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Luca Mercalli Meteo, Clima e Cambiamenti Climatici


Luca Mercalli

Luca Mercalli Meteo, Clima
e Cambiamenti Climatici

Meteo e Clima

Spesso nel linguaggio comune meteo e clima vengono utilizzati impropriamente come sinonimi; facciamo perciò un po’ di chiarezza in merito.
Con il termine meteo si indicano le condizioni atmosferiche in un determinato istante in uno specifico territorio e rappresenta perciò lo stato attuale. La meteorologia è il ramo delle scienze dell’atmosfera che studia i fenomeni fisici che in essa avvengono in quanto responsabili del tempo atmosferico. I principali parametri considerati sono la temperatura, l’umidità, la pressione atmosferica, la radiazione solare ed il vento. Con il termine clima ci si riferisce a condizioni ambientali medie che persistono in una zona per periodi di almeno 30 anni ed a condizioni atmosferiche che tendono a ripetersi stagionalmente. Esso influenza molte caratteristiche ambientali quali la flora e la fauna definendo la distribuzione delle specie ed i cosiddetti Biomi (come ad esempio foresta pluviale, foresta temperata, deserto, steppa, taiga, tundra).

Il Clima dei Colli

Il macroclima dei Colli Euganei non si discosta da quello della pianura circostante e da quello di Padova stessa. In generale presenta condizioni termiche quasi mediterranee, con inverni miti ed estati calde e asciutte. Il microclima invece, a causa della morfologia accidentata dei molti versanti e dal numero elevato dei fattori che lo determinano, si presenta notevolmente vario. Sulla base dei parametri climatici, i Colli Euganei presentano due orizzonti climatici principali, quello sub-mediterraneo tipico dei versanti esposti a sud e quello sub-montano tipico dei versanti esposti a nord. Per quanto riguarda le precipitazioni meteoriche si può dire che mediamente cadono sui Colli circa 850 mm di acqua in un anno. La distribuzione delle piogge è caratterizzata da due massimi, uno primaverile (con picco in aprile) e l’altro autunnale (con picchi tra ottobre e novembre), e da due minimi, uno d’estate (con picco in luglio) e uno d’inverno (con picchi tra gennaio e febbraio). Da ottobre ad aprile è spesso presente la nebbia, ma raramente supera la quota dei 200 metri sul livello del mare. Contestualmente a questo fenomeno può verificarsi l’inversione termica per cui nella pianura circostante avvolta da fitte nebbie si registrano temperature inferiori rispetto ai rilievi che sono assolati; ciò crea suggestivi panorami di rara bellezza. Confrontando le temperature la media è di circa 13,5°C che nelle stazioni più in quota (Teolo e Faedo) si avvicina ai 13°C mentre in quelle a quote inferiori raggiunge quasi i 14°C. Il mese che presenta la temperatura media più elevata è luglio con 23,8°C mentre quello con la più bassa è gennaio con 3,2°C. Sono circa 50 all’anno i giorni con temperatura inferiore a 0°C. Le medie delle temperature massime mensili sugli Euganei non superano mai i 24-25°C. Il clima Euganeo è influenzato in larga parte dall’assolazione, che a sua volta condiziona direttamente le temperature dei vari versanti. Situazioni molto diverse di assolazione, legate alle forme coniche ed all’accidentata morfologia, creano così microclimi discordanti che permettono in un’area relativamente ristretta l’esistenza di una flora assai varia e ricca di speci.

L’ARPAV

Per quanto concerne le previsioni meteorologiche e tutte le analisi climatiche, l’intera Regione del Veneto si avvale del centro meteorologico ARPAV con sede a Teolo. L’ARPAV ovvero Agenzia Regionale per la Prevenzione e protezione Ambientale del Veneto viene istituita con la Legge Regionale n.32 del 1996 e diventa operativa dall’ottobre del 1997. Essa prevede il perseguimento di due obiettivi strettamente connessi ovvero la protezione attraverso i controlli ambientali e la prevenzione attraverso la ricerca. Il centro meteo, grazie ad una serie di centraline meteorologiche sparse nel territorio regionale, raccoglie dati meteo e di qualità dell’aria e, grazie a due radar meteorologici (uno sul Monte Grande e l’altro a Concordia Sagittaria), analizza le precipitazioni. Grazie all’analisi dei modelli matematici a scala globale ed a scala locale, integrati con i dati provenienti dal satellite meteorologico, dal radar meteorologico e dalle stazioni meteorologiche, il centro meteo elabora le previsioni del tempo che diffonde tramite un bollettino giornaliero. Un altro servizio offerto dal Centro è l’agrometeo che, grazie a studi climatologici, previsioni di eventi meteorici avversi e previsioni dello sviluppo delle principali fitopatie (malattie delle piante), fornisce indicazioni utili per la gestione delle principali colture.

