Home » Eventi Big Home » Vivere un Abbraccio d’Amore

Vivere un Abbraccio d’Amore

Vivere un abbraccio d'amore - Colli Euganei

Vivere un abbraccio d’amore

Ho incontrato una persona sulle scale, ci siamo
guardati intensamente negli occhi. Ci siamo abbracciati…

questo potrebbe succedere ogni giorno!

L’aria fredda e pungente circonda i boschi addormentati, spogliati delle loro vesti colorate lasciano spazio vuoto tra le fronde per godere di panorami e paesaggi invisibili nel vigore del verde. Dai rami al terreno danzano i pettirossi ed i merli a caccia di un po’ di cibo. Il becco avido cerca tra le foglie. Sono gli unici amici che scorgo mentre percorro la traccia del sentiero del Monte Ceva. La nebbia sta salendo e gli ultimi bagliori del giorno si arrendono. Tutto è calmo e quieto, dorme la natura d’inverno. Si ferma, si riposa. Ha bisogno di tempo per prepararsi ad essere nuovamente rigogliosa, forte, stupefacente.
Noi invece non ci fermiamo mai. Possiamo (o dobbiamo) continuare tutte le nostre faccende con la stessa energia in ogni stagione. Questo mi hanno detto mentre alzavano il termostato del riscaldamento. Questo non hanno pensato quando la legna scaldava tre volte. Raccontavano gli anziani mentre facevano legna nel bosco: “ea legna te scalda 3 volte: quando che te taji, quando che te a trasporti, quando che te a brusi”. E così si dava respiro al bosco, si eliminavano alcune piante, il sottobosco aveva spazio per generarsi, i nostri dolci pendii venivano curati. Era essenziale prendersi cura del bosco per avere la certezza che potesse dare ancora buona legna ed ottimi frutti. Ma noi abbiamo la caldaia, abbiamo 30 gradi nei negozi e nei locali che ci lasciano la porta aperta, così da percepire la dispersione di calore che esce… un’aria calda che si espande nelle vie e nelle piazze.
Un’ottima idea quella di mantenere le porte aperte d’inverno così da far uscire il calore… «Ma Giada, se teniamo la porta chiusa del nostro negozio non invitiamo le persone ad entrare.» Certo, una porta chiusa è un grande ostacolo per i clienti. Facilitiamo i loro acquisti, tanto la dispersione termica, l’uso di caldaie ed altri apparecchi non contribuisce ad uno speco di energia ed al surriscaldamento globale. Ora però sono nel bosco, non tra le vie cittadine agghindate di luci ed addobbi natalizi e quindi è meglio che per un poco rivolga i miei pensieri altrove. La mia compagna pelosa mi precede, annusa un lato del sentiero, si rotola tra le foglie. Quale odore avrà mai sentito che vuol portare con se? E dopo essere diventata un “cane foglia” corre da me a farsi accarezzare, vuole condividere la  sua scoperta. Il suo nuovo odore. E  la mia mano l’accarezza con calore, con dolcezza, con determinazione per cogliere questo odore e farlo  anche mio. Una carezza. Quanto è importante una carezza per un cane? E per noi esseri umani? Ho letto pochi giorni fa un post it di un’amara verità: “È triste un mondo in cui le dita sfiorano più cellulari che volti”. La nostra realtà in un foglietto giallo postato in Facebook. Almeno la mano ha sfiorato anche la carta, non solo la tastiera. La carta è mutevole, liscia, ruvida, patinata, bagnata, frastagliata.

