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Villa Casa Museo

Bassi Rathgeb Ph Andrea Troian - Colli Euganeo

Villa Casa Museo

Dalla zona pedonale di Abano Terme procediamo per Viale Mazzini, una lunga via scandita da alberi secolari la cui ombra ci accompagna fino all’ingresso di Villa Bassi Rathgeb già Secco Dondi Orologio ex Zasio, un caso piuttosto tipico di villa tardo cinquecentesca. La sua storia comincia infatti in un periodo compreso tra il 1566 e il 1576, quando il medico veneziano Giovanni Antonio Secco acquistò i terreni sui quali sorgeva una “domuncula de muro, cuppis cohoperta”, arrivando a costruire una casa più grande e signorile votata alla villeggiatura e all’ospitalità. Nella seconda metà del Settecento, quando morì l’ultimo esponente della famiglia Secco, le proprietà passarono ai Dondi dall’Orologio: la “Ca’ Secco” diventò a tutti gli effetti “Ca’ Orologio”. Ogni proprietario lasciò il suo segno nell’edificazione della villa: a seconda degli usi e dei gusti subisce cambiamenti alla struttura architettonica, alle decorazioni interne, agli affreschi della Loggia.
Dopo le ultime ristrutturazioni e modifiche da parte della famiglia Zasio, il Comune di Abano Terme la acquistò nel 1979 per adattarla a sede della Biblioteca civica e della Pinacoteca comunale: la prospettiva di un vero centro culturale pulsante. Solo dal 1995 l’Amministrazione inizia la progettazione e l’esecuzione di opere di restauro, accompagnate da cambiamenti della destinazione d’uso della villa, che porteranno a ciò che oggi è possibile vedere e visitare.

Bassi Rathgeb Ph Andrea Troian - Colli Euganeo

Pur non essendo stata dipinta da artisti di chiara fama, le decorazioni e gli affreschi interni della Villa riprendono gli stilemi tipici della decorazione delle ville venete: personaggi della mitologia greca, scene di caccia al leopardo e all’orso, festoni di fiori e frutta, servitori che si affacciano da porte e musicisti dal loggiato. Gli affreschi che si sviluppano sulle pareti delle stanze del piano nobile sono oggi visibili grazie alla poderosa opera di restauro del 1995, illustrata nel libro Il “Palazzo dominicale in Abbano” tra terme e campagna (2007).
Una recente ipotesi pone sul termine post quem 1598 la datazione dell’apparato decorativo, rilevata grazie al confronto tra alcuni degli affreschi e le stampe eseguite da Raffaello Schiaminossi e Antonio Tempesta, artisti provenienti dall’Italia centrale. Stampe e riproduzioni delle loro opere, unite in agili raccolte circolanti in tutto il Paese, sembrano essere giunte tra le mani delle maestranze di Villa Bassi, episodio molto comune soprattutto tra le maestranze minori che le utilizzavano proprio come modelli iconografici di riferimento 1. Quando il Comune di Abano Terme acquistò la Villa, venne intitolata a Roberto Bassi Rathgeb, studioso d’arte bergamasco che donò al comune termale la sua raccolta di quadri e di oggetti d’antiquariato, collezione che sarà la base del nuovo Museo Civico, la cui apertura è prevista per settembre 20182. Una villa storica, una nuova destinazione d’uso, una progettualità in corso d’opera: quella commistione di elementi che rappresentano per noi un argomento di indagine attuale e importante; la città termale aponense, da sempre votata al turismo, si dovrà dimostrare accogliente a questa nuova sfida.
La nostra attenzione ci porta a interrogare l’Assessore alla Cultura di Abano Terme Cristina Pollazzi, di cui riportiamo di seguito un estratto dell’intervista. Con il termine rigenerazione urbana intendiamo un ampio insieme di pratiche che incidono sulla struttura fisica del territorio e sulle strutture sociali e culturali di una comunità.

Bassi Rathgeb Ph Andrea Troian - Colli Euganeo

In questo contesto come si collocano Villa Bassi e il futuro Museo Civico? Quale tipo di Museo si prospetta?

