milanese. Le prime segnalazioni di questo roditore nella nostra regione risalgono a 8-9 anni fa, quando la specie è stata introdotta in alcuni parchi cittadini del padovano. La consistenza delle sue popolazioni non è ancora nota ma da alcuni centri urbani dei Colli Euganei esso sta velocemente colonizzando i boscosiversanti collinari. Ancora non possiamo sapere quali saranno le conseguenze della presenza di questa nuova specie sui boschi e sulla fauna degli Euganei, così come non è possibile prevedere quale sarà l’impatto sullo scoiattolo rosso che recentemente sta colonizzando spontaneamente molte aree di pianura prossime ai Colli Euganei, probabilmente proveniente dai vicini Colli Berici. Apparentemente non tutte le specie aliene si dimostrano invadenti e dannose come quelle sinora citate. L’Usignolo giapponese (Leiothrix lutea), un grazioso uccelletto della famiglia dei Muscicapidi, originario delle foreste dell’Himalaya è presente sui Colli Euganei ormai da un po’ di tempo. L’origine dei nuclei rinselvatichiti nei nostri boschi è probabilmente dovuta a esemplari fuggiti alla cattività, considerando che si tratta di uno degli uccelli più frequentemente allevati a scopo amatoriale, sia per la sgargiante colorazione sia per il canto melodioso.

Usignolo giapponese (Leiothrix lutea)

 Il piccolo uccello è residente sugli Euganei da almeno una ventina di anni ed è diffuso anche in diverse altre regioni italiane; sui colli abita i versanti più freschi, al margine del bosco o nelle siepi che delimitano la campagna. Sinora non sono note le conseguenze della sua presenza sulla fauna ornitica autoctona, ma in alcune località italiane, dove è maggiormente diffusa, essa è diventata la specie dominante grazie alla sua sgradevole abitudine di distruggere i nidi delle altre specie di uccelli!

Paolo Paolucci