Boschi Perduti

Boschi Perduti

Boschi Perduti

Nel corso dei secoli, con alcuni picchi straordinari tra Ottocento e Novecento, l’approvvigionamento di legname nell’area collinare euganea era diffusissimo. Gli abitanti lo utilizzavano per i propri bisogni, mentre alternandosi, proprietari terrieri e stato italiano, hanno sfruttato fino al midollo l’apparato boschivo del territorio. Oltre al danno paesaggistico, l’aspetto che fa maggiormente preoccupare e attrae l’attenzione pubblica è l’aspetto idrogeologico. Nel 1882, poi nel 1905 e nel 1907 si sono verificate delle terribili alluvioni, ed il disboscamento viene indicato come principale responsabile. Il 24 settembre 1892, racconta un quotidiano veneto che: un disastro colpiva Galzignano, dove per un vero diluvio l’humus dei colli fu portato via, divelte le case […] da quali motivi fu reso possibile in tanta vasta misura? Questo e altri disastri simili avvennero perché man mano si disboscarono abusivamente terreni dapprima vincolati in pendio di monte per deficenze di sorveglianza”. Quindi per rimediare al danno occorre rimboschire immediatamente il territorio. Ma con l’avvento della Grande Guerra ogni buon proposito andò perduto, ed anzi andò peggiorando la situazione quando presero d’assalto gli alberi secolari del parco del Catajo. Nelle descrizione dell’epoca i pendii appaiono poveri e desolati e il loro verde stanco e denutrito. Sul finire del 1923 viene approvata una legge forestale n. 3267 che prevede il vincolo idrogeologico esteso a tutta l’area collinare. Si auspica la formazione di Consorzi per il rimboschimento, che nascerà solamente nel 1940. Grande importanza assume la Festa degli alberi, portando moltissimi alunni delle scuole, anche del padovano, a piantare nuovi alberi nei Colli. Nel 1933 e nel 1934 si interrano centinaia di pini sul monte Sirottolo, nel 1935 si rimboschisce Praglia, e nel 1937 Monteortone, realizzando il Boschetto dell’Impero, nel 1939 si piantano 500 conifere nel monte Rua e tra il 1940 ed il 41 è la volta di Torreglia. A seguito di questi interventi si ripresentano però le conseguenze della Seconda Guerra Mondiale che mostrano nuovamente un territorio aggredito nella sua parte verde. Si arriva persino a commercializzare le ceppaie e nell’inverno del 1946, con una specie di spedizione di massa, tutti gli uomini di Arquà danno l’assalto al bosco sotto il Ventolone, difeso con le armi dai mezzadri. Dopo questo fatto, si punta subito a ricostituire il Consorzio per il rimboschimento, che arriverà nel 1952. Al giorno d’oggi il territorio appare pesantemente provato dai nuovi complessi edilizi e soprattutto dalla mancanza di un piano regolatore adeguato. Pochi anni fa sono stai pianti numerosi alberi nella “Cava delle More” sita nel Montericco, per soccorrere la zona pesantemente provata dall’estrazione delle pietra, ed è notizia di questi giorni che gli stessi sono stati abbattuti per far spazio ad un colosso edilizio in cemento armato.

GIANNI SANDON, La tutela e la valorizzazione: storia e problemi, FRANCESCO SELMIN (a cura di), I Colli Euganei, Verona, Cierre Edizioni, 2005, pp. 386-415.