Il futuro Museo civico dovrà prioritariamente esprimere la funzione di tutela e comunicazione attiva del patrimonio conservato in rapporto alle caratteristiche socio-culturali-economiche del territorio aponense. È palese che ciò sarà reso possibile solo attraverso il coinvolgimento inter istituzionale tra l’Amministrazione comunale e i soggetti economici e produttivi pubblici e privati agenti sul territorio. Infatti, il nostro Museo non può essere concepito come un contenitore inerte di opere, ma come soggetto partecipativo: il suo ruolo sociale giustificherà la sua esistenza. L’idea è quella di un museo “vicino alla strada”, mutevole, dinamico, in costante rilettura del suo contenuto. Chiedete il perché di un Museo civico in questo spazio. Tutti sappiamo come la “villa” sia espressione della cultura veneta: fin dalla metà del ‘400 ha avuto funzione di collante territoriale tra città e campagna ed ha imposto il gusto del Bello e dell’Ospitalità. Da qui, in ideale continuità storica, la villa ospitale, in un centro turistico, diventa Casa Museo. La successione dei fatti, che in epoca recente hanno coinvolto la villa Bassi Rathgeb, testimonia questa continuità di scelta.

Quale tipo di rapporto intende instaurare il Museo civico rispetto alla comunità e ai cittadini? Quali sono le linee guida principali che intende adottare e che caratterizzeranno l’atteggiamento del Museo?

Nel 1776 Giovanni Dondi dell’Orologio volle collegare la sua villa ai “bagni” e al Montirone con uno stradone: l’attuale via Mazzini. Questo importante intervento urbanistico individuò e sottolineò il tripolarismo della nostra città: un’area residenziale e religiosa (S. Lorenzo), un’area termale (Terme) e un’area culturale (la villa). In sostanza, forse paradossalmente, l’intervento urbanistico e di restauro dei nostri giorni riprende il Progetto di Dondi in chiave moderna, creando in questa zona un’area di cultura e sport di cui la villa è l’apice. Infatti, qui si sono voluti l’Istituto Alberti, l’Istituto Pietro d’Abano (di cui il progetto non è mai stato compiutamente realizzato) e il centro ippico. La via Mazzini torna ad avere il suo significato iniziale di trait d’union tra il centro culturale e il centro turistico-termale. Dal punto di vista organizzativo-imprenditoriale un centro di cultura in una grande stazione turistica ha le potenzialità per poter offrire una vasta gamma di proposte artistico-museale ed una adattabilità maggiore alle esigenze dei visitatori e dei portatori d’interesse. Questi elementi possono divenire polo di attrazione magnetica sia per i turisti sia per i residenti come testimoniano esperienze simili nel territorio Veneto. Logicamente ogni azione organizzativa dovrà rispondere alle esigenze del target di riferimento: orari di visita adattati alla giornata tipo del turista termale, eventi particolari in alta stagione, spiegazioni nelle lingue straniere di provenienza dei turisti, e così via. Nel contempo, soprattutto in periodo di media e bassa stagione si potranno prefigurare attività culturali più calzanti al target dei residenti. Finalmente dopo tanti anni di attesa, la bella villa di tradizione veneta restaurata sarà il contenitore di una preziosa Collezione, in un dinamico legame tra passato e futuro.
Le affermazioni dell’Assessore rispondono a una visione in linea alle aspettative di una comunità fatta di soggetti che operano e partecipano alla sua (ri)crescita, come per esempio il dialogo con il turismo e i vari operatori economici. Crediamo che sia ugualmente fondamentale, soprattutto per il contesto storico e culturale in cui la Città di Abano Terme ha vissuto in questi anni, che il nuovo Museo Civico venga concepito e vissuto dalla comunità di cittadini come luogo deputato allo scambio di esperienze e conoscenze. Il Museo Civico dovrà essere promotore di un’idea di cultura rinnovata, democratica e inclusiva. Dovrà definire il proprio ruolo nella città, il suo aspetto e le sue relazioni con gli abitanti e i visitatori per “portare fuori” e alla luce il suo contenuto e porlo in dialogo con il contesto in cui vive. Così la futura Casa Museo, già Villa Bassi Rathgeb, acquista una nuova funzione, in cui contemporaneità e storia si intrecciano.*

