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Ascoltare ed Ascoltarsi D’arborea Vita Viventi

Ascoltare ed Ascoltarsi
D’arborea Vita Viventi

“Vi è una crepa nella parola crepa,
uno strappo dove ogni parola tace,
dove ogni tacere crea, è ciò che nel dire èalito
non di suono, è dove in ogni parola
ci ascoltiamo rivelati”

Lo senti il rumore cadenzato della Primavera che ci avvolge? Il bosco ci parla, come un unico grande organismo, una colonia, formata da alberi, arbusti, fiori, erbacce, insetti, uccelli, quadrupedi, batteri, feromoni, funghi, microorganismi… ed ognuno contribuisce al mantenimento ed al benessere di questa grande “colonia boschiva”. Tutto è in perfetto equilibrio, gli alberi più antichi aiutano tramite il sistema radicale i più giovani, c’è chi si occupa dell’humus del sottobosco e chi della riproduzione. Chi fornisce il materiale per nidi e tane e chi diffonde i semi. Ed arrivano il sole e la pioggia a far crescere e prosperare l’organismo “bosco”. Impossibile non pensare alle armoniche parole di D’Annunzio che ci esorta a tacere ed ascoltare, “immersi noi siam nello spirito silvestre, d’arborea vita viventi”.
Quando ci avviciniamo ad un bosco, ad un giardino, ad un campo, ad un vegro, dovremmo cominciare a sentirli come dei macro-organismi che agiscono per il bene di tutti. Ogni essere vivente che li popola è essenziale per la sua sopravvivenza ed il suo mantenimento… e noi esseri umani dovremmo aiutare la preservazione di questi complessi organismi. Invece, da quando la nostra vita si è discostata dalla natura, sembra che una forza invisibile ma terrificante, si sia impadronita di noi e ci abbia tappato occhi ed orecchie… privandoci della capacità di comprendere l’unità e la cooperazione della Natura.

Ph Indrit Nuredini

Questa nostra mancanza ci porta a compiere scelte azzardate, molte delle quali si stanno consumando nei Colli Euganei. Come si può pensare di preservare e curare un “grande organismo”, cioè il Parco del Colli Euganei senza un organo di controllo efficiente? Che non si occupi solo della parte burocratica, ma che abbia le capacità di creare e diffondere una “cultura della natura”. Certo, ci sono moltissime buone pratiche messe in campo da efficienti operai e tecnici… vanificate però dalle questioni spinose che riempiono i giornali. Non ultima la questione dei cinghiali, un problema che da anni assilla il Parco ed i suoi abitanti, che però non è mai stato affrontato con una strategia efficiente, con studi europei, con buona volontà. La scusa è che mancano i fondi… io però non credo davvero sia così. Purtroppo. Ciò che mi ha colpito, ma non stupito, è che di oltre 100 cacciatori, solo 30 abbiano residenza all’interno dei 15 comuni del Parco. Ed ora, avremo davanti nove mesi in cui ogni giorno, dall’alba al tramonto, potranno girare indisturbati per i nostri sentieri i selecontrollori dei cinghiali… ovviamente con piena libertà e nessuna supervisione da parte degli enti, come recita il regolamento: “potranno organizzare in autonomia le uscite, senza la presenza del personale istituzionale”. Mi chiedo come questa “libertà” data ai cacciatori possa giovare al Parco… e alla Natura del Parco. Soprattutto quando sono persone che non vivono in questo territorio. Già ci prendiamo poco cura delle cose che abbiamo vicino…figuriamoci quando si va a casa di altri, senza alcun controllo!!!

Ph Indrit Nuredini
Se desideriamo che le decisioni siano prese nell’interesse della comunità, dovremmo introdurre e mantenere dei meccanismi di controllo esterni ed uno studio che ne monitori benefici o svantaggi. Ma mi pare che sia gli enti che i più siano colti da un’akrasia preponderante. Immersi in un’incapacità di agire ed indignarsi, continuando a rimandare o a delegare ad altri. Ed allora, quando tra i meravigliosi suoni della natura tra i sentieri del Monte Cinto odo un “branco” di moto da enduro arrivare, non resto immobile. Fermo il gruppo e cerco di spiegare. Quando mi annunciano che avrò oltre 100 cacciatori a “spasso” nel Parco, mi pongo delle domande. Nel momento in cui un comitato di persone ferma un centro commerciale, ho la certezza che c’è ancora chi ha a cuore la nostra terra. E quando parli del Venda e qualcuno esorta una manifestazione per riprenderci la cima, allora si, comprendo che c’è ancora forza di volontà. Dobbiamo ricominciare ad ascoltarci ed ascoltare, soprattutto in questo momento in cui la Natura comunica con noi attraverso colori, profumi e suoni. Coglieremo parallelismi tra i moti della nostra anima ed i volteggi delle farfalle tra i fiori, tra il rabbuiarsi ed il sorridere dei nostri amici e le fronde degli alberi, tracceremo dei percorsi tra le nostre difficoltà e quelle del “popolo” del bosco, la fatica di un seme nel suo germogliare… come il nostro sforzo davanti alle difficoltà della vita. Se impariamo ad ascoltare ciò che ci circonda, coglieremo il filo sottile che ci lega ad ogni essere vivente, al respiro dell’universo. E se respiriamo all’unisono, potremmo udire un unico respiro, diventeremo un unico respiro… e forse, ma solo forse, non ci sarà più distinzione tra noi e l’ambiente, ed ameremmo ogni cosa che ci circonda come se fosse parte intrinseca di noi.

Giada Zandonà