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Speronella Torna a Scuola

Speronella Torna a Scuola
di Sante Bortolami. In Memoria

Speronella ‘deve’ tornare a scuola per riscoprirne
i reali contorni storici attraverso la lettura in classe
di qualche succoso documento dell’epoca che si trova
già bell’e pubblicato: ciò significherebbe consentire
allo studente padovano di accostare il mondo medioevale
in una dimensione più concreta e vicina

Nel 1980 ho pubblicato una raccolta di recensioni apparse sul settimanale diocesano “La Difesa del Popolo”. Ebbi l’onore e il piacere di ospitare, quale introduzione, due brevi interventi di allora ‘giovani’ docenti universitari: Sante Bortolami e Antonio Rigon. Il primo è mancato troppo presto agli studi medioevali, amico di tanti luoghi del Padovano e di Monselice in particolare, amante della Giostra della Rocca tanto da impersonare sul carro imperiale della Contrada San Martino Federico II ‘stupor mundi’. Antonio Rigon continua il suo speciale rapporto con la Città della Rocca, coordinando con mano sapiente e dotta i ‘Premi Brunacci’.
il saggio di Sante Bortolami è intitolato Speronella torna a scuola e il bell’articolo di Gionata Ceretta, apparso nel numero natalizio del nostro bimestrale, mi ha spinto ad estrapolarne una parte, utile a comprendere quanto sia importante riesumare certi personaggi del passato euganeo, anche se travisati o travestiti dalla foga immaginifica di poeti e narratori, eruditi o popolani.

«Circolò a Padova per buona parte del secolo scorso una leggenda. Essa raccontava della nobile Speronella, una giovane virtuosa vissuta all’epoca del conflitto tra Federico Barbarossa e i comuni italiani. Costei sarebbe stata rapita con la forza da tale Pagano, funzionario arrogante e violento dell’imperatore, e condotta prigioniera nella inaccessibile rocca di Pendice, sui Colli Euganei. La leggenda, in realtà, non era tutta tale. Da vari documenti pubblicati e illustrati dal Muratori e  da altri valenti storiografi del settecento veneto, tra Battista Verci, risultava viva e operante nella seconda metà del XII secolo una potente signora feudale che rispondeva appunto al nome di Speronella Dalesmannini. Nel 1880, però, Andrea Gloria, sobrio professore d’università e seguace di un metodo di rigoroso esame delle fonti storiche che andava affermandosi nel paese, pubblicò anch’egli un breve saggio su Speronella. Furono confutati come ‘spropositi’ affermazioni e notizie correnti nella letteratura riguardante Speronella e il medioevo padovano. L’immagine gentile e fiera che di essa si era a lungo coltivata ne usciva completamente stravolta. Speronella appariva dalla cruda rassegna dei documenti del suo tempo solo nella veste di una dominatrice dispotica di alcuni villaggi del Padovano la quale, vuoi per calcolo politico vuoi per concupiscenza, aveva infilato una sequela di ben sei mariti. Si dimostrò inoltre che il ratto della giovane non avvenne mai e che la rivolta dei padovani contro il Barbarossa si verificò in data diversa da quella supposta e per altre e ben più concrete ragioni. Fu davvero il funerale della leggendaria Speronella.
Sono trascorsi giusto cent’anni da quando il Gloria scrisse il suo opuscolo. Di Speronella non si parla e non si scrive più. Solo qualche isolata pubblicazione di storia paesana alla ricerca di personaggi ‘famosi’ da far conoscere continua a rievocarne la figura in toni un po’ impressionistici. O, al più, capita di trovarla citata fra le note di una ricerca storica specialistica, riservata a pochi addetti ai lavori.

Le ragioni di ciò sono evidenti. Altro e ben diverso è, rispetto a un secolo fa, il mondo in cui viviamo. Altri gli interessi culturali, altre le preoccupazioni ideali e politiche, altra la domanda di informazione storica. Eppure io credo che si farebbe una cosa salutare resuscitando Speronella, almeno nelle scuole della provincia padovana. L’affermazione può sembrare paradossale, me ne rendo conto, ed esige qualche chiarimento. Speronella ‘deve’ tornare a scuola per riscoprirne i reali contorni storici attraverso la lettura in classe di qualche succoso documento dell’epoca che si trova già bell’e pubblicato: ciò significherebbe consentire allo studente padovano di accostare il mondo medioevale in una dimensione più concreta e vicina. Significherebbe allontanare clichés logori e astratti- il castello del feudatario, il servo della gleba, il vescovo-conte, la corte chiusa in se stessa, il comune democratico – per immergersi in un contesto di rapporti umani vivi e complessi, calati in un lembo definito della campagna padovana.
Guidato a quel ‘gusto per la ricerca’ e a quella ‘sperimentazione molto elementare’ di cui parlano i programmi, lo studente fisserà la sua attenzione su un’area dove incontra paesi e fiumi non ignoti: S. Giorgio delle Pertiche, Campodarsego, Borgoricco, il Tergola. Vi scoprirà un paesaggio ricco di acque correnti con chiuse e mulini; di boschi e di prati con bestie al pascolo e copiosa selvaggina; di isolate abitazioni di rustici cui fanno capo i non numerosi poderi, o mansi, coltivati.

