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Le Tre Fondazioni dell’Eremo Camaldolese del Monte Rua

Eremo Monte Rua

Le Tre Fondazioni
dell’Eremo Camaldolese
del Monte Rua

In quasi 700 anni l’Eremo di Monte Rua, ha vissuto tre fondazioni e due soppressioni di cui una spontanea e una forzata. Questi cambiamenti hanno contribuito al fascino di questo luogo unico, intriso di cultura e misticismo.

Il toponimo Rua anche se nella lingua veneta ricorda il termine “ruota” con ogni probabilità si deve far risalire alla parola “ruah” che in ebraico significa “spirito”. In epoca preromana il colle, dedicato alla dea madre Rea, vide fra i suoi primi abitanti gli Euganei, popolazione indoeuropea giunta in quest’area via terra da est e poi soppiantata dal popolo pelagico, venuto dal mare, dei Veneti. In epoca romana si hanno notizie di un tempio, sul Monte Rua (m. 423), consacrato a Diana o forse a Venere e di un altro luogo di culto dedicato alle Ninfe, divinità queste ultime per le quali sono sacre le acque.

1904-eremo-di-monte-rua-e-pineta

Ragione per cui taluni fanno dipendere l’etimo Rua dal verbo greco “reo”, scorro, in relazione ai corsi d’acqua, un tempo più numerosi, che scendono dal monte. L’origine dell’Eremo risale al 1334 quando gli abitanti di Torreglia (Torreggia o Turricla) donano ad un certo Antonio (eremita) un terreno di tre campi intorno all’Oratorio di Maria Annunciata già edificato sulla sommità del Monte Rua. Nel 1339 padre Bonaventura Boldù, monaco camaldolese di San Mattia di Murano, chiede al vescovo di Padova Ildebrando di ampliare l’Oratorio e fondare un cenobio alle dipendenze di quello di Murano. La richiesta viene accolta a patto che ogni anno siano date alla Curia di Padova una libbra d’incenso e due pernici.

1890-08-02- Monte Rua dopo il ciclone

Dopo circa un secolo però i monaci abbandonano il sito che ben presto andrà in rovinaNel 1537 assistiamo ad una seconda fondazione con il placet di papa Paolo III che confermò l’istituzione di un nuovo Eremo retto da padre Girolamo Suessano, frate di Monte Corona. Determinante in tal senso si rivelò il ruolo di molte personalità dell’epoca. Baldassarre Moro, patrizio veneziano, spedì sul colle un oratorio di legno presso il quale sorsero le prime celle. Jacopo Piragrasso finanziò l’ampliamento della stradina dalla vetta alla pianura. Galeazzo Bigolino di Padova spedì materiali per la costruzione della chiesa in pietra.

1900-circa-monte-rua-con-eremo

Altri finanziatori furono i veneziani Cornaro, Contarini e Priuli, la famiglia Candi di Padova, Ludovico Zabarella arciprete della Cattedrale padovana e Federico Cornaro vescovo di Padova. In breve tempo furono quindi edificate la chiesa e ventidue celle in muratura ognuna munita di orto autonomo. 1904 – Eremo di Monte Rua e pineta 1909 – Padri Eremo di Monte Rua e pineta La chiesa della SS. Annunciata venne consacrata il 23 marzo 1549. Nel frattempo i monaci piantarono cipressi, pini, ginepri, castagni, ulivi e frutteti dando vita, insieme all’erbario, ad un magnifico giardino presso il quale soggiornò lo stesso Gregorio XVI quando era ancora monaco camaldolese.

