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Le Sorgenti dei Colli Euganei

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Le Sorgenti dei Colli Euganei

Ho indagato nei colli per quasi cinque anni, percorrendo calti bagnati, pendii sconnessi, ho parlato con tante persone, soprattutto anziani che a volte si offrivano spontaneamente di portarmi di persona dove scaturiva l’acqua. Ho scoperto così tante cose per me sconosciute ed alla fine del lavoro avevo censito fra Sorgenti perenni, periodiche e invasi importanti circa 250 zampilli di acqua

Frequento i Colli Euganei fin da quando ero bambino e sono sempre stato affascinato dallo loro maestosa verde presenza, mi stupivano soprattutto i fiori e i funghi che incontravo in essi, e poi le orchidee spontanee, che come avrete capito, sono il mio primo amore. Ma fu verso la metà degli anni ‘90 che fui avvolto e per qualche anno soggiogato da un altro richiamo irresistibile “Le Sorgenti”. Iniziò così la mia avventura. Un pomeriggio d’estate ero nei pressi dello Stagno di Corte Borin (Arquà Petrarca) che si trova nella piana a nord del Monte Calbarina. Lì proprio dove sgorga la sorgente che alimenta poi l’invaso, c’era una persona, una donna particolare, parlando poi con lei, ho saputo che abitava nei pressi di Arquà Petrarca e che era “Naturista”, viveva cioè delle cose semplici ed essenziali che la Natura le offriva, conosceva anche le buone erbe e le piante medicinali di cui faceva largo uso. Mi disse poi che lì vicino, poco discosta c’era un’altra sorgente che aveva un nome particolare: “Fontana Dindia”. Le chiesi il motivo di questo particolare toponimo, lei mi disse che il nome non aveva nessun rapporto con gli indiani, ma l’avevano denominata così perché nel passato era stato trovato dentro l’invaso della sorgente un tacchino morto annegato, e mi spiegò anche che i tacchini venivano chiamati in gergo anche dindi, da qui il nome.

Fontana-dindia

Mi raccontò inoltre che questa sorgente in un recente passato, prima dell’avvento dell’acquedotto, era importante perché offriva l’acqua a parecchie abitazioni locali. Inoltre mi spiegava che nella zona di Arquà Petrarca e in tutta l’area dei Colli Euganei zampilla qua e là l’acqua di sorgente che è stata d’importanza vitale per le persone che abitavano in loco. Questi discorsi hanno saputo stimolare in me quasi istantaneamente il desiderio di tuffarmi a capofitto alla ricerca delle Sorgenti dei Colli Euganei. Ho indagato nei colli per quasi cinque anni, percorrendo calti bagnati, pendii sconnessi, ho parlato con tante persone, soprattutto anziani che a volte si offrivano spontaneamente di portarmi di persona dove scaturiva l’acqua. Ho scoperto così tante cose per me sconosciute ed alla fine del lavoro avevo censito fra Sorgenti perenni, periodiche e invasi importanti circa 250 zampilli di acqua. Il Parco Regionale dei Colli Euganei, venuto a conoscenza della mia ricerca, nel 2000 mi ha contattato per trarre da questo mio lavoro di ricerca un libro, appunto intitolato Le Sorgenti dei Colli Euganei. Mi ricordo che in quel periodo avevo come un fuoco interiore che mi ardeva, non riuscivo a stare fermo, dovevo muovermi quasi tutti i giorni alla ricerca delle Sorgenti, è come quando ti innamori che non c’è attimo, non c’è istante che non pensi a lei, la vuoi vedere la vuoi abbracciare la vuoi baciare la vuoi amare, per me è stato così anche con le Sorgenti. Ora ve ne segnalerò alcune di importanti dei “Nostri Colli”, che hanno una storia a volte leggendaria. La prima sorgente che mi è rimasta impressa per come l’ho conosciuta e per come mi è stata presentata è: “La Fontana del Coro”. Essa si trova nel versante sud del Monte Venda, nel luogo chiamato “E Castagnare de Baderla”. Sapevo dov’era e come era fatta, ma non riuscivo a definire bene il significato del suo nome, si poteva pensare che il nome “Coro” potes- se indicare fango o pantano (dal dialetto Veneto), ma non è così. Indagando con una persona del luogo, il Sig. Orlando Ambrosi, un anziano che stava potando le viti mentre io ero alla ricerca di risposte, mi rivelò quanto segue: «ea se ciama cussì parchè e femene che n’dava a lavare le strase soea Fontana e ciacoeava e cantava fasendo on coro»… ed ecco risolto il mistero.

