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Opuntia Humifusa

Opuntia Humifusa - Colli Euganei

Opuntia Humifusa

Il nome esatto da dare a questo strisciante Opuntia è difficile da precisare, tanto la tassonomia di questo genere di Cactaceae è complessa e confusa. I nomi usati per designare questo cactus sono molteplici: Opuntia vulgaris, humifusa, compressa, rafinesquii, ecc.
Il nome Opuntia humifusa viene usato per designare questa pianta nei Colli Euganei.
La data della sua introduzione in Europa è vaga, a metà del XIX secolo era già presente sul Monte Ceva (cf. Herbier de Bologne, 1824) per quanto riguarda una larga diffusione, ma forse molto prima (XVIII secolo, anche la fine del XVI secolo), in alcuni luoghi. I modi della sua naturalizzazione e la sua diffusione nella maggior parte delle sue posizioni sono completamente ipotetiche, forse importato dal Messico nel 1500, il Fico d’India nano si è propagato con rapidità soprattutto in stazioni rupestri silicee, aridissime ed esposte al calore solare.

Il  Monte Ceva non è l’unica stazione conosciuta di O. humifusa in Colli Euganei. Alcuni esemplari d’erbario a Padova ne testimoniano la presenza nel Monte Ricco (Zenari 1941) e Praglia (Tonzig 1919). La pianta e bassa, diffusa, più o meno prostrata, talvolta eretta, con articoli ovali o discoidi, piatti e poco spessi, lunghi 10-15 cm e areole distanziate con glochidi bruno-giallastri. Le spine sono spesso assenti o nascono sulle areole marginali; di solito, se appaiono, ve n’è una conica, biancastra, lunga fino a 2,5 cm, e, specialmente sulle giovani piante, altre 2-3 piccole e con punta bruna. I fiori sono larghi fino a 5-8 cm, con segmenti del perianzio giallo zolfo dalla bare rossastra. I frutti sono piriformi e glabri. La specie di Opuntia compressa si prepara al riposo vegetativo da fine estate. Inizia a perdere vigore, si piega su sè stessa appiattendo al terreno le sue pale che diventano man mano sempre più rossicce e raggrinzite, dimostrando una straordinaria resistenza al freddo.
Va notato che O. humifusa è una pianta legalmente protetta in Veneto (Regione Veneto: regionale Legge n.53 del 15/11/74), la sua raccolta e la sua distruzione è quindi vietata.