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Verdi Passioni, Orchidee l’Impollinazione e le Farfalle

Angraecum Sesquipedale, Orchidea di Darwin

Verdi Passioni,
Orchidee l’Impollinazione e le Farfalle

Fra le meraviglie che la Natura ci dona, ci sono fiori che risaltano in maniera particolare, sia per la loro forma, per i loro colori, per i tenui aromi che emanano e molto spesso per la loro rarità, sono le Orchidee Spontanee, per le quali, è risaputo, io provo un sentimento particolare, un amore speciale incondizionato. Tanti anni fa, più m’inoltravo nella loro ricerca, più m’innamoravo di loro e, per studiarle più a fondo mi sono attrezzato con testi specialistici e mi sono iscritto a GIROS, l’associazione che s’interessa dello studio delle Orchidee Spontanee a livello nazionale. Mi sono spostato in molti luoghi d’Italia per incontrarle, per conoscerle, per scoprirle: nel Gargano, poi in Sardegna, in Sicilia, in Romagna, sulle Dolomiti e in altri luoghi e vi posso dire che questa brama di ricerca, di scoperta ce l’ho ancora dentro… anche se sento le mie energie lentamente scemare.
Ma in queste righe vi voglio parlare dei miei incontri con le Orchidee Spontanee dei Colli Euganei, vi farò conoscere alcune specie molto particolari da me incontrate e le “stazioni” nelle quali si presentano. Dopo oltre trent’anni che cammino alla ricerca questi magici fiori, in seno alle “Nostre Alture”, ne ho incontrate una trentina di specie, più le cercavo e più cresceva in me il desiderio di scoperta. Ora posso dire che conosco il luogo esatto dove fioriscono ed è mio vanto accompagnare gli amici appassionati di queste gemme che la natura ci dona, fin dove si trovano per poterle fotografare assieme.
Quando si parla di orchidee, la prima immagine che viene alla mente è il classico fiore tenuto in serre tropicali, senza sapere però che alle nostre latitudini si possono incontrare decine di specie delle oltre 25.000 specie presenti in natura. In Italia possiamo contare circa 200 specie e nei Colli Euganei troviamo circa 30 orchidee tipiche del territorio.
Le orchidee possono essere terrestri (con radici nel terreno), epifite (vivono sui tronchi degli alberi), saprofite (si nutrono di materia in decomposizione e non hanno clorofilla) e rampicanti (con fusti simili a liane). Le orchidee europee affondano le radici nel terreno, con apparati ipogei dai quali attingono le sostanze nutritive e sono quasi sempre piante erbacee perenni. Il loro rizoma ha una forma particolare: oltre all’apparato radicale tipico, ha due “tuberi” particolari a forma di testicolo, infatti Orchis in greco significa testicolo.

Apparato Radicale di Orchis

Il tubero vecchio serve per la nutrizione della pianta nel presente, quello giovane per l’anno futuro. Esse hanno la caratteristica di spostarsi, perché l’apparato radicale si sposta nel terreno verso dove si riproducono i nuovi tuberi (riproduzione agamica). La riproduzione può essere  sessuata e a questo compito ci pensano gli insetti che vengono attratti con numerosi stratagemmi, oppure asessuata attraverso l’autoimpollinazione. La forma particolare del fiore di alcune specie compie una dura selezione tra gli insetti impollinatori, consentendo solo a quelli che garantiranno l’impollinazione e la riproduzione di arrivare al succoso nettare.
L’Anacamptis pyramidalis è un’orchidea del genere Orchis molto diffusa, con uno sperone molto lungo e stretto, di forma tubolare, incurvato e rivolto verso il basso, che solo pochissimi insetti possono raggiungere.
Il fiore è organizzato per favorire l’impollinazione da parte dei Lepidotteri, con labello provvisto di due lamelle petaloidi con la funzione di guidare gli insetti all’imbocco dello sperone.
La farfalla introduce la spiritromba nello sperone filiforme spingendosi con il capo all’interno del fiore per suggere il nettare. Il polline della pyramidalis si fissa al corpo del lepidottero in posizione eretta, dopo un poco (il tempo impiegato dalla farfalla per passare da una pianta all’altra) le caudicole che sorreggono il polline si seccano e lo portano nella posizione perfetta per compiere l’impollinazione in una nuova orchidea.

