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Le Giuggiole dei Colli Euganei

Le Giuggiole

Le Giuggiole dei Colli Euganei

Il giuggiolo, pianta da frutto ornamentale alta tra i 5 e 12 metri, ha una corteccia rugosa e rami con spine acuminate e foglie di color verde brillante. Fiorisce in primavera con fiori bianchi e preferisce i climi temperati, ma non teme il freddo, né i periodi di siccità.
I frutti del giuggiolo maturano da settembre ad ottobre e sono simili a delle olive, di colore scarlatto, dal sapore dolce.
Le giuggiole sono ricche di vitamina C e “la giuggiola di Arquà Petrarca è inserita nell’elenco Nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali.
Il terreno calcareo dei Colli Euganei, e il particolare microclima dei versanti collinari del Monte Ventolone e del Monte Castello, sono le caratteristiche ambientali essenziali che hanno favorito lo sviluppo della pianta in queste zone.

Le Giuggiole dei Colli Euganei

Anche se molto rare e difficili da trovare nel resto d’Italia, nelle tavole dei Colli Euganei sono sempre state presenti: utilizzate fresche o secche, in decotto come rimedio invernale contro le malattie dell’apparato respiratorio e lavorate per preparare distillati, liquori, marmellate (Ricetta Marmellata di giuggiole), confetture, tisane (Ricetta Tisana di giuggiole), gelatine e zaèti (Ricetta zaeti alle giuggiole) che ad Arquà Petrarca si presentano come prodotti unici e ricercatissimi.

Le giuggiole venivano anche utilizzate dalle donne “al Filò” durante le lunghe notti invernali; masticare il frutto aiutava a produrre saliva per umettare le dita per cucire.

Origini

La pianta delle giuggiole è originaria della Siria e importata in Italia grazie ai Romani che la chiamavano “zyzyphum”, da cui deriva la forma dialettale veneta “zisoa”. Per i Romani le giuggiole erano simbolo di silenzio e le piante venivano utilizzate per adornare il tempio della Dea Prudenza.
Il giuggiolo era conosciuto e coltivato anche dai Greci: Erodoto nelle “Storie” paragonava le giuggiole al dattero e narrava che dalla polpa fermentata si poteva ottenere un vino inebriante.
La giuggiola è citata anche nel IX libro dell’Odissea, quando Ulisse arriva nel paese dei Lotofagi. Questi ultimi offrono agli ospiti appena approdati il loto, che causa loro perdita di memoria e uno stato di inebriamento.

“Partiro e s’affrontaro a quella gente,
Che, lunge dal voler la vita loro,
Il dolce loto a savorar lor porse.
Chïunque l’esca dilettosa e nuova
Gustato avea, con le novelle indietro
Non bramava tornar: colà bramava
Starsi, e, mangiando del soave loto,
La contrada natìa sbandir dal petto.”
(Omero, Odissea, libro IX)

Molti critici sono convinti che il loto di cui parla Omero, sia il “Ziziphus lotus”, nome arabo della pianta della giuggiola, dai cui frutti fermentati si ottiene una bevanda alcolica dagli effetti inebrianti.
La pianta e la sua potenzialità alcolica erano conosciute anche da Egizi e Fenici.
In Cina le giuggiole sono coltivate da oltre 4000 anni. La pianta con i suoi semi, radici e frutti, è utilizzata nella medicina popolare, nota per il suo potere riequilibrante e distensivo.
Nei paesi arabi le giuggiole sono inserite nei frutti pettorali assieme ai fichi, datteri e uva sultanina, dai quali si possono ricavare decotti contro il raffreddore.
Famosissimo anche il liquore a base di giuggiole, chiamato “brodo di giuggiole”, citato già nei ricettari del ‘400 con il nome di sciroppo di giuggiole.
Sempre nei ricettari dell’epoca, si menzionavano gli effetti lassativi delle giuggiole e quindi erano da consumarsi con parsimonia. Per questo motivo le giuggiole venivano evitate dai nobili durante i loro banchetti.

Brodo di Giuggiole
Cosa vuol dire l’espressione “andare in brodo di giuggiole”?
L’espressione è presente nella prima I^ edizione del Vocabolario dell’Accademia della Crusca del 1612 e significa “godere di molto chicchessia” e quindi essere in uno stato di godimento e felicità.
Deriva dal modo di dire toscano “andar in broda di succiole”, castagna lessata in acqua con la scorza che, per somiglianza fonetica con la parola giuggiola, ha mutato l’espressione in andare in brodo di giuggiole.


Adesso non ci resta che partecipare alla
festa delle giuggiole di Arquà Petrarca e gustare questo frutto dolce ed inebriante per andare in “brodo di giuggiole”!!

Andare in Brodo di Giuggiole

 Chiara Fasolo