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La Vicaria di Arquà

Arquà Petrarca

La Vicaria di Arquà

L’importanza politica che assunse il borgo di Arquà in epoca medievale è direttamente collegata alla riorganizzazione amministrativa compiuta a partire dal 1339 dal nuovo signore di Padova, Ubertino da Carrara. Il territorio venne suddiviso in 5 podesterie (Bassano, Cittadella, Piove di Sacco, Montagnana, Este, Monselice) e in 4 vicarie (Conselve, Teolo, Arquà, Camposampiero). Nacque così la nuova vicaria di Arquà, un vasto distretto comprendente 15 villaggi, esteso verso occidente fino a Lozzo Atestino, cioè ai confini con il territorio di Vicenza.
Il vicario era un nobile padovano, scelto dal Carrarese, e incaricato di provvedere alla difesa militare del distretto, all’amministrazione della giustizia e al fisco. Data l’importanza del ruolo, nella parte alta del paese denominato “borgo di sopra”, si edificarono un palazzo che fungeva da residenza del vicario e un grande porticato denominato Loggia dei Vicari, utilizzato come sala pubblica in cui l’amministratore incontrava i capifamiglia per discutere dei problemi del paese e dei villaggi del distretto. I delegati si radunavano al suono di una campana e alla sala si accedeva dal grande arco che ancora oggi si apre su Piazza San Marco.
La vicaria aveva anche una sua insegna militare, costituita da un’ala d’aquila di colore nero in campo bianco. L’importanza politica e militare di Arquà è confermata anche da uno scritto del Gatari, lo storico ufficiale della corte carrarese, che attesta la fornitura da parte di questa vicarìa di ben mille fanti e duecento soldati a cavallo all’esercito dei signori Da Carrara, durante la guerra tra Francesco il Vecchio e Gian Galeazzo Visconti. La vicaria di Arquà sopravvisse dopo la conquista veneziana del 1405, fino alla fine della Serenissima, e anzi, acquisito nuovo prestigio come luogo prescelto dal Petrarca quale suo ultimo ameno ritiro, divenne una di quelle cariche amministrative che la Dominante utilizzò per gratificare e legare a sé le principali famiglie della nobiltà padovana. Alla fine del ‘700 la vicaria si era ampliata fino a comprendere 21 tra borghi e villaggi e la popolazione si attestava sugli 11.000 abitanti. Alcuni stemmi delle famiglie prescelte per governare la vicaria si sono conservati fino ai nostri giorni e sono presenti sulle pareti della Loggia, mentre all’interno del vicino oratorio della S.S. Trinità, collegato alla Loggia e utilizzato per le funzioni religiose al termine delle periodiche assemblee, troviamo conservato un dipinto che immortala gli esponenti di una di esse che ricoprirono quel ruolo: si tratta del quadro del veronese G.B. Pellizzari “La trasmissione del bastone di vicario che Antonio degli Oddi fa al successore Daniele degli Oddi” (1628). La Loggia ha perso la sua copertura originaria nel 1828, trasformandosi in una sorta di cortile piuttosto spoglio. Fortunatamente è stata oggetto di un utile restauro da parte del Comune a partire dal novembre 2003 e in tale occasione è stata ricoperta con un tetto a 4 capriate in rame con un’innovativa struttura portante in vetro. Rimane uno dei più pregevoli monumenti dell’Arquà medievale e veneziana.

Pietro e Cristina Antoniazzi