Radar Meteo

La parola dell’esperto: intervista a Luca Mercalli

Per meglio comprendere le problematiche climatiche che si stanno sempre più evidenziando nel nostro pianeta, Filippo Rossato in esclusiva per Euganeamente, ha intervistato Luca Mercalli, il maggior esperto italiano di cambiamenti climatici. Con queste domande tenteremo di capire quali sono i problemi da affrontare al più presto e tenteremo di smentire i modi di dire e le dicerie in materia di meteo, clima e cambiamenti climatici.

Luca Mercalli

Ci sono state anomalie climatiche durante questi primi mesi dell’anno?
Ci sono alcuni aspetti che sono anomali ed altri che son più delle dicerie. Gli aspetti anomali sono il continuo aumento di temperatura che vede il superamento della media di riferimento in tutti i primi sei mesi dell’anno, ma a preoccupare sono soprattutto quelli invernali. Per quanto riguarda la piovosità, invece, c’è solo un piccolo aumento della frequenza che peraltro non rientra nei casi eccezionali, ad esempio gli anni 2008 e 2011 sono stati peggiori dal punto di vista delle precipitazioni. Si tratta quindi di avere una memoria corta su questi eventi.

Le previsioni meteorologiche sono tutte affidabili?
Al giorno d’oggi c’è una galassia di informazioni meteorologiche, ad esempio sui telefonini, sul computer, di servizi privati, di servizi pubblici, ed altro e di conseguenza sono varie e diverse. Ovviamente ci sono alcuni previsori professionisti, altri improvvisati ed altri ancora forniscono previsioni fatte in modo automatico per tutto il mondo. Il fatto di consultare spesso fornitori diversi fa sì che si crei il caos, infatti, una volta individuato il fornitore ideale ed affidabile per il proprio territorio bisognerebbe soffermarsi su di esso senza continuare a cambiarlo; così facendo le previsioni risulterebbero più affidabili. Per quanto riguarda i temporali estivi, la faccenda si complica, infatti, oggettivamente ed al di là della qualità del servizio, questi fenomeni sono locali e di piccola scala, ciò fa sì che la loro previsione risulti essere molto difficoltosa. Possiamo affermare che un’ottima previsione può spingersi a dirci “probabilità di temporali estivi” senza fornire luoghi ed orari precisi, in quanto questi fenomeni possono creare situazioni molto diverse anche da un chilometro all’altro.

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Il clima sta davvero cambiando?
Il clima sta cambiando e le prove sono sempre più evidenti. Come già detto pocanzi, il fattore più preoccupante è l’aumento della temperatura in tutto il mondo. Un grado in più nell’ultimo secolo ed un nuovo record positivo all’anno che li rendono quelli più caldi della storia.

Cosa sono i cambiamenti climatici?
Sono i mutamenti del clima nel nostro pianeta. Da quando abbiamo iniziato ad usare i combustibili fossili, quindi petrolio, gas e carbone, abbiamo cambiato la composizione dell’atmosfera in modo evidente e senza precedenti da oltre un milione di anni. Questo dato è stato ricavato studiando le bollicine di aria fossile intrappolante nei ghiacci del Polo Sud che ci ha fornito una misura precisa e continua dell’anidride carbonica (CO2) presente nell’atmosfera. Da tali studi si è potuto notare come i valori attuali non abbiano eguali nella storia di oltre un milione di anni. Contestualmente all’aumento della concentrazione di CO2 si è verificato l’aumento di temperatura del nostro pianeta che è un parametro ad essa strettamente correlato.

Il ritiro dei ghiacciai nel tempo

Questi cambiamenti come vengono studiati?
Una delle modalità di studio è stata quella di capire il clima presente nel passato remoto. Per far ciò si è proceduto carotando i ghiacci del Polo Sud per una profondità di circa 3,5 km e studiando l’aria fossile in essi presente ricavando i dati di CO2 di circa gli ultimi 800 mila anni. Per studi che riguardano circa gli ultimi 150 anni si utilizzano i dati ricavati dagli strumenti meteorologici che sono più precisi. Le serie più lunghe di dati raccolti sono quella di Torino e quella di Padova. Alcuni studi sui cambiamenti climatici utilizzano i parametri di arretramento o avanzamento dei ghiacciai, altri studiano i pollini fossili intrappolati e conservati nelle torbiere, altri ancora utilizzano gli anelli degli alberi. Questa moltitudine di metodologie rientra nella branca della paleoclimatologia.

