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Ville e Palazzi Euganei nelle Incisioni di Volkamer

Johann_Volkamer - Colli Euganei

Ville e Palazzi Euganei
nelle Incisioni di Volkamer

Nel 1708 Johann Christoph Volkamer (1644-1720) dà alle stampe a Norimberga il volume riccamente illustrato delle Nürnbergische Hesperides, cui segue, nel 1714 anche in conseguenza del successo raccolto, la Continuation der Nürnbergischen Hesperidum. Si tratta, in entrambi i casi, di una dotta trattazione circa la coltivazione degli agrumi (i mitologici pomi delle Esperidi) inframmezzata da pregevoli illustrazioni dei giardini della città tedesca in cui essi venivano coltivati o, nel caso del secondo testo che qui ci interessa, da incisioni con vedute di paesaggi, ville e palazzi del nord-est dell’Italia, indicata da una lunga tradizione classica e umanistica come il luogo della translatio e della rinascita del mitico giardino delle Esperidi.

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L’autore, appassionato di botanica, era stato in Italia, per ragioni di affari e mercatura, a partire dal 1660, per otto – dieci anni, spostandosi poi dalla sua base di Rovereto fino a Mantova e Bologna e, attraverso Verona Vicenza e Padova, fino a Venezia. È possibile che durante questo soggiorno egli abbia preso dal vivo degli appunti anche grafici, ma, più probabilmente, al momento di organizzare i materiali in vista della pubblicazione della Continuation egli si fece inviare da amici e corrispondenti italiani dei disegni delle ville, tradotti poi in lastra da una valente squadra di incisori. Ogni veduta è accompagnata dall’immagine di uno degli agrumi di cui si parla nel testo: è probabile però che “l’associazione di quella certa varietà di agrume a quel certo viridario non documenti affatto un effettivo rapporto di coltivazione, ma sia viceversa arbitrario e fantastico perché spettante a scelte d’elegante esito compositivo delle singole tavole”1.

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Sono 23 le incisioni che si riferiscono ad edifici dell’area euganea, disposti quasi esclusivamente lungo l’asse fluviale che unisce Padova ad Este (unica eccezione è infatti per San Pietro Montagnon – Montegrotto, con due edifici del Sig. Lucatello su cui torneremo). Si tratta in ordine di: a Padova, Villa Molin alla Mandria (dello Scamozzi); a Montegrotto, il Palazzo Avogadro al ponte di Mezzavia, Palazzo Lucadello, Belvedere Lucadello; a Due Carrare, Villa Dolfin (Mincana); a Battaglia, il Catajo (con due vedute), Villa Grimani, Villa Selvatico; a Monselice, Villa Cortusi (ora Emo, a Rivella), Villa Dottori, Villa Pisani, Villa Venier, Palazzo Renier (con due vedute); a Baone, Villa Molin a Montebuso (Cà Barbaro); a Este, Villa Rota, Villa e barchessa Basadonna (due vedute), Villa Contarini detta del Principe, Palazzo Contarini, Palazzo Barbarigo, Villa Minotto 2.

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Il valore di queste incisioni settecentesche è notevole, perché alcuni degli edifici sopra elencati sono scomparsi ed esse restano tra le poche, se non le uniche, testimonianze grafiche della loro consistenza. In molti casi, felicemente, è agevole riscontrare l’immagine con l’esistente, scoprendo che malgrado i tre secoli trascorsi, la struttura è ancora conservata tale e quale. A esemplificare la corrispondenza tra l’incisione e l’edificio attuale sono qui presentate la veduta del Palazzo Contarini ad Este ed una foto dello stesso. Paralleli simili si potrebbero fare per il Catajo, per le due ville Molin, per la villa Rota e del Principe… In altri casi, le ville, pur trasformate in epoche successive, restano comunque riconoscibili. Altre ville e palazzi sono, infine, decisamente scomparsi e, come già detto, le tavole del Volkamer ne rappresentano talvolta l’unica testimonianza esistente. È il caso delle Ville Minotto ad Este e Dottori a Monselice (da localizzare forse presso Rivella); del palazzo Renier, sempre a Monselice (che ancora documentato verso il 1780 in una bella mappa acquerellata della scuola del cartografo Rizzi Zannoni non è più registrato nel successivo catasto napoleonico); del palazzo Avogadro sul ponte di Mezzavia (documentato anche da vecchie foto e demolito nel 1935 per facilitare il traffico lungo la statale).

