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IL Principe Ranocchio

Il Principe Ranocchio 

Ormai la primavera è palpabile nell’aria. Lo scarso manto nevoso che un mite quanto avaro inverno ha fatto cadere in montagna, con il rapido innalzarsi delle temperature degli ultimi giorni ha iniziato rapidamente a fondere, alimentando ruscelli e torrenti e rimpinguando le falde di pianura; anche i temporali di fine inverno quest’anno sono stati scarsi e il rinnovo delle scorte idriche dei fossi e degli stagni è avvenuto con una certa difficoltà. Ciononostante con l’arrivo della primavera, come avviene da migliaia di anni, gli anfibi si sono risvegliati dal letargo e hanno cominciato la loro lunga migrazione. Per rospi, rane, tritoni e salamandre è questo il periodo degli amori ed essi, incuranti dei mille pericoli che incontreranno sulla loro strada e richiamati da un atavico istinto, si spostano lentamente verso i luoghi in cui loro stessi vennero alla luce.
Molta gente prova ancora una sorta di naturale ribrezzo nei confronti di questi animali; sentimento espresso pure dalla principessa della fiaba dei fratelli Grimm “Il principe ranocchio”: come è noto la fanciulla per gioco promise ad un grosso rospo che le aveva recuperato dalle profondità di una fontana la palla d’oro con la quale stava giocando, di ospitarlo nel suo castello e di accudirlo amorevolmente. In ogni caso, sia che il ranocchio venga sbattuto contro il muro dalla principessa in uno scatto d’ira, come raccontato nella versione originale della fiaba, o che venga baciato dalla principessa come avviene in altre interpretazioni, la fine è comunque lieta: il viscido e brutto ranocchio, così trasformato da una maga malvagia, si tramuta in uno bellissimo principe pronto a convolare a nozze con la schizzinosa principessina.
La maggior parte degli anfibi trascorre l’inverno sottoterra; alcuni come i rospi, le salamandre e i tritoni si nascondono tra le radici delle ceppaie, sotto cumuli di sassi o nelle tane abbandonate dei roditori. Altri come la maggior parte delle rane e le raganelle, s’interrano invece nel fondo melmoso dei fossi e degli stagni.


Al risveglio dal sonno invernale tutte le specie sentono la frenesia di raggiungere al più presto l’acqua, ove poter iniziare il corteggiamento. Dopo l’accoppiamento le femmine iniziano a deporre le uova: da poche decine in ammassi gelatinosi sino ad alcune migliaia riunite in lunghi cordoni, a seconda delle specie. È nota a tutti la metamorfosi straordinaria delle rane e dei rospi che dopo un periodo trascorso nell’acqua come girini, respirando l’ossigeno attraverso le branchie e cibandosi soprattutto di alghe e vegetali marcescenti, si trasformano in miniature degli adulti e affrancati dall’ambiente idrico, partono alla conquista del mondo. Come per molti altri animali con analoghi comportamenti riproduttivi, anche per i nostri anfibi le aspettative di vita sono piuttosto basse e solamente una misera percentuale delle uova deposte daranno origine ad un adulto; i pochi fortunati che ci riusciranno avranno comunque la possibilità di raggiungere la veneranda età di 20-25 anni. I pericoli per questi piccoli animali iniziano molto presto: il disseccamento dei fossi e degli stagni porta a morte migliaia di uova e girini e anche una volta metamorfosati il pericolo della disidratazione è sempre presente, così come quello della predazione.
Sugli Euganei sinora sono state censite poco meno di una decina specie di anfibi, appartenenti alle due famiglie, quella degli Anuri, i rospi e le rane, e quella degli Urodeli, ovvero le salamandre e i tritoni. L’importanza di questi animali, al di la del loro ruolo ecologico – da adulti sono tutti predatori di insetti e altri invertebrati – risiede anche nel fatto che molte di queste specie sono diventate piuttosto rare e minacciate soprattutto a causa dell’uso di pesticidi e della scomparsa di molti dei loro siti di riproduzione.
Se da un lato nei boschi di castagno non è infrequente l’incontro con la vivace salamandra pezzata (Salamandra salamandra), osservare il piccolo e mimetico ululone (Bombina variegata) o i misteriosi tritoni sono eventi ormai piuttosto rari. L’ululone è un piccolo rospo di colore bruno giallastro, caratterizzato dal ventre di un bel giallo limone su cui spiccano delle grandi macchie irregolari blu scuro; quando è spaventato inarca il dorso e mostra la vivace colorazione ventrale: un chiaro avvertimento per i predatori riguardo la sua velenosità. Le piccole pozze temporanee create dal passaggio dei mezzi agricoli attirano spesso gli ululoni nella stagione degli amori, ma nella maggior parte dei casi il rapido disseccamento delle piccole e fangose raccolte d’acqua rende vano qualunque sforzo riproduttivo e questo è uno dei motivi principali della sua rarità. I tritoni al contrario degli Anuri, sono provvisti di coda anche nello stadio adulto, come le salamandre. Il comune tritone punteggiato (Triturus vulgaris)

