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Super eroi di Casa Nostra

Oryctes-nasicornis

Super eroi di Casa Nostra
I Grandi Coleotteri del Legno

Verso la fine degli anni sessanta, durante le vacanze estive collezionavo insetti e altri animali che mi procuravo girovagando per le campagne alla periferia della città; i Colli Euganei erano per me ancora una meta lontana e poco frequentata e ben pochi erano i reperti che provenivano dai loro boschi. Nella mia raccolta però, accanto a splendide farfalle e a colorati coleotteri, faceva bella mostra di sé un grosso scarabeo dai riflessi bronzei, lungo circa 4 cm, che mio padre aveva raccolto morente ai bordi della strada che sale al Monte Lonzina, proprio nel cuore degli Euganei: si trattava di un raro esemplare di Osmoderma eremita, volgarmente chiamato Scarabeo eremita odoroso. Quell’unico esemplare, invidiato dagli amici che condividevano la mia passione per gli animali, valeva più dell’intera raccolta e questo era dovuto alla grande difficoltà di trovare e catturare il mitico scarabeo! Nell’unico libro che possedevo a quei tempi, il mitico Griffini del 1894, dedicato interamente ai coleotteri, Osmoderma eremita era già allora considerata una specie poco frequente! Oggi questo raro coleottero è considerato seriamente minacciato a causa della scomparsa 12 degli elementi fondamentali che costituiscono il suo peculiare habitat: i grossi alberi cariati che sino a qualche decina di anni fa erano ancora presenti nelle nostre campagne e nei nostri boschi. Il suo ciclo vitale dipende completamente dalla presenza di grandi cavità nei tronchi e nei grossi rami marcescenti, del cui legno in decomposizione le larve si nutrono, trascorrendo nelle oscure gallerie due lunghi anni. Molti interventi selvicolturali attuati nei decenni scorsi sui nostri boschi, come l’eliminazione di interi filari di vetuste latifoglie e le operazioni di dendrochirurgia su querce e secolari castagni hanno sfavorito questa rara specie riducendone proprio lo spazio vitale.
La biologia dello Scarabeo eremita è ancora poco conosciuta; gli adulti compaiono tra giugno e luglio del terzo anno di vita e i maschi volano lenti e pesanti tra le alte chiome degli alberi, emettendo un forte odore di cuoio vecchio – da cui deriva il nome generico Osmoderma – con lo scopo di attirare le femmine. La maggior parte della loro breve vita da adulto, circa 30 giorni, si svolge entro pochi metri di raggio dagli alberi da cui sono usciti; questo comportamento assieme al fatto che la stessa pianta viene utilizzata per diverse generazioni di seguito, contribuisce a renderla una specie estremamente vulnerabile. L’interessante coleottero svolge un’importante attività saproxilica, trasformando con la sua attività larvale le cavità degli alberi in cui vive e creando situazioni ambientali sfruttate in seguito da molte altre specie; per questo motivo è una specie prioritaria inserita negli allegati II e IV della Direttiva Habitat e la sua protezione è considerata di fondamentale importanza per la qualità dei boschi di latifoglie. 

Osmoderma eremita
Lo Scarabeo eremita odoroso deve il suo nome specifico,
eremita, perché fu trovato per la prima volta, e descritto
dal naturalista trentino del 1700 Giovanni Antonio Scopoli,
nella cavità di un vecchio tronco,
situazione che gli ricordò un eremita rifugiato nella sua grotta

