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L’Ottocento nei Colli Euganei

Trattoria Ballotta di Torreglia

Foto del gruppo facebook Torregia che fu

L’ Ottocento nei Colli Euganei

Dopo la caduta della Serenissima di Venezia, profondi cambiamenti caratterizzano l’area euganea, soprattutto nel campo agricolo grazie alla liberalizzazione della terra e l’eliminazione di vincoli fondiari. Alcuni signori del territorio però acquistano grandi appezzamenti di terreni, causando ancora gravi difficoltà ai contadini, ulteriormente aggravate dal gelo e dalle malattie che colpiscono le coltivazioni di vite ed ulivi. Per tutto l’Ottocento le tecniche di coltivazione utilizzano mezzi semplici e maniere arcaiche, privilegiando la varietà di uva Corbinello, vitigno tipico delle tirelle padovane, da mezzo taglio e bassa gradazione alcolica. Il problema dell’utilizzo dell’alcol da parte della popolazione destava allarme, poiché succedeva sovente che nelle osterie o nelle feste di paese scoppiassero risse o baruffe incentivate dal vino. L’affresco che uomini di chiesa e letterati ci lasciano del paesaggio euganeo della metà dell’Ottocento è assai sinistro, furti e miseria imperversano; Pietro Chevalier auspica addirittura l’elezione di un patibolo al centro di Arquà per “fare insavire col timore una così fatta genìa”. Oltre all’attività agricola, la realtà termale si dimostra l’unica alternativa economica, che vedeva nelle Terme Sant’Elena di Battaglia il proprio fiore all’occhiello, mentre Abano appariva ancora un centro termale “inamabile, rozzo, capace di infondere melanconia ai malati”. Altra possibilità lavorativa è la manovalanza nelle cave, cioè i priaroli che lavoravano in condizioni disagevoli, malsane, con orari estenuanti. Venivano considerati (per il loro gran bere nei giorni festivi), assieme agli artisti, come dei potenziali soggetti di turbamento, ed infatti, fu proprio tra i lavoratori delle cave che nacquero le prime organizzazioni sindacali.

Cultura Contadina
Per tutta le seconda metà dell’Ottocento rimangono quasi immutati gli indirrizzi produttivi che si basano su colture di prodotti utili al rimpiego ed alla lavorazione, come ulivi e apicoltura, mentre il foraggio per gli animali si dimostra sempre estremamente scarso. Al tramonto del XIX secolo il territorio euganeo si dimostra in mutazione, pronto all’impatto con il cambiamento ed il nuovo secolo, accogliendo tra i suoi declivi i cittadini padovani che lo scelgono come luogo di soggiorno e villeggiatura.

FRANCESCO SELMIN, Economia, società, cultura tra Ottocento e Novecento, in FRANCESCO SELMIN (a cura di), I Colli Euganei, Verona, Cierre Edizioni, 2005, pp. 332-383.