 Andrea Troian - Colli Euganeo

Progetto Artistico Bolle

Andrea Troian è il fotografo padovano che per questo numero ci accompagna nell’indagine di uno spazio e degli oggetti che lo stanno abitando.
La collezione Bassi Rathgeb è conservata all’ultimo piano della villa: aspetta, in attesa, di essere rivelata. Abbiamo chiesto ad Andrea di raccontarcela in anteprima con il progetto fotografico Bolle, il cui titolo richiama lo stato di “passaggio”, un’atmosfera protetta che avvolge gli oggetti e li porta agli occhi del visitatore.
Gli oggetti e gli spazi nel corso dei secoli hanno vissuto una lunga storia, che, tra poco, potrà essere raccontata. Preziosi dettagli, particolari sfuggenti, silhouette di statue velate, teli trasparenti che celano la futura collezione del Museo. I soggetti che riprendi, seppur fermi e immobili, con i tuoi scatti ci stanno raccontando una condizione. L’idea che ci fosse da tempo una collezione “nascosta” agli occhi del pubblico, ma in fase di restauro proprio per essere riportata alla luce, mi ha subito affascinato. Alcune opere si celano ancora sotto veli semitrasparenti, altre escono timidamente da imballi bubblewrap e di gommapiuma, altre ancora sono solo in attesa di essere esposte. Il rapporto tra questi materiali e l’opera che proteggono è uno dei punti su cui mi sono soffermato nella ricerca dei soggetti di queste fotografie: il loro scopo non è quello di riprodurre fedelmente l’opera e il suo contenuto artistico, bensì quello di servire come punto di contatto tra lo stato attuale delle cose e quello che poi diverrà una volta terminato il restauro e l’allestimento degli ambienti espositivi.
La fotografia, per definizione, riproduce la realtà attraverso la luce. Il progetto Bolle conta 14 fotografie, ognuna delle quali rivela un aspetto dell’ambiente che hai potuto esplorare durante le sessioni di foto.

Bassi Rathgeb Ph Andrea Troian - Colli Euganeo
Attraverso quale delle diverse lenti con cui ti approcci alla realtà hai voluto svelarci la collezione?
La luce libera e porta in superficie come una ri-scoperta mobili, quadri e sculture. L’uso del bianco e nero in luogo del colore vuole accentuare ulteriormente il fatto di essere un momento “intermedio” e teso verso ad una visione più totale, quale può essere soltanto la fruizione in prima persona delle opere.
Gli scatti selezionati partono da una visione globale degli ambienti dov’è conservata la collezione per poi spostarsi sui dettagli delle superfici che coprono, proteggono o sorreggono i pezzi che ne fanno parte. Materiali di imballaggio che pur essendo stati essenziali mezzi di protezione, ora si fanno lentamente da parte per lasciare il posto alle opere oggetto dei restauri.

1 Per una panoramica completa delle vicende storico artistiche di Villa Bassi e per i confronti tra gli affreschi di Villa Bassi e le stampe si veda: S. Pedron, Villa Bassi Rathgeb ad Abano: una riconsiderazione e nuove proposte, relatore prof.ssa Alessandra Pattanaro, Università degli Studi di Padova, A.A. 2010-2011.
2 Ci spiega l’Assessore Pollazzi: “La Collezione è composta di circa 420 pezzi, tra cui oltre 120 dipinti e 70 disegni e acqueforti. Possiamo distinguere tre tipologie nella Collezione Bassi Rathgeb: mobilio oggettistica e armi, reperti archeologici, dipinti. Si è scelto di valorizzare gli affreschi del piano nobile esponendo il mobilio, l’oggettistica e gran parte delle armi, mentre I dipinti tro-veranno collocazione, per la maggior parte, al secondo piano nella cosiddetta “Quadreria” e saranno divisi per grandi tematiche: ritratti, paesaggi, nature morte”.

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