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È il caso, infine, dei due edifici del Sig. Lucadello a San Pietro Montagnon (Montegrotto), della cui storia ci informa un bel saggio di Claudio Grandis 3. Alvise Lucadello, importante funzionario veneziano, a partire dal 1674 avvia una spregiudicata acquisizione di terreni nella cittadina termale, che lo portano a divenire proprietario, tra l’altro, del Mottolo del Monte Alto e del cocuzzolo del Monte Castello, lì di fronte. Forse a partire da una preesitente costruzione, egli realizza sul Mottolo un complesso edilizio molto articolato, che, come specificato in una perizia eseguita poco dopo la sua morte, comprendeva anche un vasto giardino (con horanzeri) ed un parco tutto chiuso da muro (da cui il nome Serraglio). L’incisione del Volkamer ben rende l’idea della consistenza del palazzo, focalizzandosi su alcuni elementi architettonici che ne dovevano rappresentare i momenti più qualificanti: la rotonda coronata di statue, la scalinata conclusa su un’esedra decorata con statue e le terrazze con balaustre pure arricchite di statue.

L’edicola rotonda potrebbe essere stata una stua, riservata a fanghi e cure termali 4: i fumi che si alzano nella tavola in basso, e la didascalia (aque bolienti naturali) li evocano, d’altronde, in modo diretto. Sulla cime del Monte Castello viene invece realizzato un Belvedere, che pur di minori dimensioni rispetto al Palazzo, appare nondimeno con i caratteri di una villa autonoma più che del padiglione in cui trascorrere qualche ora di svago. Caduto progressivamente in rovina, il palazzo del Mottolo viene ceduto infine nel 1844 a Pietro Scapin, che vi farà erigere l’odierna villa Draghi.
Quanto alla proprietà sul Monte Castello, i Frigerio che la acquisirono nel 1841 realizzarono sulla sua pendice est una villa ricca di echi medievali, e, pochi anni dopo, innalzarono la cosiddetta Torre di Berta sul sito dello scomparso belvedere (che era però anche il sito del medievale castello dei Montagnon, che la torre, evocando la leggenda della romanzesca Berta, doveva pure richiamare). Insieme alla contemporanea (1711) raccolta di incisioni del Coronelli e a quella successiva del Costa (1750), di superba qualità grafica, il testo del Volkamer rappresenta un documento fondamentale per la ricostruzione della storia delle ville e del territorio veneti. Il paesaggio appare qui trasfigurato ed incivilito, grazie all’ininterrotta sequenza dei nobili edifici dispiegati lungo la riviera euganea, confermando le descrizioni di una campagna-giardino che ci hanno lasciato molti viaggiatori5.

1 L. Puppi, Introduzione a Ville e giardini nel paesaggio veneto nelle incisioni di Johann Christoph Volkamer, a cura di Ennio Concina, Milano 1979, pag. XV. Al testo si rimanda per tutte le notizie sull’autore e la genesi della Continuation.
2 Si è adottato per i luoghi il criterio della attuale suddivisione amministrativa del territorio e per gli edifici il nome del primo proprietario.
3 C. Grandis, Villa Draghi a Montegrotto, in Terra d’Este , n.38, 2009, pagg. 155-183.
4 Anna Maria Baraldo, Le ville dei Colli Euganei tra Sei e Settecento, Tesi di laurea, Venezia, a.a. 2011/2012, Rel. E. Molteni, pagg. 99-105.
5 Si veda il numero monografico dedicato a Viaggiatori stranieri sui Colli Euganei e nel Veneto, Terra d’Este, n. 18,1999.

Massimo Trevisan