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Monte Rosso, Tesori Naturalistici e Culturali

Monte Rosso

Monte Rosso,
Tesori Naturalistici e Culturali

 All’estremo nord ovest dei Colli Euganei, nella frazione di Monterosso di Abano Terme, s’innalza un colle dalla forma molto particolare (sembra una chiocciola con il guscio rivolto a sud, vista da ponente) di modeste dimensioni (è alto solo 178 metri ma quando lo si scala sembra non si arrivi mai alla cima!) formato da trachite, è il Monte Rosso.
Sulla sua cima nel XIII° secolo spiccava il castello della nobile famiglia dei Da Monterosso, mentre alla base del colle, circondata da un’ampia cinta muraria, troviamo Villa Monzino detta anche “la Bembiana”, chiamata così perché attorno al 1500 pare vi abbia soggiornato l’umanista e cardinale Pietro Bembo.
Interessante l’ampio parco alberato, comprendente alberi secolari (situato a sud-est, di fronte all’ingresso della Villa) con al centro una grande vasca di raccolta d’acqua. All’ingresso del Parco all’ombra degli alberi, nell’autunno di qualche anno fa, ho incontrato più di un centinaio di prataioli, funghi con il cappello bianco come il latte peccato che avessero un forte odore d’inchiostro il che mi ha portato subito alla loro determinazione, si trattava di agaricus xanthodermus, tossico per l’uomo, ma molto curioso da un punto di vista di ambientale-micologico.
Interessante poi la scoperta fatta nel mese di aprile dell’anno dopo: nella parte esterna della cinta muraria a nord della proprietà Monzino ho contato un centinaio di esemplari di un’orchidea spontanea considerata assai rara per la zona euganea: la Cepha lanthera Damasonium (Cefalantera verdognola).
Proseguendo verso nord della stradina alla base del versante est che costeggia il colle si arriva in una zona umida in cui l’acqua scendendo a rivoli dal pendio del colle bagna il manto stradale, lì c’è una delle sorgenti fra le più interessanti dei Colli Euganei, “ea Fontana de Tobia”.
In passato molte famiglie della zona, erano solite attingere acqua potabile da quella fonte. È ancora visibile al lato della strada un laghetto sempre ricco d’acqua, alimentato da una sorgente perenne e circondato da un ricco canneto. Di grande suggestione sono l’antica cava di trachite (Priara vecia) che si trova subito a nord del sentiero chiamato “mujtiera” che sale sulla cima del colle e la grotta sopra la cava, denominata “antro dea striga”.
Arrivati sulla cima piatta del colle se si scende nel sentiero che va verso sud-est attraversando un fitto bosco misto latifoglia fino a costeggiare la cinta muraria di Villa Monzino si incontra la torretta di un antico roccolo in muratura. In un recente passato i roccoli erano i luoghi dove veniva pratica l’uccellagione, cioè la predazione di uccelli di passo.
I roccoli erano formati da una torretta che serviva come punto di vedetta e da un piccolo locale che si usava come abitazione, ci si soggiornava anche per settimane. Venivano realizzati in legno o in muratura e per prendere gli uccelli si predisponevano delle reti fra gli alberi nelle vie conosciute per essere punto di fuga per i volatili che si erano appoggiati al suolo.

Gastone Cusin