Tritone punteggiato (Triturus vulgaris) - Colli Euganei

e il più raro e localizzato tritone alpestre (Triturus alpestris), quando escono dal letargo invernale cercano di raggiungere il più rapidamente possibile i fossi e gli stagni; giunti in acqua i maschi si trasformano, assumendo una vivace livrea nuziale e ornandosi di una cresta dorsale; il tritone alpestre, il più colorato dei due, assume una bella colorazione blu violetto che contrasta con la cresta gialla e nera e con il ventre arancione. Tipico dei laghetti montani, spesso a quote molto elevate, la popolazione del tritone alpestre dei Colli Euganei è un chiaro relitto di una più ampia distribuzione che prima delle glaciazioni occupava l’intera penisola; attualmente questa interessante e bella specie vive in poche località e negli ultimi decenni la sua presenza si è fatta sempre più scarsa.

Tritone alpestre (Triturus alpestris)

Una terza specie, più grande delle precedenti, il tritone crestato (Triturus carnifex) invece sembra essere scomparso dal territorio collinare in seguito alla trasformazione o alla scomparsa dei piccoli bacini idrici, tipicamente i laghetti di cava e i fossati ai piedi delle colline, ricchi di vegetazione sommersa, in cui viveva. Nel maschio di questo tritone la cresta è particolarmente sviluppata e seghettata e nell’aspetto il piccolo anfibio ricorda antiche creature antidiluviane.

 tritone crestato (Triturus carnifex)- Colli Euganei

Tra le rane, due specie piuttosto simili, la rana agile (Rana dalmatina) e la rana di Lataste (Rana latastei) giungono all’acqua molto presto e già alla metà di febbraio è possibile osservare i maschi che, immersi nelle fredde acque, emettono il loro basso gracidio per attrarre le femmine.

Rana di Lataste (Rana latastei) - Colli Euganei

Queste due specie appartengono al gruppo delle rane rosse, così chiamate per la colorazione che varia dal giallo rosato al rosso rame; piuttosto comune nei vigneti e ai margini del bosco la prima, la rana di Lataste è invece un raro endemismo dell’Italia nordorientale, legato soprattutto ai boschi di latifoglie. Senza dubbio però il più diffuso è il rospo comune (Bufo bufo), il più grosso dei nostri anfibi e le femmine, più grandi dei maschi, raggiungono persino i 20 cm di lunghezza; l’aspetto del rospo non è certamente bello, tozzo, sgraziato e con la pelle ricoperta di decine di verruche; dietro agli occhi possiede inoltre due importanti ghiandole, le paratoidi, di forma ovale, che secernono un liquido biancastro, irritante e leggermente velenoso, dal tipico odore muschiato, che serve come arma di difesa.

Rospo comune (Bufo bufo) - ColIi Euganei

Il suo periodo riproduttivo spesso è concentrato in un’unica sola settimana; nel breve periodo in cui tenta di raggiungere i luoghi in cui per generazioni i suoi antenati deposero le uova, si trova spesso alla mercé di mille pericoli, insidiato dalle natrici d’acqua e dalle cornacchie, che hanno imparato ad evitare la velenosa pelle, e naturalmente dalle auto che inesorabilmente lo investono quanto tenta di attraversare le nostre strade; poi come per incanto, compiuto il suo gesto d’amore, il rospo sembra sparire completamente. Ma spesso, nelle calde sere estive, nell’angolo più fresco del giardino o dell’orto, un leggero tramestio di foglie tradisce la sua presenza; il nostro piccolo ospite chiede solo di essere lasciato in pace e ci ripaga ripulendo il giardino dalle chiocciole, dalle larve di insetti e da molti altri piccoli invertebrati dannosi. Se ci capita di trovarne uno, proviamo a osservarlo più da vicino: dietro i grandi occhi ambrati, simili a gemme incastonate ricche di mille riflessi colorati forse si nasconde ancora un Principe ranocchio.

Raganella
Rispetto alle altre rane, la verde raganella è senza dubbio la più graziosa e simpatica; tipicamente arboricola, grazie al colore del dorso si mimetizza perfettamente con le foglie dei salici e dei pioppi sulle cui fronde essa vive.

Rana di Lataste
Riconoscibile per la colorazione rosso rame e per il baffo nero dietro l’occhio, è la più rara delle nostre rane di bosco.

Rospo
Il corpo del rospo è interamente ricoperto di verruche che secernono un liquido irritante, utilizzato per la difesa.

Tritone alpestre
È il più colorato tra i nostri tritoni; sui Colli Euganei lo si può trovare ancora solo in poche sorgenti.

Tritone crestato
I maschi di questa salamandra acquaiola, grazie alla vistosa cresta seghettata, ricordano gli antichi mostri antidiluviani.

Tritone punteggiato
Il più piccolo dei nostri tritoni, è ancora comune nei fossi della campagna ai piedi dei colli.

Ululone
Il ventre giallo macchiato di blu rende questo piccolo rospo inconfondibile. Sui Colli Euganei vive una piccola popolazione di questo raro anfibio.

Paolo Paolucci