1915-circa-una-cella dell'Eremo del Monte Rua

Nel 1741 l’Eremo visse una terribile disgrazia. I padri decisero di svuotare la cisterna adiacente alla chiesa per reintonacarla. Fu acceso un fuoco all’interno per asciugare la vasca e fu poi mandato dentro un giovane muratore con delle fascine per rinnovare le fiamme. Non vedendolo ritornare un secondo muratore scese all’interno. Al mancato ritorno di questi entrò una terza persona. Alla fine furono tre gli uomini soffocati dal fumo. La vita dei padri trascorre serena per oltre due secoli dalla seconda fondazione fino a quando nel 1810 in ottemperanza alla normativa napoleonica l’Eremo viene, per dirla con le parole di Andrea Gloria, “vandalicamente soppresso” e privato di opere d’arte, quadri e biblioteca. Anche alcune celle andarono distrutte. In realtà un’opera di pregio fu sottratta alle “requisizioni” napoleoniche: l’altare della chiesa scolpito da Francesco Rizzi (Padova ? 1729 -1795). Lo scultore era noto nell’area euganea e a Torreglia non solo come allievo di Francesco Bonazza (Venezia 1695 – 1770) ma anche per la statua della “Madonna con bambino” acquistata e donata dal sommo linguista-latinista Jacopo Facciolati (Torreglia 1682 – Padova 1769) ai suoi compaesani e in seguito collocata in un capitello, oggi andato perduto, progettato da Benedetto Fiandrini (1755 – 1827), architetto, autore del chiostro di San Vitale a Ravenna, Vicario parrocchiale di Praglia (Pd) e membro della Soprintendenza per i Beni Artistici. L’opera del Rizzi fu dunque trasferita divenendo l’altare maggiore della chiesa di S. Maria Assunta di Arquà Petrarca. Poi come talora succede non fece più ritorno alla sua sede originaria.

1920-circa-Chiesa-ss-Annunciata

Tornando alle vicende storiche, le proprietà fondiarie dell’Eremo, una volta espropriate e demanializzate (ricondotte alla disciplina giuridica della proprietà pubblica), furono concesse ai fittavoli. Infine nel 1850 l’Austria decise di alienare l’intera struttura, con i boschi e le proprietà fondiarie rimaste, per una somma di 12 mila svanzjche. Quando ormai tutto sembrava perduto nel 1863 assistiamo ad una terza fondazione. In quell’anno infatti un sacerdote bolognese, don Giuseppe Neri, in seguito padre camaldolese, acquistò l’Eremo dal privato proprietario, tal Faccaroni, grazie all’apporto economico di benefattori tra i quali si distinsero Silvestro Camerini di Padova e Marianna di Savoia, moglie di Ferdinando II. I padri camaldolesi fecero quindi ritorno al Monte Rua il giorno dell’Immacolata del 1863. In seguito il Demanio italiano intentò una causa per riacquisire l’Eremo come bene pubblico (secondo la precedente normativa napoleonica) indebitamente ceduto durante l’occupazione austriaca. La causa si concluse nel 1879: le ragioni addotte dal Demanio fortunatamente non incontrano i favori dei giudici e l’Eremo si confermò in via definitiva di proprietà camaldolese, principalmente per merito di quel don Giuseppe Neri, poi padre Emiliano, a cui di deve anche la piantumazione, un decennio prima, del bosco di conifere che ancor oggi conferisce solennità al luogo. E due sono gli eventi significativi che interessarono proprio il bosco di pini dell’Eremo.

1915-Eremo Monte Rua

Il 2 agosto 1890 un ciclone investì il Monte Ruaì abbattendo moltissimi degli alberi piantati nel 1863/1864. Trascorreranno molti anni per il progressivo rimboschimento. Il 29 novembre 1915 il Parroco di Torreglia, don Arcangelo Simonato, impegnato nella costruzione della nuova Parrocchiale di Torreglia Bassa, nella cronistoria della Parrocchia scrisse: «Essendoci offerta l’occasione d’acquistare degli abeti di Rua buoni per il coperto […] fu concluso l’affare […] per l’importo totale di £ 6.000,00 di tutto il taglio eseguito. Affare per la Chiesa che può avere il legname per il coperto ed anche un guadagno». In sostanza la testimonianza diretta del Parroco conferma quanto già noto ovvero che il legname per il tetto della chiesa fu ricavato, a prezzo di favore pagato dai benefattori, dalla pineta dell’Eremo del Rua. In quasi 700 anni l’Eremo di Monte Rua ha vissuto tre fondazioni e due soppressioni di cui una spontanea e una forzata. Rimane comunque intatto il fascino di questo luogo unico, per misticismo e cultura, nel panorama non soltanto euganeo ma nazionale.

Info:
Padri del Monte Rua
Via Monte Rua, 8 – Torreglia (PD)

Breve visita alla chiesa e di una cella (solo uomini): giovedì e domenica dalle ore 14.30 alle 16.30 (ora solare) ore 15.30 – 17.30 (ora legale).Possono assistere alla Santa Messa solo gli uomini: domenica ore 7.45 (ora solare), ore 8,45 (ora legale).

Per motivi di clausura monastica non è consentito l’ingresso alle donne

Gionata Ceretta