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Storie di Malfattori e del Buso dei Briganti

Buso dei Briganti

Storie di Malfattori
e del Buso dei Briganti

Nei Colli Euganei c’era un tempo in cui non ci si poteva aggirare liberamente per strade e boschi, perché loro erano lì, in agguato, pronti ad assalirti per poi scomparire nel nulla… o meglio, nel loro covo! Sul Monte Cinto, nel versante che guarda la pianura verso Lozzo Atestino si ergono dei grandi speroni rocciosi con anfratti e piccole caverne che creano un baluardo difensivo difficile da espugnare. Nel corso dell’800 tra queste rocce inaccessibili si radunavano e vivevano i Briganti provenienti dai paesi vicini. Su queste pietre c’è un grande foro a forma di porta, chiamato “La Porta dei Briganti” (quest’apertura sosteneva un pesante portone che chiudeva ogni accesso) che si apre in un terrazzino naturale di trachite che domina la pianura sottostante, percorsa dalle uniche strade praticabili. Si narra che da questo punto le vedette segnalassero ai loro complici situati a valle l’arrivo di carrozze o persone.
Buso dei BrigantiErano uomini di estrema forza e coraggio, che con fucile e pugnale sotto braccio si avventavano sui malcapitati viandanti per derubarli dei loro averi. Dal loro nascondiglio salivano sulla cima del colle (vicino alle rovine del castello) e preparavano su masegne di trachite (di cui ancora oggi si vedono le tracce) la polvere da sparo che sarebbe servita per far razzia in case e fattorie. Poi tornavano passando per la Porta al Buso dei Ladri, per dividersi la refurtiva e preparare nuovi colpi.
Pietra MortaioSe qualcuno avesse avuto la sfortuna di incontrare uno di loro sarebbe rimasto terrorizzato, perché erano davvero terribili tanto da aver ucciso anche il prete di Fontanafredda. Erano comandati da un capo di “provata esperienza e perizia” che nella fantasia della gente rappresentava l’incarnazione dell’atrocità e dell’astuzia. Le cronache del tempo raccontano che il capobandito più famoso era un certo “Stella” di Montegrotto con alle sue dipendenze un gruppo di ladri che accudivano il rifugio mentre altri 70 banditi armati erano dislocati in più punti dei colli. Nel 1848 il governo decise di combatterli senza tregua, così nel 1856 ad Este oltre 100 briganti vennero impiccati pubblicamente.
Impiccagione in Piazza ad EsteUno di loro nascondendosi nel Buso dei Briganti riuscì a non farsi prendere e rimase a vivere nel nascondiglio. Bisogna sapere però che era diventato buono, aveva salvato il Dottore di Este dalla grinfie dei suoi compari ed aveva aiutato anziani ed ammalati. Passarono gli anni ed il brigante con la lunga barba bianca veniva considerato da tutti un eremita. Un giorno d’inverno un boscaiolo cadde e si ruppe una gamba, l’urlo di dolore fu udito dall’eremita che lo soccorse e lo trasportò sulla schiena sino al paese. Aveva fatto un’altra buona azione, l’ultima, perchè il giorno dopo fu trovato morto sulla porta del Buso dei Briganti. Si narra che un mandorlo nacque in quel luogo, ed ancora oggi è il primo che fiorisce ogni primavera, continuando a mantenere quell’alone di leggenda che accompagna il Buso dei Briganti.

Danilo Montin