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Peste, Preghiere, Pellegrinaggi, Spiritualità nei Colli Euganei

Portatori della statua della Madonna in Processione

Peste, Preghiere, Pellegrinaggi,
Spiritualità nei Colli Euganei

Il ricordo di esperienze faticose attraversate con tenacia
e fiducia è un piccolo baluardo per coltivare la speranza
nelle difficoltà di ogni giorno e di ogni epoca

“A peste, fame et bello: libera nos, Domine!”, cioè: “Dalla peste, dalla fame e dalla guerra: liberaci, o Signore!”. Questa invocazione è sempre presente sulle labbra degli uomini, e cambia solamente collocazione geografica, come nel tempo cambiano luogo i tragici eventi che seminano morte disperazione. Nei Colli Euganei, infatti, è ancora viva la memoria della guerra e quella della fame, soprattutto nei racconti delle persone anziane. Anche la memoria della peste e di altre epidemie è ancora presente. Il ricordo di esperienze faticose attraversate con tenacia e fiducia è un piccolo baluardo per coltivare la speranza nelle difficoltà di ogni giorno e di ogni epoca. Sono numerose le grandi epidemie succedutesi nel corso dei secoli. La peste del Seicento, complessivamente dal 1629 al 1631, fu una vera catastrofe per l’Italia e per l’Europa, tanto che i segni che ne perpetuano la memoria, e ne rappresentano le tracce, sono ancora molti e ben visibili. Per citare solo due esempi, da tutti conosciuti, basta pensare al romanzo  I Promessi Sposi ambientato proprio durante la grande epidemia, e alla  Basilica della Salute a Venezia costruita proprio per ringraziare il Signore e la Madonna per la fine di quell’esperienza tragica. Gli storici concordano nell’affermare che la peste colpì mortalmente quasi due terzi della popolazione di allora dei Colli Euganei. La conclusione di un’esperienza tragica, come quella grande epidemia di peste, fu un momento di immenso sollievo. Nel cuore della gente albergavano sentimenti di profonda tristezza e dolore per la scomparsa di tante persone, ma allo stesso tempo germogliava la gratitudine e la riconoscenza per l’inizio di un tempo nuovo. Il desiderio di salute e di serenità e, allo stesso tempo, il desiderio di riconoscenza sono l’essenza di tutto ciò che riguarda ogni forma di voto e di ogni pratica votiva, poiché la parola votum, in latino, significa infatti  desiderio, promessa, preghiera. Limitandoci al versante orientale dei Colli Euganei, peste, preghiere, pellegrinaggi possiamo incontrare numerose testimonianze legate alla vicenda della peste seicentesca. Si tratta di luoghi, statue, pitture, capitelli, targhe insieme a usanze e pratiche. Basti pensare ai diversi luoghi legati all’esperienza del lazzaretto, il luogo dove venivano portate le persone malate di peste. Tra le varie tracce ne evidenziamo tre ancora molto vive e sentite: la devozione alla Madonna, l’invocazione dei Santi protettori contro le malattie e in particolare la peste, il pellegrinaggio al Santuario di Monteortone.

Santuario di Monte Ortone

Dopo la peste del Seicento in quasi tutte le chiese del versante orientale dei Colli furono collocate sia delle statue della Madonna, in particolare quella del Carmelo detta anche del Carmine, sia di alcuni Santi legati all’esperienza della malattia e della peste. Quasi tutte le comunità cristiane iniziarono a vivere un pellegrinaggio di ringraziamento a Monteortone, nel vicino e antico Santuario, già presente dal 1435 e dedicato a Maria Assunta dal grande vescovo Pietro Barozzi nel 1495. Ecco svelato il motivo della massiccia presenza in particolare di San Rocco , San Luigi Gonzaga, San Sebastiano e altri santi, e di statue della Madonna seicentesche. San Rocco, pellegrino e “infermiere”, San Luigi Gonzaga  che morì giovanissimo proprio curando gli ammalati di peste, San Sebastiano , il cui corpo piagato dalle frecce assomiglia a quello colpito dalla peste. Immancabile poi colui che è per i padovani addirittura il Santo, cioè S. Antonio , e in alcuni casi anche altre figure valorizzate nel corso dei decenni. In tutte le comunità dov’è presente una statua seicentesca della Madonna si svolge il pellegrinaggio al santuario mariano di Monteortone. L’esperienza del pellegrinaggio ha vissuto periodi di splendore e altri di stagnazione e, in alcune comunità, la tradizione si è anche spenta, ma rimangono comunque le tracce legate al desiderio di invocazione e ringraziamento seguito alla grande peste. Arquà Petrarca, Valsanzibio, Galzignano, Torreglia, Luvigliano, Praglia sono tutti i paesi del versante orientale che fanno riferimento al santuario di Monteortone, insieme ad Abano, Montegrotto e Battaglia. Da alcuni decenni la situazione è questa: iniziano il pellegrinaggio Torreglia e Luvigliano, insieme anche a Battaglia, il Lunedì di Pasqua, segue Galzignano la domenica dopo Pasqua, altre comunità sono legate a delle date fisse, Montegrotto il 25 aprile e Praglia l’1 maggio. Tra le tante meraviglie e tipicità anche queste storie e tradizioni arricchiscono i Colli Euganei rendendoli luoghi di memoria e preghiera.

S. Rocco

Pasqua Pasquetta e oltre a Torreglia

La prima comunità a mettersi in cammino verso Monteortone è quella di Torreglia e Luvigliano, grazie all’Associazione Portatori della Madonna del Carmine che curano interamente l’esperienza. Tutto inizia la domenica di Pasqua alle ore 7.30 con il trasporto a piedi delle statue della Madonna del Carmine e di San Rocco dalla prima chiesa parrocchiale di San Sabino, sul Colle della Mira, alla seconda parrocchiale a valle, la Chiesa del Sacro Cuore. Il Lunedì dell’Angelo, conosciuto come Pasquetta, si parte a piedi alle ore 7.00 dalla Chiesa del Sacro Cuore verso Monteortone, dove alle 8.30 viene celebrata la Messa. Segue un momento di ristoro per ripartire alla volta di Torreglia verso le 10.30 e salutarsi verso mezzogiorno.
La conclusione vera e propria è infatti la 2^ Domenica di Pasqua, detta Domenica in albis, che essendo la festa della Dedicazione della Chiesa di San Sabino, rappresenta il coronamento delle celebrazioni. Infatti, con partenza alle 8.30 a piedi dalla Chiesa del Sacro Cuore, le statue della Madonna del Carmine e di San Rocco vengono trasportate nuovamente nella Chiesa di San Sabino dove si celebra la Messa alle ore 9.30. Vissuto in questo modo, da oltre tre secoli, il pellegrinaggio è forse il momento più particolare tra tutti gli eventi dell’anno.

Portatori della statua della Madonna in Processione

Giulio Osto