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Un Doge nei Colli Euganei

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Un Doge nei Colli Euganei

Domenico II Contarini è stato un uomo di buon senso, divenne Doge all’età di 74 anni e, anche se non è stato un doge di grande levatura politica e diplomatica è stato un
“bòn adorabile vécio” come lo definì l’osservatore francese Saint Didier raccogliendo il sentire popolare dei veneziani

A Valnogaredo vi è una villa degna di nota, non solo per la sua bellezza monumentale, per le decorazioni pittoriche e scultoree, bensì anche e soprattutto per un fatto storico degno degli annali della Repubblica Serenissima. La villa, oggi denominata Contarini- Piva, è stata il “buon ritiro” della patrizia famiglia veneziana dei Contarini.
Qui era in villeggiatura l’anziano Domenico II, nato a Venezia il 28 gennaio 1585, come era solito fare. Siamo nel 1659 ed era nella sua villa di Valnogaredo assieme al figlio e due suoi nipoti. Di buon mattino gli giunge un’inaspettata notizia: è stato eletto Doge, il 104° della serie dei serenissimi dogi della Repubblica di Venezia.

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È lo stesso Domenico II Contarini che scrive la memoria dei fatti, nel suo testamento datato 24 gennaio 1674.

“Mentre io ero andato fuori della città l’anno 1659 gli ultimi di settembre a portarmi con mio figliolo et i due miei nipoti nella nostra villa di Val Nogaredo per prendere un poco di sollievo in quei nostri monticelli con attendere insieme ai nostri domestici negozii; ha voluto che il Quarantuno eccellentissimo mi eleggeva Doge di questa nostra amatissima e di me riverita patria, sì che il dì 16 del mese di ottobre, giorno di giovedì di detto anno 1659 alle 18 hore fui con tutti li voti al dogado assonto, et il venerdì 17 del detto mese nello spuntar del sole, capiratono in detta villa alla nostra habitazione li signori Giovanni Giustiniano, fu di ser Piero, Domenico Morosini, mio nipote fu di messer Alvise procurator, insieme col procurator mio figliolo, et inaspettatamente mi portarono la nuova, per la quale restai in maniera sorpreso et quasi che fuor di me stesso che non sapevo… mentre lontanissimo dall’ambitione, riconoscendomi poco atto al sostenere questa gran dignità… tutta volta fatto forza a me stesso, confortato et inanimito dai sodetti signori… et in primo luogo raccomandatomi a Dio Signore et alla beatissima sempre Vergine Maria, mi levai da quel luogo e mi portai con la compagnia di detti signori a Este, ove fatta una breve colazione, montai in posta. Lo stesso giorno capitassimo in Padova… et montati in burchiello capitassimo lo stesso giorno alle hore 7 in Venezia”.

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La cronaca dei giorni successivi si fa fitta di appuntamenti fino alla domenica successiva, quando in pompa magna, come era usanza, celebrati i riti istituzionale religiosi in San Marco, il nuovo doge usciva in piazza per essere visto dal popolo. Era usanza che il nuovo Doge elargisse alla moltitudine di persone accorse, parte delle proprie sostanze economiche. Sappiamo dallo stesso testamento di Domenico II Contarini che quel giorno “fui condotto al solito giro in piazza gettando il danaro ove con gran moltitudine di popolo soddisfeci con abbondanza di oro e di argento, che furono duemila ducati circa”.
Una somma ingente per quell’epoca. Del resto la famiglia patrizia dei Contarini aveva un buon patrimonio e poteva permetterselo. Gli storici concordano che il Nostro non è stato un doge di grande levatura politica e diplomatica, fatta salva la partecipazione ad una ambasceria condivisa da Pietro Duodo nelle stanze dello Stato Pontificio alla presenza del neo eletto Papa Paolo V. Ne scaturì buon fine della loro mediazione diplomatica che diede avvio alla concessione che il papa ha fatto a favore della particolare indulgenza perpetua assegnata al Santuario delle Sette Chiese in Monselice, datata 12 novembre 1605. Il Doge Domenico II Contarini è stato un uomo di buon senso, un “bòn adorabile vécio” come lo definì l’osservatore francese Saint Didier che abitò a Venezia durante tutto il suo dogado, raccogliendo il sentire popolare dei veneziani. Divenne Doge all’età di 74 anni; morì il 26 gennaio 1675 e fu sepolto nell’arca di famiglia nella chiesa veneziana di San Benedetto. Sulla facciata della villa di Valnogaredo vi è una lapide coninciso il fatto qui narrato.

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La villa fu costruita nella prima metà del Cinquecento sui resti di una abitazione che andò distrutta dalle fiamme durante la guerra tra la Lega di Cambrai e la Serenissima. Nel secolo successivo è stata arricchita da un magnifico giardino interno, abbellito da statue e giochi d’acqua. Il piano nobile è stato decorato nel Settecento da stucchi attribuiti ad Andrea Urbani e da magnifici affreschi, narranti il Pastor Fido di Gianbattista Guarini, opera di Jacopo Guarana, lo stesso pittore veneziano che decorò l’ultimo Bucintoro della Serenissima, quello che Napoleone fece murare nell’Arsenale di Venezia.

Riccardo Ghidotti