Come questi cambiamenti faranno evolvere il clima e quindi la vita dell’uomo?
Ovviamente è difficile prevedere degli scenari futuri. Possiamo parlare inizialmente di disagi che poi evolveranno in qualcosa di imprevedibile, infatti, noi come società non abbiamo mai vissuto con un clima del genere. Questo è stato ribadito anche dalle Nazioni Unite; un esempio è la grande conferenza sul clima di Parigi, nel dicembre 2015 asseriva che per ragioni di sicurezza della nostra specie, e quindi della società umana come la conosciamo oggi, dovremmo rimanere entro i 2 gradi di innalzamento della temperatura da qui al 2100. Il problema è che in concreto stiamo facendo poco o nulla per perseguire questo vitale obiettivo, anzi continuando al tasso attuale d’incremento della CO2 si prevede un innalzamento di ben 5 gradi. Ciò potrebbe causare un aumento dei livelli dei mari che a sua volta innescherebbe una serie di problemi geopolitici come le imponenti migrazioni a causa delle città sommerse, la scarsità di acqua dolce disponibile, la scarsità di cibo coltivabile ed altro ancora. Ad esempio, per quanto riguarda lo scenario previsto nel Mediterraneo a fine secolo, l’innalzamento della temperatura prevista è di circa 5 gradi se non vengono attuate misure di contrasto, con estati assimilabili a quella del 2003 (che in Italia ha causato una sovramortalità di circa 17 mila persone). Oltre alla temperatura, sono previste molte più piogge concentrate nei periodi autunnali, che sono quelli in cui c’è meno necessità d’acqua, rischiando così di aggravare le problematiche di dissesto idrogeologico, oltre che causando siccità estive.

Si sta adottando un’efficiente politica per contrastare i cambiamenti climatici?
No. Si sta solo chiacchierando e perdendo tempo. La risposta a questa sfida è troppo lenta e basata su poche scelte virtuose a livello locale che sono troppo limitate. Ad esempio la Direttiva Europea 20 20 20 che prevede una diminuzione delle emissioni del 20%, un aumento del 20% delle energie rinnovabili e una diminuzione del 20% dei consumi entro il 2020 rimane una delle iniziative migliori al mondo, rendendo l’Europa all’avanguardia rispetto ad esempio ad altri paesi come Cina e USA, ma è comunque limitata ad una piccola parte della popolazione e purtroppo ancora troppo poco efficiente.

Ci sono delle buone pratiche che ognuno di noi può attuare per ridurre i cambiamenti climatici?
Abbattere lo spreco! Questo ci circonda in tutte le cose che facciamo e questa tendenza sta dilagando anche nei paesi più poveri dove ad esempio si fa fatica a mangiare, ma non si può rinunciare a tv e cellulare. Dobbiamo quindi imporci un uso più efficiente delle risorse facendo attenzione al ciclo dei rifiuti ed all’uso dell’energia, incentivando il passaggio alle energie rinnovabili e la riqualificazione energetica delle abitazioni, facendo attenzione all’uso del suolo diminuendo la cementificazione e soprattutto attuando la cosiddetta “green economy”. Tutti questi consigli non li fornisco solo io e gli altri climatologi, ma anche Papa Francesco. Nella sua ultima enciclica sull’ambiente dal titolo Laudato si’, infatti elenca tutte queste buone pratiche. Dobbiamo quindi ritrovare una sobrietà di vita e per far ciò la cosa più intelligente è abbattere gli sprechi che anche dal punto di vista meramente economico sono un’assurdità. Ormai il tempo sarebbe maturo per attuare quella che da circa quarant’anni viene definita la decrescita consapevole.

Luca Mercalli
(Torino,1966), presiede la Società Meteorologica Italiana, ha fondato nel 1993 la rivista “Nimbus”che tutt’ora dirige, coordina l’Osservatorio Meteorologico del Collegio Carlo Alberto di Moncalieri, fondato nel 1865. Ha studiato scienze agrarie con indirizzo uso e difesa dei suoli e agrometeorologia all’Università di Torino, ma gran parte della sua formazione è avvenuta in Francia. L’Ambasciata di Francia lo ha chiamato nel 2014 a presentare in Italia la conferenza ONU sul clima di Parigi 2015. Ricercatore con una vasta esperienza in climatologia alpina, glaciologia e paleoclimatologia, ha fondato un sito di ricerca glaciologica presso il Ghiacciaio Ciardoney nel Parco del Gran Paradiso, che segue dal 1986. Giornalista scientifico iscritto all’Ordine e componente del comitato scientifico FIMA (Federazione Italiana Media Ambientali), FFCAM e Société Hydrotechnique de France. Saggista tra i più attivi in Italia nella diffusione delle informazioni su cambiamenti climatici e transizione energetica, ha fatto parte del Climate Broadcast Network dell’Unione Europea, gruppo di presentatori meteo esperti in comunicazione del rischio climatico e ambientale e dell’International Weather Forum di Parigi. Ultimamente ha condotto la seconda serie del suo fortunato programma intitolato “Scala Mercalli” che è andato in onda su Rai 3. Pratica ciò che predica, abitando in Val di Susa in una casa a energia solare e pompa di calore, con cisterna di raccolta acqua piovana, orto, compostiera, auto elettrica, impegnato ogni giorno nella riduzione della propria impronta ecologica, che giudica comunque ancora troppo elevata.

Filippo Rossato