Speronella Torna a Scuola - Colli Euiganei

Si accorgerà che la vita quotidiana è intimamente legata alla terra e agli animali per il fatto di incontrare vanghe e carretti; botti e tavernieri; fagioli e legname, assieme a contadini che si chiamano Volpe, Mussato, Pietro Cane, Sparviera. Constaterà anzi che in questo medioevo non esiste nome e cognome come oggi, ma solo Giovanni figlio di Riprando, Martino il fabbro, il Rosso. Rifletterà sul fatto che la maggioranza della gente si chiama ancora con nomi di schietta origine germanica ormai abbandonati, come Airaldino, Benzone, Engledina, Lemizone, Markesino, Wirisio.

Farà conoscenza con altre persone che usano invece designarsi dalla località di origine e, tra costoro, con alcuni che sono qualificati domini, o signori, come Cumano da Marostica o Rolando da Curano. Vedrà meglio la complessità interna del mondo feudale osservando che costoro convivono nella stessa zona legandosi con rapporti di fedeltà vicendevole ma anche definendo le rispettive sfere di influenza tra violenti contrasti. Si farà un’idea più precisa della loro presa nella società contadina notando che ciascuno di essi ha i suoi armati a cavallo (milites), scudieri (scutiferi), amministratori (gastaldi), emissari (nuncii), lavoratori dipendenti (vilani, servi). Ma non basta. La forza del concreto potrà spiegargli meglio d’ogni concetto cosa significhi chiesa feudalizzata: basterà che si avveda che il vescovo di Padova, signore anch’egli di terre e di uomini da queste parti, d’altra parte fa raccogliere per conto dell’imperatore che scende in Italia, a cui deve obbedienza, le tasse pubbliche (fodrum, colta).
Darà un contenuto concreto al potere semplicemente considerando che Speronella impone agli uomini del luogo il servizio di guardia al castello di S. Andrea e i lavori pubblici sulle strade e nei fossi · che fa ospitare cavalieri e cavalli nelle dimore contadine; che dalla sua corte o curia riscuote multe, pegni e tasse di vario genere, e amministra la giustizia, punendo severamente ladri, fattucchiere, adùlteri, perfino i bimbi che si rompono il capo nelle zuffe.
Il contatto personale con la stessa fonte storica opportunamente illuminata potrà portare lo studente a scoperte ulteriori. Potrà, ad esempio, intravedere la presenza di una organizzazione comunale del tutto compatibile con le signorie locali, sempre che lo si avverta che il maricus non è altro che il sindaco del paese e che con lo stesso significato la parola sopravvive nel francese maire, oppure nei cognomi padovani Marìgo, Maréga, presenti non nel vocabolario ma nell’elenco telefonico. Non occorrerà neppure avvertirlo che all’epoca del Barbarossa a Padova la gente colta scriveva in latino. Sarà utile invece mostrargli come questo sia infarcito di espressioni e voci del volgare parlato: “recordor quod, habeo visum, coliebam, ab ilio tempore in za” e se scopre che i suoi antenati padovani dicevano anch’essi spinas per ‘spine di botte’, scurare per ‘frustare’, faturas per ‘malìe, incanti’, sarà indotto a sentire che anche il suo presente è strettamente legato a questo passato.

La leggenda di Speronella - Colli Euganei

E non è finita. Anche la realtà leggendaria di Speronella può avere la sua dignità e il suo interesse per la storia locale. Nessuno infatti oggi la differenza di cent’anni fa, concepisce un documento come un feticcio. La lezione idealistica prima e lo sviluppo del folclore e dell’antropologia poi ci hanno insegnato a valorizzare quella particolare creazione, orale o scritta, che è la leggenda, ricercandone le intime radici nella fantasia e nel sentimento popolari, studiandone la fortuna come specchio di una mentalità che muta, e che fa parte anch’essa a pieno titolo della storia.

Da questo punto di vista Speronella significa una finestra aperta non solo sul medioevo, ma pure sull’ottocento padovano. Speronella, insomma, – ormai lo si sarà capito – non è che un esempio e un pretesto, fra i tanti possibili, di come si possa dai banchi della scuola stimolare lo studio della storia evitando sia la genericità delle sintesi sia la curiosità di campanile fine a se stessa. «Naturalmente ciò richiede che continui e si approfondisca quell’impegno alla collaborazione, o almeno all’ascolto reciproco, fra tante risorse intellettuali presenti e operanti nella nostra regione».

Roberto Valandro