Vivere un abbraccio d'amore - Colli Euganei

L’universo non ha un centro L’universo non ha un centro,
ma per abbracciarsi si fa così: ci si avvicina lentamente
eppure senza motivo apparente, poi allargando le braccia,
si mostra il disarmo delle ali, e infine si svanisce,
insieme, nello spazio di carità tra te e l’altro. Chandra Livia Candiani

La tastiera o lo schermo sono freddi, immutabili, stabili, rotti. Perché abbiamo cominciato ad avere quasi rigurgito del contatto fisico con la realtà e le persone? Forse perché il sabato e la domenica non li passiamo più con la nostra famiglia, ma siamo impegnati a lavorare nei centri commerciali? Sino a pochi anni fa erano rare le occupazioni che impegnavano il fine settimana, il ristoratore, il medico… la domenica la si trascorreva in pranzi infiniti a casa dei nonni. Oggi invece la domenica i figli li portiamo dai nonni (se abbiamo la fortuna di disporre del loro tempo) e noi di corsa al lavoro, in uno dei tanti centri commerciali che invadono il nostro Veneto. Ma torniamo al contatto fisico tra le persone, percezione che l’impostazione della nostra società cerca lentamente e furbamente di eliminare. Un individuo singolo, solo, escluso da una dimensione collettiva può ben poco. È l’interazione tra gruppi ed individui che stimola la nostra mente ed il nostro approccio alla vita. Le piante ad esempio, interagiscono tra gruppi diversi per rispondere ai problemi ed adottare soluzioni per la collettività, così fanno le api, le formiche e moltissimi altri animali che vivono in un sistema non gerarchico, fondato su un’organizzazione distribuita. Questo meccanismo ha un’efficacia così alta da essere presente quasi dappertutto in natura, dove le gerarchie (gruppi o individui) che decidono singolarmente per il gruppo sono davvero rarissime. La natura ci insegna quindi che le decisioni prese dalla collettività sono più convenienti e danno un risultato migliore di quelle individuali. Ma allora perché veniamo sempre spinti a mozzare le nostre interazioni umane per vivere di “solitudini virtuali”? Siamo quasi giunti alla fine di quest’anno, vicini al momento del Natale… potremmo darci dei nuovi obbiettivi, lontano dai nostri smartphone. Cominciamo a prendere a cuore la felicità delle altre persone.
Siamo completamente concentrati su noi stessi, sui nostri obbiettivi, sulla nostra carriera, sulla persona di cui siamo innamorati. Non sappiamo il motivo per cui siamo su questa terra, eppure spendiamo tutte le nostre energie in un lavoro, siamo romantici e rincorriamo con dolore e passione l’amore… ma poi, una gratificazione nella nostra carriera, una telefonata positiva, per quanto tempo ci rende felici? Per un giorno? Per un mese, per una settimana? E poi ricomincia quel bisogno atavico di ricerca e desiderio. Ci identifichiamo con noi stessi, sempre il nostro io al centro, e ci stupiamo se siamo infelici, se ci sentiamo incompleti. Se riuscissimo a distogliere il nostro centro, se capissimo che siamo solo un insieme di piccole particelle che vagano in questo mondo in cerca di contatto. Mettere da parte l’io e cercare di essere nell’altro. Allora forse potremmo guardare alla vita in modo differente. Circa un mese fa sono stata ad un festival, incentrato sulla “libertà primordiale”, in cui, un simpatico signore padovano, Maui per gli amici, in un incontro aperto ha condiviso una sua esperienza: «Questa mattina sono uscito dalla stanza dell’albergo. Ho incontrato una persona sulle scale, ci siamo guardati intensamente negli occhi. Ci siamo abbracciati. Ho continuato a scendere le scale ed ho pensato… questo potrebbe succedere ogni giorno». Perché non lo possiamo far accadere ogni giorno? Quest’anno a Natale, invece che i soliti regali comperati a Babilonia, doniamo abbracci, carezze, emozioni! Nessuno si aspetta un abbraccio della durata di almeno 30 secondi… Ci avete mai provato? Io ho cominciato a farlo! Invece che salutare le persone con una stretta di mano o con un bacio sulla guancia, spiazziamo chi abbiamo davanti avvolgendolo in un caldo abbraccio in cui si trasmette empatia ed energia. Certo, non possiamo farlo con tutti, ma perché non cominciare con le persone a noi più vicine e vedere la loro reazione, per poi espandere questo abbraccio a tutto ciò che ci circonda?

In questo Natale come regalo donerò abbracci e sorrisi,
un regalo inusuale, ma che potrebbe davvero fare la
differenza per ridare un’anima al Natale!!!

Giada Zandonà