Fonta-Moena-e-signora

È affascinante pensare come i nomi di alcuni luoghi derivino dalle persone che li hanno vissuti ed hanno dato un “carattere” al sito in questione. Un’altra sorgente che mi è rimata impressa è “Ea Fontana Moena” che si trova a Valbona. Passando di lato alla Chiesa, si prende la strada che va verso nord (via Anconetta) e che costeggia il versante di ponente del Monte Lozzo, dopo circa 2 Km, sulla destra si incontra un capitello dedicato alla Madonna, di fronte ad esso, verso la campagna prende vita un fossato ed è proprio lì che scaturisce la Sorgente. Si chiama “Ea Fontana Moena” e dona acqua potabile ancora oggi. Durante i miei passaggi, (l’ho vista centinaia di volte), ho sempre scorto auto parcheggiate e persone che prendeva- no l’acqua con taniche e bottiglie. Il toponimo del nome non mi era ben chiaro, ma in dialetto “moena” indica la parte morbida del pane, la mollica, forse il nome stava ad indicare la bontà dell’acqua oppure quanto questa fonte fosse essenziale per la popolazione, come lo era il pane. In questo mi è stato di aiuto Antonio Mazzetti, che mi ha indicato come Néna Moéna fosse in realtà il soprannome di Prando Vittoria, una signora che abitava poco sopra la Sorgente. Molto conosciuta è anche la “La Fontana di Tobia” (Tobia è il soprannome del- la famiglia Cesaro) che si trova alla base del versante di nord-est di Monte Rosso. Questa sorgente è stata ampiamente usata in passato dagli abitanti lo- cali e anche da altre persone che vi giungevano per l’approvvigionamento idrico. Scaturisce dalla base di Monte Rosso e alimenta uno stagno abbastanza capiente, poi l’acqua prosegue fino al margine della stradina dove era stata costruita una raccolta d’acqua in muratura, ed è lì che le persone andava- no a prendere l’acqua per l’uso domestico. L’invaso esiste tutt’ora ed è sempre colmo d’acqua dando così modo ad animali anfibi come rane, rospi, salamandre ecc. di utilizzalo per il loro ciclo vitale. La salamandra è uno dei migliori bioindicatori dello stato di salute dell’ambiente in cui vive, ciò ci fa sperare quindi che la fonte non sia inquinata da sostanze nocive. Quando accompagno le persone in escursione sul Monte Rosso “La Fontana di Tobia” è una tappa che non tralascio mai di visitare, anche per l’interessante popolazione (ormai “spontanea”) di Canne di Bambù, una pianta appartenente alla Famiglia delle Poaceae e al Genere Phyllostachys che si trova nel lato verso Monte dell’invaso. Negli scorsi decenni, ho avuto la fortuna di bere le acque di sorgente dei Colli Euganei, fresche come il ghiaccio, limpide, dissetanti… Chissà se oggi è ancora possibile assaggiare e dissetarsi nelle “chiare, fresche e dolci acque euganee” , o se nel farlo incapperemmo in pericoli per la nostra salute… pericoli che stanno arrivando anche tramite l’acqua che esce dal rubinetto di casa. Le ho cercate, le ho viste, le ho documentate con centinaia di foto, le ho assaggiate, ma soprattutto le ho amate, queste antiche sorgenti. Ma la ricerca non è finita, ci sono ancora tante sorgenti da scoprire e da raccontare, come tutte le cose belle della vita: non smettono di zampillare e non smettono di stupire!

 Gastone Cusin