Anacamptis Piramidalis

Ora mi sento in dovere di segnalare una cosa importante: da circa 20 anni, come è risaputo imperversano nella zona euganea i cinghiali, che oltre a distruggere le coltivazioni di vigneti, frutteti e ortaggi vari e provocare a volte incidenti stradali, stanno facendo sparire letteralmente alcune specie di orchidee spontanee. Per darvi un esempio: sul Monte Croce, Spinefrasse e Ceva sono scomparse Anacamptis morio, l’orchidea più diffusa nei nostri Colli, impiega circa 4 anni dalla germinazione del seme allo spuntare delle prime foglie,l’Anacamptis Papilionacea e la Serapias vomeracea, che un tempo fiorivano copiose in primavera.

Anacamptis-Morio

Sì perché i cinghiali sono ghiotti dell’apparato radicale delle orchidee, perciò, scavano, si pappano la radice e lasciano lo stelo, spesso col fiore ad appassire, un vero sterminio. Un’altra specie molto apprezzata, come stuzzichino dai cinghiali è l’Orchis purpurea, ho visto intere stazioni formate da centinaia di esemplari completamente divelte. Penso che sarebbe ora di porre finalmente fine a tutto ciò, ma se non si è risolto il problema dopo vent’anni, forse non c’è interesse a farlo. L’interesse però ve lo presento io: la difesa della biodiversità è essenziale per la salvaguardia del nostro pianeta, le autorità governanti che non si impegnano a proteggerla, porteranno il Pianeta Terra alla sua totale rovina.

Anacamptis-Papilionacea

L’orchidea di Darwin

L’Angraecum sesquipedale è un’orchidea endemica del Madagascar scoperta nel 1822. Il suo nome significa “di sei piedi” per sottolineare la sua particolare grandezza. È chiamata “orchidea di Darwin” perché affascinò il celebre naturalista durante gli studi sulla riproduzione delle orchidee (attorno al 1870). Osservando i suoi fiori, dotati di un lunghissimo sperone, privi di colore e profumo, non riusciva a spiegarsi come poteva riprodursi. Ipotizzò l’esistenza di una farfalla dotata di una lunghissima spirotromba capace di arrivare al nettare presente in fondo al lungo sperone, così da impollinare il fiore: «sotto il labello pende dal basso un nettario verde di straordinaria lunghezza […] mi domando a quale scopo possa servire un nettario di una lunghezza tanto sproporzionata. Restiamo stupiti che un insetto possa essere capace di raggiungere questo nettare».

Angraecum-Sesquipedale Orchidea di Darwin

Solo nel 1903 (30 anni dopo la morte di Darwin) alcuni entomologi individuarono il lepidottero sfingide impollinatore di questa orchidea. La falena fu chiamata Xanthopan morganii praedicta (l’epiteto praedicta era un riconoscimento alla “predizione” di Darwin). Questa falena è dotata di una spirotromba lunga oltre 30 cm, capace di arrivare al nettare della Angraecum s. Ogni specie di orchidea del Madagascar viene impollinata da un determinato insetto con la spirotromba lunga quanto lo sperone del fiore, questo fa si che un insetto possa impollinare esclusivamente solo una determinata specie. Questa stretta dipendenza però nasconde un pericolo: la sopravvivenza della falena e dell’orchidea sono strettamente collegate.

Falena Xanthopan Morganii

Se scompare la Xanthopan m., la Angraecum s. non può più riprodursi e, se scompare l’orchidea la farfalla non può nutrirsi. La deforestazione del Madagascar e l’estirpazione dell’orchidea per fini commerciali stanno condannando all’estinzione la nostra falena, che non ha la fortuna di essere apprezzata quanto l’Angraecum s.

Lettura consigliata:

Paolo Paolucci e Stefano Caldogno: Le orchidee spontanee dei Colli Euganei, Arquà Petrarca, 1994.

 

Gastone Cusin