Osmoderma-eremita
Se da un lato l’incontro sui Colli Euganei con lo Scarabeo eremita odoroso è possibile ma piuttosto raro, e, come abbiamo visto, non solo per le sue abitudini schive e riservate, l’osservazione di altre tre specie di coleotteri, considerate tra le più grandi della nostra fauna, è ancora un evento fortunatamente frequente. Nelle calde sere d’estate, infatti, percorrendo i sentieri nei querceti e nei castagneti, è possibile osservare uno dei più grandi, curiosi e affascinanti insetti della nostra fauna: il Cervo volante (Lucanus cervus). I maschi di questo coleottero, raggiungendo gli 8 cm di lunghezza, sono sicuramente tra i più grossi coleotteri europei.
Il Cervo volante vive anch’esso sui vecchi tronchi marcescenti, preferendo quelli di querce e castagni; le sue larve si sviluppano nel legno e impiegano da tre a cinque anni per raggiungere la maturità e diventare adulte. Tra giugno e luglio i massicci maschi, sfidando le leggi della fisica, volano pesantemente alla ricerca delle più modeste femmine e non è raro osservare numerosi individui che ronzano assieme tra le chiome degli alberi. Com’è noto, il nome deriva dalle grandi mandibole dei maschi che ricordano le corna del cervo e che sono utilizzate unicamente negli scontri rituali, duranti i quali i due contendenti tentano di rovesciarsi reciprocamente per conquistare le grazie delle femmine. Tali appendici sono completamente inutilizzabili per l’alimentazione, a causa delle dimensioni e dell’ingombro; i maschi, infatti, si nutrono solamente di linfa e altri essudati zuccherini che trasudano dalle ferite della corteccia e che lambiscono con i lunghi e mobili palpi, mentre le femmine, con le loro mandibole ben più corte e affilate, possono incidere la buccia di succosi frutti.

Cervo volante
Il Cervo volante deve il suo caratteristico nome
alle grandi mandibole del maschio,
simili alle ramificate corna del cervo europeo.

cervo-volante
Il primato di grandezza tra i coleotteri nostrani, però, spetta sicuramente al Cerambice delle querce (Cerambix cerdo): con le antenne completamente stese, i maschi di questo splendido coleottero raggiungono la lunghezza di quasi venti centimetri! Un tempo piuttosto diffuso, anche questo colosso ha subito la forte riduzione dell’habitat a causa della scomparsa di vecchie querce alle quali è legato nelle fasi larvali. Si tratta anche in questo caso di una specie che vive nel legno di piante deperite o nelle parti morte di piante sane; lo sviluppo richiede tre anni e le larve, lunghe sino a 10 cm, scavano nel legno profonde gallerie dal diametro di un grosso dito. A volte la comparsa degli adulti avviene in sincronia, nell’arco di pochi giorni, così che il tronco di una singola quercia brulica letteralmente di numerosi individui.

Cerambix cerdo
Le lunghe antenne dei cerambici
sono organi di senso molto delicati;
quelle del maschio di certe specie,
come il Cerambice delle querce,
sono particolarmente lunghe.

cerambyx-cerdo
Il terzo gigante della nostra fauna coleotterologica è il goffo scarabeo rinoceronte (Oryctes nasicornis), un tozzo e simpatico coleottero della famiglia degli Scarabeidi, piuttosto comune sui Colli Euganei. Questo coleottero, lungo 5 cm, è di forma ovale ed è provvisto di zampe robuste e pelose; porta sul capo un corno, particolarmente lungo e vistoso nel maschio, molto più piccolo e spesso ridotto ad una piccola spina, nella femmina, da cui deriva il nome specifico. Le sue dimensioni e la sua forma non gli impediscono comunque di volare rumorosamente a pochi decimetri dal terreno; nelle sere d’estate esso è attratto dalle fonti luminose, così che spesso può essere osservato nel cono di luce dei lampioni stradali. Anche in questo caso si tratta di una specie legata al legno marcescente; le sue grosse larve, lunghe sino a 10cm, bianchicce e ricurve come tutte le larve degli Scarabeidi, vivono per 3-4 anni nel legno decomposto di diverse latifoglie svolgendo anch’esse l’importante compito di bioriduttori.
Ma i pericoli per questa specie non vengono solo dall’uomo e dalle sue attività! Le larve dell’Oryctes, infatti vengono ricercate da un grosso imenottero aculeato, la minacciosa e temibile Scolia flavifrons; le femmine di questa vespa, lunghe 6 cm, le paralizzano con la loro puntura velenosa e le destinano a cibo fresco per la propria prole! 

Paolo Paolucci